Psicosofie estive – 3. Il corpo del nous

studiodinudo_francis-bacon

Poiché osservo il mio corpo fare cose intelligenti, son portato, diciamo naturalmente, a considerare intelligenti le intuizioni di Anassagora sul nous, ovvero l’ipotesi ardita di un respiro razionale che insuffla tutte le cose («Anassagora potrebbe aver detto che la pianta ha il respiro… e dicevano che possiedono intelletto e intelligenza», così Aristotele); e quelle molto simili di Hegel, che vede ovunque ragione e ragioni, ed anche quando sembra prevalere il caso o (peggio) la ripetizione meccanica, beh, tracce di ragione ce n’è anche lì…
Anassagora ed Hegel hanno fatto il loro tempo (che, tanto per ripigliare la celebre metafora d’uno dei due, aderiva loro come pelle), e dunque si possono benissimo aggiornare quelle intelligenti intuizioni nella guisa seguente: non c’è cosa che accada che non abbia ragione di accadere, e se anche non si sa bene cosa quella ragione che le fa accadere sia, è bene rassegnarsi all’idea che sia così e non altrimenti, visto che il mio corpo (o quella cosa che quell’altra cosa dicente-pensante definisce tale, avendone talvolta orrore e provando inutilmente a distaccarsene) la sa lunga in proposito, ed anzi tende a dubitare parecchio che ci sia un qualche pneuma misterioso che lo muove, essendo egli, piuttosto, ciò che muove benissimo se stesso, con impeccabile efficienza e dirittura di scopi. Un corpo-nous, un tutt’uno che se la ride di tutte le scissioni.
Se poi qualcuno reputa poco intelligenti gli impazzimenti che fanno ammalare e/o morire il suddetto corpo-nous, beh: primo si chieda che cos’è “malattia” o “morte”, secondo si rivolga all’al di là – ovvero né al corpo né al nous.

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15 Risposte to “Psicosofie estive – 3. Il corpo del nous”

  1. carla Says:

    L’intelletto, o nous, o demiurgo, muove la comprensione dei primi principi, principio fondamentale per arrivare alla comprensione.

    ciao Mario, qui sul lago c’è bel fresco…

  2. md Says:

    ciao Carla, un caro saluto, e mandaci un alito lacustre…

  3. RobySan Says:

    “…non c’è cosa che accada che non abbia ragione di accadere…”

    lo sa pure il mio gommista (che non definirei filosofo, stanti alcune sue grossolanerie. Ma nemmeno io, del resto…). E pure io debbo credere che sia così. Diversamente dovrei cambiare mestiere (e non saprei però a quale altro indirizzarmi). Resta il fatto che noi crediamo che “la ragione c’è” perché non riusciamo a immaginare in alcun modo che qualcosa possa accadere senza una ragione (intesa come perché causale). E non aggiungo nulla sulla ragione finale, sarei totalmente fuori delle mie corde. Anche se la causa di un qualsiasi evento fosse fisicamente ben lontana, dall’evento stesso, noi penseremmo che “da qualche parte” debba essere. Se smettessimo di pensare così diverremmo matti. E qualcuno direbbe che, a quel punto, avremmo raggiunto la sapienza.
    In questa “impostazione”: i savi sono coloro che “pensano che le cose accadano da/per una ragione”, i pazzi sono coloro che pensano che le cose “accadano senza ragione” cioè, più sottilmente, “accadano o siano e la ragione sia del tutto indifferente alle cose poiché è una costruzione conseguente il modo di funzionare della mente la quale osserva le cose/eventi e s’inventa la ragione delle cose/eventi”. Tutta ‘sta roba, però, al gommista non l’ho detta.

  4. rozmilla Says:

    Ogni cosa che accade ha le sue ragioni: certo! verrebbe da dire a primo acchito.
    D’altra parte, anche un criminale o un assassino o un terrorista ha le sue “ragioni” …
    Ma anche un razzista o un fascista, o semplicemente uno stronzo o un maleducato …
    Quindi non sono più tanto certa che ogni “ragione” stia dalla parte della ragione, o se invece alcune non siano magari nient’altro che arcaici e lucertoleschi riflessi condizionati.

  5. md Says:

    Quel che a me interessava di più in questo momento erano le ragioni del corpo (che anche lo stronzo o fascista o psicopatico possiede, o in ultima analisi è). Le ragioni della psicopatologia o della criminologia (che, non a caso, cercano di essere ricondotte, come tutte, ad un logos, ad un discorso che possa inquadrarle per sopportarle/gestirle) sono sempre storicamente e socialmente prodotte, ma non hanno alcuna ragione cosmica: il cosmo, su questo punto, tace.
    La faccenda del gommista-filosofo mi intriga molto…

  6. RobySan Says:

    Un mio vecchio maestro, mi riferisco al mestiere (il mio è l’automazione), mi diceva: “la macchina ha SEMPRE ragione”. Questo fatto, sulle prime, mi faceva irritare oltremodo perché, ogni tanto, la macchina non faceva affatto le cose che io avrei voluto facesse. Ma aveva ragione di non farle (o di farle male). Per fargliele fare, e fare bene, occorreva che io facessi a mia volta qualcosa: ri-pensamento, ri-progettazione, ri-collaudo, ri-qualcosa-di-già-fatto-non-troppo-secondo-i-canoni-dell’arte ecc. allora la macchina si metteva a fare ciò che mi aspettavo e il maestro diceva: “vedi? tu fai giusto e lei subito funziona!”. In questo contesto, le “ragioni” non sono né buone né cattive. Sono l’insieme delle condizioni che sottostanno alla definizione di “corretto funzionamento” il quale è a sua volta definito in funzione (si scusi il gioco di parole) dello “scopo” da raggiungere (cioè da quel che la macchina deve fare). Non so se possiamo essere più “razionali” di così. Se definiamo noi lo “scopo”, riusciamo a essere razionali. Se non conosciamo lo scopo (o se lo ha definito una entità altra da noi e che si ostina a non volercelo esplicitare, oppure ce lo esplicita in un lingua che ci è oscura) ce la caviamo meno bene.

    Il criminale, l’assassino, il terrorista ecc. hanno delle “ragioni”, ne hanno molte: storiche, ambientali, psicologiche, culturali e chissà quante altre. Il giudizio su quelle ragioni ha a sua volta altre ragioni che raggruppiamo sotto il termine generale di “etica”. La quale non riesco a fondare: riesco solo a pensare che NON devo dare una martellata a un altro perché ho sperimentato, su di me, che una martellata fa un male cane.

  7. rozmilla Says:

    RobySan, concepire un essere umano come una macchina? Forse non hai tutti i torti, quasi ci siamo. Peccato non abbiano ancora inventato la scheda dei neuroni specchio, per cui quando mancano, mancano e non c’è riparazione possibile.
    Ho appena letto che, ad esempio, un fattore determinante la messa in atto di fatti criminali, sembra essere ampiamente collegato alla carenza o mancanza di neuroni specchio, il che provocherebbe l’assenza dell’ empatia e via e via a rotoloni. In certi ambienti viene chiamata anche indifferenza; o adorata, anche, come divina indifferenza.
    E guarda caso, un tizio proprio ieri ha parlato della “globalizzazione dell’indifferenza”.
    E in fondo, se ci pensiamo bene, trincerarsi nell’indifferenza evita di dover provare pietà, aver compassione, e quindi soffrire del dolore altrui. Va da sé che con questo espediente il proprio corpo-macchina è libero di fare tutto ciò che vuole, compreso perseguire cinicamente i propri esclusivi interessi. Qualcuno ha anche prospettato che questa sia la tendenza evoluzionistica dell’ultima ora. Una trasformazione antropologica che sembra essere rinforzata proprio dall’uso dei mezzi di comunicazione di massa, e della rete. Macchine al top e Umanità al punto zero.

    Md, non ho ben capito la faccenda del cosmo. Forse sono inguaribilmente romantica, o realista, ma faccio fatica a immaginare di vivere davvero in un cosmo, quanto piuttosto sono ancora del parere di vivere in società, o comunità, per quanto imperfetta. Perfettibile? Dipende.
    Ma vabbè, se proprio, prima di uscire di casa la prossima volta mi munirò di un oroscopo, come passepartout

  8. md Says:

    Beh rozmilla, avere compreso di vivere in società (e magari di poterla eventualmente cambiare), seppure frutto di un grande sforzo, è ormai cosa assodata, direi persino banale per certi aspetti – ciò non toglie che sia infinitamente grato a Marx, Rousseau e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per averci trasmesso con passione quell’antico rovello;
    quel che invece richiede ben altro sforzo di immaginazione è capire cosa diavolo siamo qui a fare… – e “qui” viaggia vorticosamente per centri concentrici.

  9. rozmilla Says:

    cerchi concentrici di parchi macchine?

  10. Andrea Says:

    scusa md, il mio commento non c’entra niente, ma ricorro al tuo blog per esprimere la mia indignazione sul fatto che in Egitto è stato commesso un golpe militare nei confronti del presidente democraticamente eletto, e la nostra informazione tutta – tg3 e repubblica compresi – continua a parlare di “destituzione” o tuttalpiù di “colpo di stato secondo i fratelli musulmani”. E non è solo solidarietà con gli egiziani. Non curarsi dei colpi alla democrazia inferti a due passi da noi è l’anticamera della cecità a casa nostra. Grazie dell’accoglienza. Mi piacerebbe una tua riflessione – se vuoi un post – sull’argomento.

  11. md Says:

    @Andrea
    Naturalmente tra i cerchi concentrici ad un certo punto ci sta anche l’Egitto; e ci sta anche che le cose vanno innanzitutto chiamate con il loro nome, e un colpo di stato è un colpo di stato, con quel che comporta l’insorgere di una dittatura militare.
    Detto questo, credo che il governo dei Fratelli musulmani fosse una schifezza (ma i Fratelli musulmani sono un blocco sociale dal quale non si può certo prescindere, tanto meno con i cannoni).
    Però non m’imbarco in un’analisi, specie a quest’ora di notte, per la quale del resto non ho sufficienti elementi.
    Di sicuro vedo parecchia pigrizia mentale in giro (e un bel po’ di malafede), e, tanto per dirla fuori dai denti, ai movimenti che nei decenni scorsi si sono battuti a fianco dei palestinesi o contro le infinite guerre del medio oriente (dei quali anch’io ho fatto parte con passione) non mi pare che freghi molto né della Siria né dell’Egitto, né di un bel po’ di altre cose.
    Anche la sensibilità internazionalista ha un andamento carsico.

  12. gi@cinto p. (@Giacint08) Says:

    EVENTUX essere dell’eVentO L’È ontologia L’essere ontologia del Dasein EVEnTUx dell’esserci in sé l’evento estatico è già LichtungEVENTUX dell’essere, che è Dasein dell’essere estasssi. È estatica dell’essere e dell’esserci che è nell’essere estaticità dell’essere ontologico si dà l’essere ontologico-dellEsserciEVENTUX estatica EVENTUX estatica dell’essere C’è estaSI estatica-ontologica del Dasein dell’essereDaSein ontologica dell’essereDasein’ontologia dell’essere Ontologia metaontologia dell’essereLà estatica Si è giàDasein dell’essere estaticaDasein. Ontologia del Dasein dell’essereEVENTUX crea creatricE della creatività del Dasein creatrice. L’è crea creatricE giacché l’essere creatrice“l’esserci” si dà crea ontolOgia crea L’È crea creatività ontologica DaseincreativitàDasein. L’è DaSein gettatezza gettatezza dà svela schema ontologico già ontologiaEVENTUX È già

  13. md Says:

    @giacinto eccetera:
    gettare tutta ‘sta roba… no?

  14. Ruth I. Hood Says:

    Nel pensiero religioso tradizionale è il corpo che imprigiona l’anima spirituale che si libera con la morte del corpo, eppure spesso può accadere il contrario, può succedere che il corpo diventi prigioniero dell’anima. Quando e perché? Avete mai avuto esperienza di questo stato?

  15. RobySan Says:

    Caldo, eh?!?

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