Aforisma 74

L’intero dispositivo onto-teo-logico si fonda sulla volontà di esorcizzare la morte. Logicizzarla, darle un senso. Ma proprio tale discorso, autofondandosi, non può escludere l’altra possibilità: l’insensatezza, l’illogicità.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

6 pensieri riguardo “Aforisma 74”

  1. Da giovane temevo il pensiero della morte. Un “compagno intellettuale”, teso a portarmi sulla retta via, mi disse: “è questione di razionalizzare il procedere del tuo pensare”. Orcocane, mi son detto, e dopo aver razionalizzato che è: non si muore più?

  2. ha letto la critica alla sua critica a Severino del signor Fiaschi? secondo il difensore dell’ontologo e l’ontologo medesimo il dispositivo che cura l’insensatezza funziona benissimo. Ma come funziona? esso indica non il dito ma “la luna”: lo sguardo eterno che dissolve l’illusione della morte in quanto dissolve l’illusione che la fonda, come l’illusione di poter fondare l’ontologia (dato che una ontologia fondata sul pensiero è contraddizione in termini) e ogni altra possibilità di poter fondare alcunché, essendo, il fondatore stesso, il mortale, sotto la luce di quella luna, esso stesso infondato, eternamente illusorio. ha senso ciò che ho scritto? ce l’ha un senso logico o, almeno, ontologico?

  3. una possibile obiezione: dissolvere l’illusione non vuol dire annullare, ma superare l’isolamento in cui la luce dell’eterna “luna” appare nel “pozzo” dell’illusione: superamento che non accade grazie al dito che la indica. Altra obiezione: e se l’illusione restasse eternamente insuperata? di certo, dice l’ontologo, ogni istante di illusione è eterno, poi, dopo l’uomo, a meno di una reincarnazione dell’illusione, la morte va a coincidere con lo sguardo eterno, il quale, mi sembra quasi di capire, è l’apparire dell’apparire… dell’apparire…. o forse di un’altro o di altri “apparire” ulteriori a questi finché non si arrivi alla totalità di tutti gli “apparire”, che coincide con la sfera di cui parlò Parmenide, che dev’essere simile alla luna.

  4. @tautotes
    non vorrei apparire bloggegocentrico, ma di solito discuto le questioni che pongo nella Botte all’interno di questo spazio – e dunque non leggo né rispondo a critiche pubblicate fuori di qui, soprattutto per mancanza di tempo.
    Oltretutto il mio aforisma non si riferiva in particolare a Severino, ma all’intero dispositivo onto-teo-logico, e dunque alla filosofia nel suo insieme (se vogliamo all’intero complesso spirituale e culturale), che ritengo essenzialmente un tentativo di rispondere alla paura della morte e all’insensatezza che – con buona pace di tutti i parmenidei – continua comunque ad assalirci.
    Se poi la realtà – in senso fortissimo ed ontologicissimo – sia autofondata nella sua logicità e struttura e sensatezza, questo noi (esseri finiti) non potremo mai sapere, ma semmai solo supporre.
    Chi suppone così e chi suppone cosà – ed ecco che il gioco filosofico si è aperto senza (ancora) essersi chiuso.

  5. naturalmente – ma è cosa che qui viene rilevata fin dall’inizio della discussione ontologica che caratterizza il blog dalla sua nascita – la potenza della filosofia sta pur sempre nel suo definire anche il territorio dell’insensatezza e dell’irrazionale: è cioè la logica a poter parlare dell’lllogico e non viceversa, ma questo lo sanno anche i bambini con cui faccio filosofia…

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