È solo un bel pensiero

Amedeo_Modigliani_Chaim_Soutine

A. è il figlio che non ho – ma che avrei voluto avere.
Non so perché. Mi sono incaponito a pensare così
e non c’è nulla che mi tolga questo pensiero
– o spina o fiore – dalla testa.
Un pensiero che si è insinuato lentamente
prima sottotraccia ora in tutta evidenza
ed è scritto qui sulla mia fronte
in lettere d’oro. Parole che solo io posso vedere.
Mentre non ne so decifrare il senso.
Non so andare oltre il loro luccichìo,
sì da cavarne le trame segrete ed imperscrutabili,
quelle che portano a me e a lui – separati.
A me e a lui – non padre non figlio.
A me e a lui – scissi.
Ma perché poi questo mio desiderio di paternità,
visto che ho estirpato scientemente ogni ansia biologica
ogni stupida brama di riproducibilità
di una stirpe che non voglio si riproduca
– che anzi desidero ardentemente si estingua?
Però se vedo lui si placa questo mio nichilismo.
Mi rassicura – non perché scriverà pagine divine
o perché volerà come Euforione nei cieli di Utopia
bruciandosi le ali, eccetera
(cose in cui non credo più da millenni).
E forse nemmeno perché mi piace il suo sorriso sornione
ricolmo di possibilità (e di buone sagge idee per il suo futuro incerto).
E, a ben vedere, nemmeno per quella sua acutissima
e un poco ombrosa intelligenza
(che forse riconoscerei
se solo scavassi appena nel ricordo dei miei diciassett’anni…).
A. è il figlio che non ho – ma che avrei voluto avere.
È solo un bel pensiero. Tutto qui.
Che non vuole essere indagato oltre.

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13 Risposte to “È solo un bel pensiero”

  1. filosofiazzero Says:

    Molto bella!!!

  2. md Says:

    grazie!

  3. RobySan Says:

    Tieni presente che, se non si diventa padri, si rimane figli. Nel diventar padri vi è un codazzo di effetti correlati: responsabilità dei più vari generi, timore di commettere errori irreparabili, limitazione – apparentemente irredimibile – della propria libertà di azione, incertezza sulla impostazione della “educazione” (lo guido? lo lascio andare per suo conto? lo riprendo o lascio correre? e ogni educazione è o non è una cattiva educazione? e l’educazione non è una limitazione della libertà? devo agire per lasciargli la fanciullezza il più a lungo possibile o viceversa devo togliergliela il più presto possibile? ecc.). In più c’è sempre il lavoro (se non sei disoccupato). Rimanendo figli si gode la sensazione di poter fare ciò che ti pare più a lungo, ogni tanto ti vengono dei “pensieri” sulla eventuale vacuità della vita che conduci; eventuale vacuità che riempi con libri, musica, impegni colti, escursioni alpine, dotte dissertazioni, caccia all’amore folgora-ormoni, studio comparato della poetica trobadorica, tentativi di sublimazione del demone meridiano, tiro con l’arco britannico del XIII sec., carpenteria minima e restauro di mobiletti raffazzonati al mercatino dei pidocchi, ecc. ah, dimenticavo: pure il lavoro (se non sei disoccupato). Il solo tratto comune alle due condizioni è il lavoro (che assume valenze del tutto differenti, nei due casi). Non sempre si può scegliere tra le due condizioni. Potendo scegliere di diventare padre, uno lo fa senza inizialmente porsi il problema di quale sarà il peso delle conseguenze; principalmente perché non si è in grado di stimarlo. Né si è in grado di stimare la dimensione di quelle che, volgarmente, chiamerei “soddisfazioni”. A un certo punto si fa, e basta. Il tempo per i rimpianti, o i pentimenti, c’è. Al cielo piacendo.

    Una sola cosa, ancora: ogni tanto butto l’occhio a massime e aforismi di Cioran e una sola considerazione mi sorge spontanea: poveretto! (con tutto il rispetto).

  4. filosofiazzero Says:

    Meglio Severino o Cioran, Cioran o Fausto Coppi, o Maradona?

  5. md Says:

    @RobySan:
    mi sono fatto una (seppur vaga) idea della responsabilità che implica l’essere padri o madri in questi 15 anni di lavoro di bibliotecario, che mi hanno consentito di osservare migliaia di bambini, ragazzi, adolescenti di ogni genere ed età – spesso in (difficilissima) relazione con i loro progenitori. Per non parlare dei 6-7 anni di filosofia con i bambini, o dell’aver visto nel frattempo svariati amici alle prese con la genitorialità (che brutta parola!).
    Tutto ciò dovrebbe contribuire non poco a tenermi alla larga dall’eventualità di diventar padre – anche se forse abbiamo complicato parecchio ciò che “in natura” risulta essere semplice e spontaneo.
    C’è poi l’altra faccenda spinosissima del familismo (più che della famiglia in sé, che ormai mi turba assai meno di un tempo, anche se la mia capacità di convivenza quotidiana si è ormai ridotta a quella con i miei amici felini) – e che, immagino, sia poi legata strettamente alla faccenda, che giustamente evochi, del “lavoro”.
    A proposito poi dell’evasione dalle necessità forzose della vita (biologica o sociale che sia), farò tesoro della tua simpatica lista…

  6. filosofiazzero Says:

    Roby San:

    . “un certo punto si fa, e basta” …hai ragione, non si sa come, né come sarà o sarebbe, non si sa nulla, fa lo stesso, tutto è uguale,
    lo ha detto anche Thomas Bernhard ( ne “La cantina”)!

  7. RobySan Says:

    No, filosofiazzero. Non è tutto uguale. Io e mia moglie abbiamo adottato due bambini. E non è uguale ad averli lasciati negli istituti in cui si trovavano. Proprio per niente.

  8. md Says:

    Che bella cosa che avete fatto!

  9. filosofiazzero Says:

    robySan:

    …hai ragione!

  10. filosofiazzero Says:

    RobySan!!!

  11. RobySan Says:

    md e filosofiazzero (cioè Mario e Alvise): io ringrazio del fatto che voi consideriate bello il gesto. Desidero però svelare un piccolo segreto: la paura era più grande del coraggio, specie nella seconda – problematicissima – adozione, la quale è stata affrontata solo perché la prima è stata una esperienza formidabile. Diventare genitori “naturali” può essere una scelta o un caso. Diventare genitori adottivi è necessariamente una scelta. Ed è un “diventare” graduale, contorto e talvolta doloroso. Padre è colui che si occupa di suo figlio, non chi ha messo incinta una donna. Occuparti di tuo figlio implica accettare tuo figlio. Il padre adottivo è un “caso” di padre che cerca di essere degno del figlio.

  12. RobySan Says:

    P.S.: anche se il figlio, ogni tanto, te fa incazzà come un bisonte!

  13. Lucia Says:

    http://filosofia.uniurb.it/

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