Caro Goffredo Guglielmo Leibniz, mi chiedo come ad una mente eccelsa come la tua sia potuta venire in mente una simile sciocchezza…

…quel pensiero, cioè, che ti spinse a scrivere circa tre secoli fa: «Se noi potessimo intendere abbastanza l’ordine dell’universo, troveremmo che esso sorpassa tutti i desideri dei più saggi, e che è impossibile renderlo migliore di quello che è».
Ora, io, dal mio monadicissimo punto di vista (quello stesso che contribuisce all’armonia, alla varietà, alla molteplicità delle prospettive, e che è “specchio vivente, perpetuo, dell’universo”), penso che non solo questo non è il migliore dei mondi possibili (e poco m’importa sapere che non è nemmeno il peggiore o che è-quello-che-è-e-non-può-essere-altrimenti, oppure, a seguire, una qualunque delle solenni e consimili minchiate ontologiche).
E attenzione: non dico questo solo (!) perché un numero imprecisato di umani sono oggi crepati in un atto di infinita cosmica assoluta ingiustizia – per di più nello stesso mare che ha visto la nascita di Nostra signora filosofia (cioè di una delle più belle invenzioni di quella ridicola cosa che è la specie umana). Dopotutto sono innumeri gli esseri che, d’un colpo, sono sorti e tramontati nello spazio di un attimo.
Quel che però so e che sento, è che in questo momento avrei solo voglia di urlare al cielo fino a frantumarlo. E anzi, credo proprio che lo farò. Uscirò in questa cazzo di notte padana, attraverserò il solito campo (quello del tarassaco, delle brume, delle lingue di neve, del primo sole e di tutto quanto di bello c’è, esiste, è – e lo è perennemente, eternamente e maledettamente) e poi urlerò fino a sfinirmi e a sfinire l’intera fibra dell’essere.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

6 pensieri riguardo “Caro Goffredo Guglielmo Leibniz, mi chiedo come ad una mente eccelsa come la tua sia potuta venire in mente una simile sciocchezza…”

  1. Carissimo (mi permetto di chiamarti così perché io ti leggo spesso e sei diventato quasi familiare) io penserei, umilmente, che è probabile che il nostro non sia né il migliore né il peggiore dei mondi ma semplicemente l’unico possibile, quello dove c’è lo scempio della vita umana e dove c’è la bellezza della notte e del tarassaco, quello dove ci sono quelli che possono leggere (nel mio caso) o fare (nel tuo caso) filosofia e poesia e quelli che annegano anonimamente dopo una vita di stenti inseguendo l’ultimo miraggio.
    Se così fosse noi abbiamo avuto una gran botta di fortuna a trovarci da questa parte della terra ferma e proprio per questo dovremmo avere la cognizione e quindi il rispetto per il Dolore. Solo da qui può partire il cambiamento. Invece in questo vaniloquio mediatico, dove spesso si esprime assenso o dissenso con “Like” ed “Emoticon”, temo che il messaggio non arrivi chiaramente, se non ad una minoranza di spiriti elevati (che urlano solitari nella notte) i quali, per traverse e casuali vie, hanno imparato sulla propria pelle a percepire o ad “appercepire” l’Altro.

    Sento il tuo essere addolorato per la nostra specie.

  2. …uni-verso di merda! ( il punto di vista di Leibniz, a guardare bene, su questo punto, non è tanto lontano da quello di Spinoza, o dei Presocratici) (se questo potesse servire di consolaziane a qualcuno) (si deve fare quello che si pole fare, non potendo fare altro che quello, ma farlo, però, almeno) ( sennò tenere chiuso il becco)

  3. grazie Marzia, bellissime parole le tue

    @filosofiazzero: il punto di vista di (gran parte dei) filosofi è più o meno lo stesso: concetti spesso incolori, inodori, insapori – e d’altra parte non può che essere così. Lasciano la bocca amara e insoddisfatta (ma la filosofia non è fatta né per com-piacere né per soddisfare, evidentemente).
    Chi aveva creduto che fosse possibile, anziché interpretare, “fare quello che si pole fare”, al momento pare zittito o silente.

  4. L’ha ribloggato su ontosofiaxe ha commentato:
    gpdimonderose, ha scritto: vuoto e la luce. Il Lingotto quale presenza dell’assenza della classe di Margherita Dotta Rosso , Giacinto Plescia Data: 02/1992 Tipologia: articolo salva nelle mie raccolte | stampa | apri scheda

  5. “L’Universo, Leibniz forse intendeva che è scientificamente il più esatto (forse la troppa matematica ne occultò troppo i sensi) ma Voltaire intendeva bene quando dice che umanamente è il più errato ed ingiusto, per chi poi?”

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