Mieiku: dopo la verditudine

umberto-boccioni-autunno-lombardo

Da alcuni anni vado annotando con la mente, specie mentre passeggio o corro o m’inerpico o incedo, piccoli frammenti della visione moltitudinaria che la natura, infinitamente generosa, offre ai nostri sensi.
Più d’una volta in questo blog ho sollevato dubbi sul concetto di natura, non essendo spesso chiaro che cosa il senso comune (ma non solo) intenda con quel termine. Ciò non toglie che, qualsiasi cosa astratta o astrusa vi stia dietro, l’esperienza dell’aisthesis che aderisce pienamente alla physis è pressoché quotidiana. Vi è un continuo interscambio sensibile (estetico e di relazione vitale) tra “io” e “non io”, tra mente e corpo (e corpi) che fa sospettare che al di sopra e al di là di quell’immediatezza (per quanto confusa) si ergano sovrapposizioni e costruzioni (e finzioni e, soprattutto, scissioni) circa il nostro essere tutt’uno – con-essere –  con ciò che da sempre è e ci ricomprende: lo si chiami poi come si vuole, physis, natura, essere, tutto, sostanza – la “sostanza”, appunto, non cambia.
Ovviamente tra tali alti discorsi e gli schizzi che sono andato via via scrivendo c’è dismisura e incomparabilità (disagguaglianza, direbbe Dante); ma è proprio entro questo iato (questa ferita) che le parole provano a ricucire ciò che forse non può essere più ricucito, ma che testimonia l’arché e l’origine di ogni possibile discorso: io sono non-io, io sono natura, la natura è in me, la natura è me. Ed ogni irrelatezza è (o vorrebbe essere) così bandita per sempre dall’orizzonte di senso che la filosofia faticosamente persegue ed edifica.
In questa prima raccolta ho messo insieme, data la stagione incombente, tutto quel che ho scritto nella forma deviata dei “mieiku”, a proposito della vivace e dorata mestizia che l’autunno (anch’esso una costruzione, se si vuole) reca con sé. Magari farò altrettanto quando l’inverno busserà alle porte…

*

lingue d’oro
dove prima brillava
verditudine

*

spiare la famiglia d’aceri
giorno e notte
fino a che gialli e rossi
non la divoreranno

*

da ogni poro del corpo esangue
di un’estate ostinata
prorompe omicida e festante autunno

*

piogge di fine autunno
terre inebriate
sprofondano nel sonno

*

un profilo nella bruma
umano animale vegetale
un essere s’annuncia

*

s’arruffano a gomitolo
di brina striate
erbe un tempo rigogliose

*

alberi con manti color ruggine
incedono maestosi
verso le plaghe dell’inverno

*

insperato barlume
filtra fugace
da cielo bigio d’ottobre

*

cede la verditudine
altri colori natura prepara
sulla sua tavolozza

*

cielo plumbeo
tallone sul capo
schiacciato a terra
la bocca ricolma di foglie
umide putrescenti

*

laggiù nel sentiero nebbioso
una figura sporge
due tremori forse
si incontreranno

*

macchie di colore
morte vivace
danza tra foglie accese

*

nudi vegetali esposti
al ciclo delle piogge
lucidi e tremanti

*

scalpiccio di foglie
tappeto zuppo
multicolore

*

foglie immobili
attendono silenti
il loro destino

*

nei colori della terra
la memoria degli inizi

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2 Risposte to “Mieiku: dopo la verditudine”

  1. Carla Says:

    l’ultimo è veramente bello…
    resta sospeso come una foglia
    rossa di vite…

    i colori autunnali sono meravigliosi!

  2. RobySan Says:

    Che penseranno
    sugli alberi le foglie
    tutto l’Autunno

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