La Gazzetta di Diogene – nr. 23

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♦ Io davvero non capisco come questo paese oblungo, che pare tuffarsi nel mezzo del Mediterraneo, non capisca a sua volta che quella è la sua vocazione storico-naturale (un tempo si sarebbe detto “destino”): l’Italia può e deve diventare il cuore del Mediterraneo – un sistema alternativo di convivenza pacifica e di sviluppo armonioso dei popoli che vi si affacciano.
E la Sicilia può e deve essere l’avamposto, il ponte (non certo quello di Messina), il cuore di quel cuore.
Come si fa a non capire e a mettere in pratica questa verità (economica, culturale, sociale ed antropologica) così ovvia ed evidente?

♦ Abolire la Bossi-Fini, abolire la Bossi-Fini, abolire la Bossi-Fini, abolire Bossi & Fini… ops!
Abolire la Turco-Napolitano, abolire…

♦ «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico». In questa frase uscita dal senno dei capipopolo da strapazzo Grillo-Casaleggio, sta la cifra essenziale del fasciopopulismo imperante, in perfetta continuità con il qualunquismo del “come tu mi vuoi” berlusconiano.

♦ Gli attacchi reiterati a Kyenge e Boldrini sono essenzialmente indice di fastidio antropologico dei politici maschi-italioti nei confronti di donne che autodeterminano il proprio modo di essere e di stare sulla scena politica. Che sono infinitamente meglio di lorsignori. Che non hanno alcun bisogno di lorsignori per esistere. Quindi, lorsignori si rassegnino.

♦ Purtroppo li abbiamo ancora tra i coglioni: sto parlando dei berlusCloni, i quali sono ridicoli sia nel loro esserlo che nel loro non esserlo.

♦ Dopo balcanizzazione e libanizzazione leggo di “somalizzazione della Libia”. Che è come dire che i processi (contraddittori) di decolonizzazione e quelli (coerentissimi) di ricolonizzazione prenderanno il nome di libizzazione, sirizzazione, irachizzazione, afghanizzazione…

♦ Ora l’ultima frontiera dell’anticapitalismo globale finisce per incarnarsi in una donna a capo della banca più importante del mondo (anti- in quanto donna oltre che keynesiana). Siamo davvero alla frutta.

♦ Su Priebke: visto che insiste, anche da morto, con le sue minkiate negazioniste, usiamolo come emblema del “male assoluto” (sì, lo so che assoluto suona male). Lui nega, e noi neghiamo la sua negazione – e lo anneghiamo in una permanente militanza della memoria.

♦ Su Bergoglio: da più parti amici e conoscenti mi chiedono cosa penso del nuovo papa e del nuovo corso che con lui si sarebbe inaugurato. Al momento mi hanno fatto sorridere le sue metafore un po’ sempliciotte ma efficaci. Ma proprio dietro quell’apparente semplicità si nasconde una sopraffina “diabolicità”. Comunque, a breve, un post tutto papalino…

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3 Risposte to “La Gazzetta di Diogene – nr. 23”

  1. Paola D. Says:

    Mi piace ( come su FB)

  2. md Says:

    🙂 (come su FB…)

  3. Lucia Says:

    http://filosofia.uniurb.it/

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