Possibile che sia tutto qua?

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I nuovi bambini-philosophes con cui lavoro quest’anno hanno finalmente rotto il ghiaccio – però l’hanno fatto solo al quarto incontro, ieri mattina. Prima stavano evidentemente prendendo le misure. Poi è stato come un fiume in piena.
Non mi era infatti ancora capitato di partire dalla cosmologia di Empedocle e di arrivare alla questione spinosissima dell’aborto (tirata fuori da loro, lungi da me il solo pensarlo), passando per alcune domande tostissime sull’identità: quando dico “io” cosa sto dicendo/indicando? l’anima o il corpo? e che cos’è l’anima, dove si situa? nel pensiero, nel “cuore”… dove? ma esiste davvero?
Ecco perché amo filosofare con i bambini: tu puoi prepararti tutti gli schemi che vuoi, ma poi loro te li fanno a pezzi – magari utilizzando altri schemi, che di per sé sono sempre poco originali, anche perché quasi sempre indotti – però è il loro modo di usare ogni schema, ogni concetto, ogni parola a fare la differenza: un bambino, prima di diventare un fottuto adulto, è per sua natura creativo, innovativo, poietico. E lo è in maniera sorgiva, archetipica.
Ma giusto per riprendere la narrazione, ecco com’è andata grosso modo: stavo elencando alla lavagna, come faccio di solito durante i primi incontri, le teorie della scuola di Mileto (acqua, aria, àpeiron… la solita solfa) e introducendo, a muovere un po’ le acque, quella di Empedocle – quale vi convince di più? che cosa non funziona? vi sembra troppo stretta o troppo larga? E così via.
Sarà stata l’apertura con i cinque minuti di concentrazione pseudoyoga (tutti giù per terra, supini, occhi chiusi, a percorrere il proprio corpo dai piedi alla testa fin dentro il respiro), sarà stata l’applicazione delle tesi di Empedocle di nuovo al proprio corpo (attrazione, nascita, espansione, separazione, morte, ciclo, natura), sarà stata la nuova disposizione a semicerchio, fatto sta che ad un certo punto capisco che sta per scattare il momento fatidico, quello in cui avviene il salto di qualità, si esce dallo schema, dal pre-visto o pre-determinato (e anche dal pericolo della noia e della ripetizione). Lo si capisce dall’accavallarsi degli interventi, dalla gestualità e dalla voce, dai visi accesi, anche di coloro che finora erano rimasti un po’ ai margini. E proprio il richiamo alla nascita, al corpo, alla morte, scatena un’accesa discussione sul concetto di identità: che cosa sono “io” quando dico “io”?
E davvero ad un certo punto una bambina tira fuori la faccenda dell’aborto – mutuato da un fatto di cui lei ed altri sono venuti a conoscenza – e cominciano a distinguere tra aborto naturale e aborto indotto (o “scelto”, anche se non ho scelto io di parlare di una questione che in 8 anni di esperienze non ho mai trattato con dei bambini, e dunque sento di muovermi su una distesa di uova); loro ci discutono ancora un po’, poi fortunatamente riesco a spostare il discorso e a ricondurlo sui binari dell’identità e della dualità corpo/anima. Qualcuno se ne viene fuori con la teoria della metempsicosi, e addirittura Francesca si mette ad applicarla a se stessa e ai suoi nonni e bisnonni (cosa c’è di loro in me? – dopotutto è una domanda più che legittima).
Viene poi fuori la questione della “localizzazione” dell’anima (ma noi non siamo certi, è pur sempre un’ipotesi) – anche se è molto chiaro a tutti/e che trattasi di cosa invisibile ed intangibile ed insensibile (dunque di non-cosa: ma cos’è allora?). Per Federica sta nel pensiero, per Eros nel “cuore”. Ma no, gli obietta qualcuno, il cuore quando si muore si ferma, dunque…
(Inciso a proposito di questo “dunque”: l’insegnante se ne esce ad un certo punto con la parola “sillogismo” – guarda che sanno benissimo cos’è, l’hanno fatto in… non so più quale contesto o materia abbia nominato. Ecco, preciso io: voi bambini state in effetti sillogizzando, solo che le premesse devono essere vere affinchè… ommamma, penso tra me, ma dove ci porterà tutto questo?).
Voglio però indagare – o meglio, che indaghino loro – ancora un po’ sulla faccenda del “cuore”, perché i bambini si portano spontaneamente la mano al petto quando dicono “io”, “anima”, “me stesso”, ecc. – non alla testa. Cuore sta per… “amore”, “sentimenti”, “emozioni” – ovvio, l’anima sta lì.
Ok, la prossima volta quasi quasi saltiamo da Empedocle a Spinoza e poi alle neuroscienze (beh, non crediate che non l’abbia già fatto).
Francesca, che sillogizza scandendo e generando un po’ di impazienza in qualcuno (forse invidioso di non sapere sillogizzare come lei, che oltretutto lo fa con un piacevolissimo accento partenopeo, o giù di lì), materialisticamente conclude: si nasce e si muore, punto, è una legge naturale. (Empedocle dixit!)
Il bambino alla mia sinistra, di cui però non ricordo il nome, tra l’allarmato e lo sconsolato (di sicuro straniato) si chiede borbottando, quasi dicendolo a se stesso: ma come, è tutto qua? viviamo per niente? possibile?

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12 Risposte to “Possibile che sia tutto qua?”

  1. Giuseppe Ghigino Says:

    Bellissimo! Esperienza piacevolissima, che hai saputo riportare in maniera coinvolgente – mi sembrava di essere lì! Le domande che si fanno i bambini in effetti sono davvero incredibili: sfuggono da ogni vincolo e perciò tu non riesci a rispondere in maniera esaustiva, dato che già il solo rispondere equivale ad inserire qualche cosa in uno straccio di schema! Bellissimo anche il finale, con quel dibattito ‘universale’ che tu hai reso un’altra volta molto bene! Dev’essere interessante il lavoro che fai, molto stimolante e soprattutto difficile! Ti sarà capitato certamente di insegnare anche ad adulti, e la differenza dev’essere stata lampante: non si ha a che fare con una materia magmatica ed esplosiva, ma fecondissima, quanto con dei piloni già cristallizzati che – per carità – sanno articolare anche bene il loro pensiero, sanno seguirti e proporti delle divagazioni anche valide, ma al tempo stesso avverti – e proprio lì sta il limite – che ormai quello che è fatto è fatto; puoi discutere, sì, puoi confrontarti, certo, ma alla fine uno scambio vero e proprio non c’è, o c’è molto raramente. Complimenti un’altra volta per l’articolo, un saluto!

  2. icalamari Says:

    Gli ultimi due post li ho davvero apprezzati. Quello dell’infanzia è un campo minato per noi adulti, e trattarlo con competenza ma sapendo restare un passo indietro rispetto alla naturale capacità dei bambini di raggiungere conclusioni alle quali l’uomo è arrivato con millenni di ragionamenti sulle spalle, è cosa rara.

  3. filosofiazzero Says:

    Sì, complimenti!!!

  4. md Says:

    @Giuseppe: in effetti i “fottuti adulti”, anche quando ragionano bene, mi divertono meno (bella la metafora dei piloni cristallizzati)

    Grazie a tutti per gli apprezzamenti!

  5. Eterit Says:

    Rimangio quanto dissi molto tempo fa a proposito del condizionamento ai bambini: con l’analisi a proposito mi hai convinto che si tratta solo di una maschera superficiale che ancora non ha preso il dominio dei tratti somatici originali

  6. RobySan Says:

    I bambini si pongono questioni più grosse di loro e sono sbalorditi del fatto che le nostre risposte, da adulti, siano di solito del tutto insoddisfacenti. Il bambino “straniato”, alla fine della discussione, si stava chiedendo se le questioni più grosse di loro non siano anche più grosse di noi: se la vita non ha scopo, perché viverla? Magari, la prossima volta, scavalca pure Spinoza e passa direttamente a Camus.

  7. md Says:

    È proprio come dici RobySan!

  8. artura Says:

    fantastico e interessante..complimenti ancora e ammiro la capacità di entrare in sintonia con dei bambini di soli otto anni …

  9. md Says:

    grazie artura, troppo buona! (hanno 10 anni)

  10. officinafilosofica Says:

    Leggendo quest’articolo sembrava di stare lì in classe con lei e i bambini!Molto interessante!
    Curiosa del libro…

  11. md Says:

    grazie officinafilosofica! progetto interessante il tuo…

    sul libro… un amico si sta prodigando e sta spedendo il testo ad alcuni editori dell’ambito scolastico, vediamo se qualcuno è interessato…

  12. officinafilosofica Says:

    Grazie!
    In bocca al lupo per il libro!

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