Un’Italia piccola piccola

Un’Italia mesta e rancorosa, livida, risentita.
Un’Italia manganellara, che bolla, ostracizza e proscrive.
Un’Italia che esala miasmi e contumelie velenose.
Un’Italia piccola piccola, mediocre, furbetta, lamentosa e irresponsabile.
Un’Italia becera, incolta, ignorante e che lo rivendica pure.
Un’Italia più pancia che cervello, dei forconi e delle forchette.
Un’Italia turpe, egoista, stronza.
Un’Italia smemorata e che però rimesta nel torbido.
Un’Italia perennemente fascia e machista,
che gira e rigira cerca e desidera sempre l’uomo forte.
Non so a voi, ma a me questa Italia spaventa.
(C’è poi l’altra Italia, lo so bene.
Ma ora come ora ho davanti agli occhi questa).

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10 Risposte to “Un’Italia piccola piccola”

  1. RobySan Says:

    E ad affrontarla, questa Italia di sì bassa lega, ci saranno due clown. Il problema ulteriore è che entrambi, Grillo e Renzi, vorranno fare l’Augusto: uno da circo tradizionale, l’altro da Cirque du Soleil. E il clown bianco?

  2. Attilio Nania Says:

    Io direi che e’ solo un’Italia affamata.
    E quando la gente e’ affamata, diventa mesta, rancorosa, livida, risentita, manganellara, che bolla, ostracizza e proscrive, piccola piccola, mediocre, furbetta, lamentosa, irresponsabile, becera, incolta, ignorante, più pancia che cervello, dei forconi e delle forchette, turpe, egoista, stronza, smemorata, perennemente fascia e machista. E, soprattutto, quando la gente e’ affamata cerca di rivoltarsi contro chi l’ha ridotta alla fame.
    Ma questo, chi non ha fame e sta seduto a scrivere davanti a un computer, non puo’ capirlo.

  3. md Says:

    @Attilio Nania: beh, certo che c’è anche l’Italia che ha fame, ma quella, nella sua storia – di cui anch’io da bimbo, ma soprattutto mio padre, mia madre, i miei nonni, hanno fatto parte – era un’Italia con tutt’altro stile e prospettive nell’affrontare i problemi. Era un’Italia decisamente più generosa.
    Oltre al fatto che c’è un’Italia che si è invece arricchita senza alcun merito, rubacchiando furbescamente, e che è la stessa che produce mestizia, rancore, risentimento e tanti bei capipopolo…

  4. Attilio Nania Says:

    Il punto e’ che al giorno d’oggi la societa’ e’ tanto complessa che i capipopolo non servono piu’. Anzi, in certi casi sono controproducenti. Il leader carismatico e’ assolutamete inutile perche’ oggi le conoscenze sono cosi’ tate, specifiche e variegate che e’ impossibile per un capo governare da solo. Per questo, ogni volta che appare un nuovo menestrello della politica, viene naturale chiedersi chi ci sia dietro e chi gli permette di occupare quel posto.
    Ma nel caso dei movimenti rancorosi, come quello dei forconi, per intendersi, le cose stanno molto diversamente. Ogni filosofo sa bene che non ci puo’ essere rivoluzione senza violenza, e questo perche’ il cosiddetto “dialogo” e’ una truffa. O meglio, il dialogo non e’ una truffa quando avviene fra persone dello stesso livello che ragionano. Ma diventa un imbroglio quando avviene tra pochi profittatori e una folla. Non puo’ esserci dialogo tra i ladri che hanno derubato l’italia fino ad ora e la gente che ha fame, puo’ esserci solo un’azione di forza che rimuova i bubboni che ci affliggono.
    Il dialogo conviene sempre a chi detiene il potere, e’ la storia stessa a dimostrarlo.

  5. icalamari Says:

    No, è un errore pensarla “affamata”. Non tutta, non ancora, non abbastanza. Per il momento chi ha la pancia piena e può permettersi di spendere deifinisce l’immagine dell’italiano medio e stuzzica gli appetiti dei decision maker, sia in fatto di mode che di leggi.
    Guardate che la fame rende saggi, non il contrario.

  6. RobySan Says:

    Ohibò, i manifestanti “del forcone” sarebbero l’Italia che ha fame?

  7. md Says:

    personalmente so cosa sia la povertà, nei miei ricordi di bambino, quando centellinavo le 25 lire per il gelato (ma solo ogni tanto) mentre gli altri bambini del cortile potevano permettersi quello da 50 (e loro non erano certo ricchi) o quando mia madre – ma questo l’ho scoperto solo dopo – si nascondeva quando passava il lattaio per riscuotere il conto della settimana…
    ma – come si sa – la povertà è relativa, anzi relativissima, mentre è la ricchezza che è tetragona e assoluta;

    la fame, grazieaddio no: quella me l’ha raccontata mia madre, che mi parlava del pane fatto con la farina di lupini che si disfava… però, quando a vent’anni ho cominciato ad uscire dall’Italia l’ho vista nelle facce smunte dei bambini del Montenegro o del Kossovo, un decennio prima dell’orrenda guerra dei Balcani, e mi sono detto (una volta per tutte) che era intollerabile che in un pianeta così ricco ci fossero dei bambini che pativano la fame.
    Sulla fame (ma anche sulla povertà) non si scherza.

  8. rozmilla Says:

    Mah, non so se l’Italia voglia e scelga davvero l’uomo forte. Secondo me anche le ultime primarie hanno invece dimostrato che il popolo preferisce scegliere gli inetti. Perchè? in parte c’è carenza di uomini, non “forti”, ma capaci e di valore, e che abbiano elaborato un programma serio per tirarci fuori dai problemi, e in grado di avere delle prospettive e mantenersi fermi di fronte alle pressioni dei poteri forti, economici e finanziari, difendendo i diritti e la cosa pubblica. In generale, l’inettitudine e la miopia è diffusa sia nel popolo che nei suoi rappresentanti; mentre, il valore, la capacità e la lungimiranza si concentra e si mette al servizio degli interessi privati, anziché del pubblico.
    Del resto, è un’Italia che è già stata fottuta a ripetizione.
    Della politica resta lo spettacolino, che serve giusto a dare al popolo l’illusione che esista una democrazia. Ma lo spettacolino e la democrazia contano meno di zero nella reale stanza dei bottoni, dove si decidono le nostre sorti. Il gioco è già fatto. Tutto è già stato deciso, e non esiste contrattazione.
    E ormai, di quest’Italia in svendita, ai truffatori non resta che spartirsi il bottino. E lo fanno facilmente e allegramente, buttandoci un po’ di fumo negli occhi. L’Italia più che piccola, è fottuta.
    Dire che un tempo era meglio, che c’era un altro stile nell’affrontare i problemi, è dimenticare che non c’è mai stata una vera unità d’Italia, un senso unitario dello Stato, cosa e bene di tutti, popolo e cittadini insieme. Smembrati e divisi nel nostro interno, lo Stato è stato per lo più un ente da depredare, da utilizzare per particolari interessi privati, di parte. E anche l’idea ottocentesca dei Fratelli d’Italia, è lontana anni luce dai nostri cuori.
    D’altro canto, c’è chi aborre l’idea stessa di Patria, per cui, tenere alla Patria sembra un’idea particolarmente out, al punto che preferiamo calarci i calzoni e svenderla al miglior offerente. Ma questo è già stato fatto, dai vari sinistrorsi e destrorsi che si aggirano ancora nelle stanze del potere.
    Fatto sta che quando invece qualcuno apre gli occhi (e non solo gli affamati) e si accorge, che siamo stati truffati e ingannati a ripetizione, allora qualche moto di genuina indignazione e rivolta, è fisiologico. Da qualunque parte arrivi.
    Anche se nessuno sa cosa si possa realmente fare. E anche se questi moti gireranno a vuoto.
    Ma i truffatori non se devono preoccupare: niente li sfiorerà minimamente. Ormai sono in una botte di ferro.
    Vedi ad esempio questo:

    http://www.byoblu.com/post/2013/12/08/la-dittatura-finanziaria-totalitaria-prossima-ventura.aspx

  9. md Says:

    sì Milena, sono d’accordo, è un’Italia comune (piccola o grande poco importa) che è mancata, forse da sempre; probabilmente aveva ragione quello stronzo di Metternich, quando ne parlava come di un'”espressione geografica”…

  10. linda Says:

    per il cuore è radice in terra ormai inquinata, per la mente è pianta che dà di sè veleni come supposti rimedi, rami che offuscando il cielo mettendo in ombra le ns virtù . l’Italia patria mancata, divisa, condizionata dalla sua miseria intellettuale, dalla sua disonest politica troppo esuberante e dalla mancanza di coraggio nell ‘affermare il proprio pensiero svincolato dall’opportunismo più becero.

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