Mieiku: la mente all’addiaccio

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Forse perché danno l’illusione di una mobile eternità (un’eternità percepita, non concettuale), ho sempre amato ed ho sempre prestato grande attenzione al succedersi delle stagioni. Ciclo, appunto, non linea indeterminata, non fuga verso l’ignoto, e dunque ritorno di un identico (quasi) certo, che dà sicurezza. Così, ho notato che allineare ciclicamente questi mieiku – il minimo di parole per rendere il massimo (secondo le mie capacità) di emotività nell’impatto e nell’incontro con la natura – è un po’ come ribadire quella sensazione di eternità. Quasi un’inserzione di stabilità (per quanto caratterizzata dal movimento circolare) nella perenne transitorietà.
Kigo stagionali e climatici cui aggrapparsi data la grande incertezza delle cose storiche, politiche e sociali (anche se si parla sempre più spesso di impazzimento del clima). Una natura che perdura, contro l’evanescenza del nostro affannarci per piegarla. Una natura che non è né benigna né matrigna (gli elementi e le meteore climatiche ci cadono sulla testa in modo del tutto indifferente), ma che pure è tutto quello che abbiamo e che, in fondo, siamo.
Questa sensazione, poi, viene acuita dall’inverno, dal rigore del gelo, dalla sospensione delle cose, dal riposo e dalla pace che talvolta tutto ciò evoca. Portar fuori la mente all’addiaccio è farla partecipare di questa condizione congelata dell’essere, affinché il suo fuoco, qualche volta, si plachi, e diventi un piccolo lume contemplativo – una lucina nella notte gelida ed oscura.

*

bagliori dai campi
avvolti di bruma
l’occhio si rianima

*

aria che vortica
acqua che scroscia
terra si disfa
fuoco nella mente

*

filari spogli immersi
in plumbea pianura
tuttecose sospese

*

inverno in sicilia
schiaffi d’autunno
carezze di primavera
visioni d’estate

*

fiori e frutti d’arancio
alberi di natale
en plein air

*

pensieri di fuoco
da lande ghiacciate

*

dal bagliore dei campi
i tetti nivei delle case
come nuovi

*

sgocciolii e sbuffi
scricchiolar di rami
naso intrepido all’insù
nel bosco che si scrolla
di dosso la neve

*

cedri del libano
pazienti sotto la neve
arcate candide e solenni
sopra i passi del viandante

*

tutto in abbandono
in silente attesa
che una bianca coltre
lo ricopra

*

vegetali austeri
groviglio intirizzito
confuso nel cielo violaceo
sgravato di neve

*

sprofondano i passi
nel sentiero niveo
il manto bianco si allarga
facile perdersi

*

una ciotola ghiacciata
la cenere di un bivacco
uniche tracce umane
ora sepolte dalla neve

*

godere d’ogni cosa
del gelo nel corpo
lasciare la mente
all’addiaccio

*

una sottile lingua azzurra
compare dispare
sopra la polvere nevosa
nel mezzo della nuvolaglia
ad annunciare la fine
e l’inizio

*

srotolato il vecchio
senza più capo né coda
afferra subito il nuovo

*

da bianca terra
alti fusti sorgono
sui rami più alti
fa capolino la luna

*

innumerevoli e netti
i rami spogli
arabeschi sul fondo rosso
dei tramonti invernali

*

abbandonare il tepore
della casa
per l’ultima bocca
di fuoco ghiacciato
prima della tormenta

*

gli orti riposano
sotto la neve
come la mano
che li ha forgiati

*

ondeggianti e maestosi
i cipressi sibilano
al primo vento dell’anno

*

sepolti dal ghiaccio e dalla nebbia
i viventi in letargo
dimentichi di ogni traccia del sole

*

bagliori di prati innevati
luce per cui vale
la pena di vivere

*

terra livida
nel giorno di natale
parto imperscrutabile

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2 Risposte to “Mieiku: la mente all’addiaccio”

  1. Giovanni Says:

    una poesia,una riflessione che arriva improvvisa,che dona ,davvero,il gelo dellelemento acqua freddo,come la stagione comporta ed il fuoco,il caldo,il tepore dei pensieri,dei desideri che covano,si strutturano,si rincorrono,come la vita sotto la neve.Il tuo narrare e cantante,cantilenante,intimo come la musica di Part.E si capta il grande allenamento al pensiero,al confronto,alla scoperta degli itinerari che la mente crea,sudando e raffreddando. Grazie,fredda,ma intensa scossa al corpo ed alla mente.

  2. md Says:

    grazie Giovanni!

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