Kafka criptico

Prometeo_DirckvanBaburen_1623

«Di Prometeo narrano quattro leggende:
Secondo la prima egli, avendo tradito gli dèi in favore degli uomini, venne incatenato al Caucaso e gli dèi mandarono delle aquile a divorargli il fegato che ricresceva continuamente.
La seconda narra che Prometeo, per il dolore causato dai becchi che lo dilaniavano, si serrò sempre più contro la roccia finché divenne una cosa sola con essa.
Secondo la terza, il suo tradimento venne dimenticato attraverso i millenni; gli dèi, le aquile, egli stesso dimenticarono.
Secondo la quarta, tutti si stancarono, le aquile si stancarono, la ferita si richiuse stancamente.
Rimase l’inesplicabile montagna di roccia. La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Poiché nasce da un fondo di verità, deve finire nell’inesplicabile».

Il filosofo coreano-tedesco Byung-Chul Han trova questo brevissimo (e criptico) racconto di Kafka – intitolato Prometeo – molto significativo a proposito della quarta versione della leggenda: la stanchezza che cura – un vero e proprio cordiale disarmo dell’io

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

2 pensieri riguardo “Kafka criptico”

  1. può la stanchezza da tempo che passa curare una ferita forse,
    ma che dire del cedere per stanchezza, sempre più diffuso, da parte di genitori che non hanno più forza per tenere a bada i figli, da parte di condòmini stanchi di dover lottare per un po’ di educazione, da parte di cittadini che vedono ingnorate le loro richieste di attenzione alla pubblica amministrazione, da parte di politici seri che si trovano immersi nella beceraggine e nella malafede. La stanchezza distrugge, non cura… un deprimente disarmo dell’io!

  2. marta, in realtà quella di Han è proprio una critica a quella che lui definisce la “società della stanchezza”, ossessionata da una inconcludente iperattività.

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