Auferstehung!

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Io non credo nella resurrezione, tanto meno in quella cosa stupida e un po’ noiosa che è l’immortalità. Non ci credo perché sono convinto che non ci siano ragioni sufficienti per ritenerle cose logiche e razionali. Al più potrei concedere – dal punto di vista logico e razionale (cioè dall’unico che conosco e su cui sono in grado di argomentare) – che vi sia qualcosa come l’eternità. Un concetto peraltro algido, insapore e incolore – un po’ come l’essere. Ma non la resurrezione, così come viene religiosamente intesa. Che senso ha morire per poi risorgere? Risorgere dove, poi? Ecco, sono un immanentista materialista razionalista radicale.
Però Mahler dava molto credito alla favola della resurrezione, tanto da dedicarvi una delle sue più vaste sinfonie – la Seconda, nota appunto come Auferstehungs-Symphonie.
In questi miei fortunati anni mahleriani – ormai due decenni di ascolto appassionato, spesso dal vivo, e di meditazione – non mi era ancora capitato di scrivere qualcosa su questa sinfonia: ho parlato in questo blog – mi pare – della Prima, senz’altro della Terza, della Sesta (che avrò la fortuna di riascoltare domani), dell’Ottava (evento della stagione musicale milanese), della Nona, del Canto della terra, ma non della Resurrezione.
Si tratta di una sinfonia programmatica, che già annuncia l’intero progetto estetico mahleriano, fin dalle parole scritte nella guida all’ascolto (poi fortunatamente soppressa): all’eroe titanico della prima sinfonia, ora morto, viene posta la grande domanda: perché sei vissuto? perché hai sofferto? è tutto questo solo un grande, atroce scherzo?
Mahler intende rispondere con l’ultimo movimento della sinfonia (una conclusione sofferta e a lungo ricercata) – quel vasto poema sinfonico a quadri che si chiude con i versi del poeta tedesco Klopstock:

Risorgerai, sì, tu risorgerai,
mia polvere dopo breve riposo…
Credi, non sei nato inutilmente,
né inutilmente hai vissuto, sofferto!
O dolore! tu che penetri ogni cosa!
A te mi sono strappato!
O morte! Tu che vinci ogni cosa!
Ora sei tu ad essere vinta!

Sono parole bellissime, incastonate in una magnifica struttura musicale – una vasta architettura sonora in cerca di una voce ben più che decorativa – che preannuncia i fasti dell’Ottava Sinfonia (non a caso un’altra opera che s’innalzerà dal mortale all’assoluto, dal materico al simbolico, dal transeunte all’eterno, con i versi di un altro grande poeta tedesco).
E se proprio si volesse trovare un difetto in questo magma sonoro che si fa ordine musicale, sta forse nel suo voler eccedere ogni precedente significato, nel suo non bastarsi, nella propria inadeguatezza formale – quasi che il normale scorrere del tempo sinfonico stia troppo stretto a Mahler, cui occorre supplire con lo spazio: ecco allora che l’orchestra si allarga a dismisura, e su di essa si erge il coro; non solo, alcune micro-orchestre si dislocano e si sentono in lontananza; e allora tutto il mondo, ben al di là della finzione dello spartito e dell’orchestra-teatro, si fa musica e coro, e si trasfigura in un anelito universale che verrà ora sussurrato ora reso solenne nel canto finale:

Con le ali che mi son conquistate
in un fervente anelito d’amore
potrò librarmi
verso la luce che nessuno sguardo ha mai raggiunto.

Uno sguardo evidentemente eccentrico rispetto ad ogni guardare, straniato e straniante, tra-sognato, un puro desiderio che nasce dalla domanda posta in punto di morte, e che non può accettare che si tratti in verità di un “atroce scherzo” – anche se Mahler di scherzi atroci, danze macabre e grottesche ci sommergerà lungo tutte le sue sinfonie, maestosi e tragici chiaroscuri di un’esistenza quantomai dialettica.
Ma a proposito di danze macabre, il diavolo, come si suol dire, si nasconde nei dettagli, e dunque: 1) mai avevo sentito un suono delle arpe così presente e vibrante lungo tutta l’intelaiatura sinfonica; 2) incredibile e inaudito il contrappunto sonoro quasi fisicamente tangibile dei fiati; 3) ottima la direzione del texano John Axelrod (di cui già avevo apprezzato la direzione dell’impalpabile Nona), un direttore che dirige con il corpo, non solo con mente e cuore – anche perché se non sarà il corpo a risorgere, che risurrezione è?
(Ad ogni modo, se proprio devo rispondere alle domande di Mahler, correrò il rischio di una risposta autoreferenziale, circolare e viziosa, e alla prima delle tre risponderò, magari accennando un ghigno grottesco: ovvio, per ascoltare la tua musica!).

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2 Risposte to “Auferstehung!”

  1. linda Says:

    condivido il testo appena letto e non trovando pace nel pormi anche io tante domande resto grata a chi usa il cervello per scoprire sempre il meglio dalle forze misteriose della natura agenti negli esseri umani e nell’etere. mi piacerebbe conoscere meglio uomini sensibili e sinceri che amino dialogare del profondo che in noi chiede di essere ascoltato. grazie …

  2. md Says:

    Grazie a te Linda e benvenuta!

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