Aforisma 78

Definire che cos’è la cosa è tra le cose più complicate nell’ordine delle cose.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

35 pensieri riguardo “Aforisma 78”

  1. Non direi Carla: il concetto di cosa è ancor piú originario, oltre che sfuggente, come giá viene indicato dall’espressione “che cosa è” (una qualunque) cosa?

  2. Un’entità è una cosa definibile.

    (rido di me)

    Retoricismi a parte, una cosa è ciò che è definibile di per sè – così ti evito l’entità sgradevole.

  3. @Carla: designare qual-cosa, nominare qual-cosa, ha sempre un significato, non è mai neutro. Ma tale significato si inscrive nel sistema concettuale che decide (ad esempio) che il mondo deve essere diviso in cose (e non un’unica sostanza), e magari classificato o gerarchizzato. E allora: le cose sono inerti contro ciò che è vivente, e dunque le persone non sono cose, però possono benissimo essere reificate, ecc.ecc. Quando noi diciamo di “fare una cosa”, in quel “fare” e in quella “cosa” c’è una precisa concezione dell’agire finalizzato. Ecc.ecc.
    F. -ad esempio – scrive che “una cosa è ciò che è definibile di per sè”. Però mi chiedo: esiste qualcosa che sia davvero definibile di per sé? Non è forse il soggetto a definire/nominare/classificare/dis-porre – cioè far sì che le cose siano quel che sono?
    Esiste la cosa in natura? Direi di no.
    (D’altra parte anche un concetto come quello di natura, già lo abbiamo visto, è assai problematico)

  4. Una cosa è ciò che nel rapporto di sè con un non-sè è in sè determinata in maniera definita dal rapporto.stesso.

    Ma forse sono solo parole a caso.
    Buonanotte, o buon domani.

  5. Il vocabolario riesce bene a spiegare il concetto di: cosa
    Singolare femminile, vocabolo generico che sostituisce un termine proprio, concreto o astratto, eufemistico a volte (vedi mestruazione).
    Aggiungo:
    È un termine generico, non semplice. La cosa può benissimo essere complicata!
    😉

  6. A naso,mi sembra che dobbiamo anzitutto operare una distinzione tra l’uso che viene fatto del termine per indicare un qualsasi oggetto di cui non so o non voglio dire il nome , e il concetto di “cosa in se”-normalmente specchio di un soggetto che pensa o agisce

  7. @Carla: temo che la spiegazione del vocabolario sia quantomai ambigua e fumosa, tanto è vero che il termine “generico” usato rinvia proprio a ciò che è vago, impreciso.
    Il problema di alcuni concetti (quali generico, astratto, semplice, ecc.) è che nascono sempre insieme ai loro opposti, e dunque per definirli occorre andare alle spalle di quell’opposizione, cosa non sempre agevole.
    Con il termine “cosa” poi siamo al limite della prestidigitazione, dato che si allude a qual-cosa (che dunque è già una cosa) che non sia specifica (che, cioè, non abbia determinazioni specifiche), laddove il problema è proprio quello della “determinazione”: con il concetto di “cosa” si allude a quella modalità di intendere e di conoscere che è insieme determinata (il mondo suddiviso in “cose”, discreto e non continuo, fatto di enti e non di un’unica totalità), lasciando però al contempo quella determinazione indeterminata.
    Come a dire che “cosa” è una sorta di assioma, di dispositivo ontologico del linguaggio e del pensiero per indicare, determinare rimanendo però sulla superficie.
    Ribadisco che l’espressione tipica che ci rivela questo arcano sta proprio in “che cos’è (la cosa)”, una vera e propria tautologia.
    Un po’ come quella del vocabolario che ci dice che la cosa è generica e che cioè che è generico è una cosa…

  8. @Silvia: l’introduzione del termine “oggetto”, inevitabilmente reca con sé il “soggetto”.
    Cosa-in-sé è poi questione complicatissima…

  9. logica, astratta, indefinibile, idea, ideologia, superflua: troppi termini (piuttosto stratificati e non proprio riconducibili ad unità) per definire una cosa così sfuggente come la cosa…

  10. Beh Carla, non è questo un blog dove non si complicano le cose, anzi. E il concetto di valore – da Eraclito passando per Diogene, il cristianesimo e, soprattutto, Marx è uno dei più complicati. Vedo che divaghi – come del resto divaga la cosa 🙂

  11. sei tu che divaghi!
    sei partito da una cosa (generica) e pretendi di approdare a una cosa (particolare)
    dove sta la differenza, secondo te?

    poi affermi che la cosa non esiste natura!
    la cosa può benissimo essere una pietra, se non è definita!

    la cosa non è spiegabile perchè è un termine troppo generico..

  12. @Carla: non intendo affatto approdare a una “cosa particolare”, quel che il mio aforisma (e la mia intenzione) voleva affermare è la difficoltà nel definire un concetto che viene utilizzato di continuo qual è quello di “cosa” – oltretutto, rileggendo i commenti, ho visto che sono stati introdotti svariati concetti (non da me) che a loro volta richiedono giustificazione in rapporto alla “cosa”.
    Il terreno su cui mi pongo è – inevitabilmente – quello dell’ontologia. Ciò non toglie che chi interviene possa poi decidere di spostarsi su altri territori o utilizzare altri linguaggi (compreso quello dell’ironia, che però – guarda caso – ha un’origine squisitamente filosofica).
    Quando tu affermi: “la cosa può benissimo essere una pietra, se non è definita!”, aggiri la questione che ho posto: come mai noi indichiamo quella singola pietra (o qualunque altro singolo oggetto) “cosa”? che cos’è che rende in questo caso la singolarità una “cosa”?

    (D’altra parte è comunque più semplice avere a che fare con gli alieni e con le cose, che non con gli umani…)

  13. “per questo la cosa può assumere svariate forme…”

    Per esempio le forme dell’incomprensione.

    “Da cosa nasce cosa.”

    Ecco, almeno un punto fermo, la cosa è ermafrodita.

    Il problema è apparentemente semplice.
    Concetto del valore, significati, ecc.

    Quando nel nostro mondo persino i risultati di una idea possono essere ribaltati, oltre al fatto che quella idea possa avere diversi significati secondo le persone, questo definisce il problema.

    La scienza ponendosi come traguardo una schiacciante evidenza è la vera risolutrice.

    La matematica non è una opinione, anche se da sempre della filosofia cerca l’unione.

  14. Ecco, almeno un punto fermo, la cosa è ermafrodita.

    Occhio, LexMat, alla deliberatamente omessa punteggiatura della mia boutade!

  15. Intendo che non ho messo punteggiatura (né virgolettature) apposta e non per dimenticanza. Ciò permette di leggere la domanda in almeno due modi:

    a) dalla cosa può nascere la cosa?

    e

    b) da cosa nasce la cosa?

    Tieni presente che non ho la più pallida idea circa il fatto che queste domande siano sensate e possano avere una risposta significativa, o qualsivoglia valenza in ambito filosofico. Prendilo come mero gioco linguistico (o forse solo tipografico).

  16. giusto per la cronaca: stamattina ho giocato con una classe di bambini della V primaria (dunque 10-11 anni) al gioco della domanda “che cos’è la cosa?”, e si sono divertiti parecchio;
    anche perché tutto è partito da un “cazzo vuoi?” del bambino-guastatore del gruppo rivolto a una sua compagna, che ho subito trasfigurato in questione filosofica…

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