Perché sì, c’è e basta!

manuale-eco-fedriga-copertine_371-228

La domanda filosofica più drammatica, lei scrive, è “perché esiste qualcosa piuttosto che nulla?”. Non le sembra che sia forse la più oziosa tra le domande?

Visto che se la sono posta pensatori che non avevano tempo da perdere, non dovrebbe essere oziosa. Il problema è perché qualcuno se la sia posta (o forse senza rendersene conto se la pone ciascuno di noi). Non è una domanda a cui possiamo dare risposta, ovvero la cui risposta è il fatto stesso che ce la possiamo porre. Voglio dire che se la pone solo qualcuno che in qualche modo c’è. Per dirla con parole grosse, noi viviamo nell’Essere e possiamo porci la domanda perché ci sia dell’essere solo perché c’è dell’essere. Se ci fosse solo il nulla non potremmo porci la domanda, ma la questione è che il nulla non esiste.

Perciò è irrilevante.

No. Il fatto che ci sia dell’essere è la ragione per cui siamo portati a porre la domanda e pertanto la domanda ha una sola risposta: “Perché sì”, perché se non ci fosse qualcosa non potremmo neppure pensare che non potrebbe esserci. Poi le varie filosofie hanno proposto risposte indirette, per esempio postulando all’origine Dio come l’Essere per eccellenza, o pensando che il mondo fosse eterno. Nel primo caso la risposta si trasforma nella domanda successiva, perché c’è Dio piuttosto di niente (e questa sarebbe davvero una domanda oziosa). Nel secondo caso, se il mondo è eterno, non puoi chiederti peché c’è. C’è, e basta.

***

[a domanda – drammatica od oziosa che sia – risposta secca: perché sì, c’è e basta: una non-domanda per una non-risposta, o una domanda che travalica a priori la possibilità di una risposta; eppure, è la madre di tutte le domande, la domanda piena, assoluta, totale, davvero inutile, quella che se anche non ti fai, tutto resta tale e quale; o no?]

Tratto dall’intervista di Antonio Gnoli ad Umberto Eco, su La Repubblica del 20.2.2014, a proposito dell’uscita del primo volume di un nuovo manuale di Storia della filosofia, curato insieme a Riccardo Fedriga, edito da Laterza – che è sempre una buona notizia.

Advertisements

Tag: , , , , ,

7 Risposte to “Perché sì, c’è e basta!”

  1. Eterit Says:

    Premetto che ho difficoltà a trattare questioni filosofiche, in ogni caso non ho ben capito se sei d’accordo con Eco o se hai soltanto riportato frammenti di intervista. Poco fa lessi un libro che proponeva la coimplicazione tra ontologia e nichilismo, non sto a commentare perché non sento di avere basi solide per sostenere un confronto, ma mi interessava conoscere la tua opinione riguardo gli argomenti che hai citato. Per farla breve, nonostante la questione sia complessa non mi sembra il modo migliore di risolverla il “perché si, c’è e basta”

  2. RobySan Says:

    A me sembra che per “non porsi la domanda” non è necessario che ci sia solo il nulla: è sufficiente che non ci siamo noi (senzienti). Perché se deve esistere solo il nulla affinché noi non ci si ponga la domanda, allora dato il non-nulla (cioè l’essere) noi siamo necessari. E ciò non può, credo, essere dimostrato. Possiamo benissimo immaginare che esista un universo (o una moltitudine di universi, come è modaiolo pensare oggi) nel quale la coscienza (l’essere senziente) non c’è.

  3. md Says:

    beh, mi ci vuole una giornata (almeno) per rispondere ad entrambi; ci penserò un po’ su…

  4. RobySan Says:

    Fammi conoscere la tua tariffa oraria, prima.

  5. md Says:

    ahah, mi sa che lavoro per la gloria (che comunque non verrà)

  6. md Says:

    @Eterit, comincio col rispondere, brevemente, a te.
    Sono d’accordo con Eco, nella misura in cui 1) si tratta di un’intervista, e dunque il respiro non è certo quello argomentativo; e però 2) in quella lapidarietà dell'”è così e basta” sta il nocciolo essenziale del trattare concetti al limite delle nostre possibilità (io li ho chiamati concetti-capestro) come “essere”, “tutto” o, ancor più, “nulla”. Nel momento in cui evochiamo l’essere, evochiamo qualcosa che già ricomprende ogni possibile cosa ed eventuale negazione (peraltro impossibile, o se si vuole illusoria, ma che dunque “è” qualcosa): cioè noi siamo già da sempre ricompresi in quello spazio concettuale da cui non possiamo uscire. Paradossalmente, se volessimo sapere come mai c’è l’essere e non invece il non-essere, dovremmo uscirne, ciò che è impossibile, anche perché saremmo comunque in un “fuori” che “è” qualcosa.
    Insomma, ci arrabattiamo per “nulla”. Ma su tutto questo c’è chi – come Severino e ben più di Eco – è massimamemte esperto.
    Se poi tutto questo porti a qualcosa, non saprei. Ed effettivamente, come dici, la vicinanza di “ontologia” e “nichilismo” ha una sua pericolosa evidenza – del resto era stato Hegel, in principio della Scienza della logica, a dire che “essere” e “nulla” sono la medesima cosa – intercambiabili, insapori incolori e inodori, privi di consistenza concettuale come sono.

  7. Eterit Says:

    Per fortuna sono ripassato (non mi era arrivata la notifica della risposta)! Grazie, in effetti non si tratta di concetti spiegabili facilmente in un commento, e non credo sia saggio proseguire qui., tuttavia la risposta è molto utile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: