Aforisma 82

(sulle orme di Derrida)
La filosofia è essenzialmente “oblio calcolato” dell’animalità – quella stessa animalità che nel guardarci ci spoglia di ogni eccezione ed humanitas: reminiscenza di un nudo corpo senza “io”.

Annunci

Tag: , , , , , , ,

15 Risposte to “Aforisma 82”

  1. rozmilla Says:

    Un aforisma conturbante, Mario … ho dovuto rileggerlo un po’ di volte. Meglio con l’aggiunta di “reminescenza”.

    Quello che non capisco: quella “stessa animalità” che si guarda e ci spoglia, è la stessa di chi?
    Di un altro animale, eventualmente, o delle stesso animale-uomo che ci guarda? Che ci guarda come Cosa (das Ding)

  2. rozmilla Says:

    errata corrige: riminiscenza !

  3. md Says:

    @rozmilla: potrebbe essere più la seconda che dici;
    comunque l’aforisma è contorto perché elide tutto il ragionamento che ci sta dietro (e che fa Cimatti sulle tracce di Derrida e di Lacan), ma il cui succo sta nell’annosa questione della (pretesa) uscita umana dall’animalità e della costituzione di una natura simbolica e linguistica (un “io” che trascende il corpo), con tutti i problemi eventuali che ciò comporta.
    Ma, tralasciando la teoria, quello “sguardo” animale è rintracciato da Derrida in una comunissima esperienza che tutti coloro che hanno un animale domestico fanno: il disagio che si prova ad uscire dalla doccia trovandosi lo sguardo di un gatto che fissa la nostra nudità – e sarebbe propriamente l’indifferenza di quello sguardo, e la strana “vergogna” che suscita in noi, a causare – laddove ci si voglia riflettere – l’eventuale reminiscenza.

  4. rozmilla Says:

    La strana “vergogna”, sta nel non provare alcuna vergogna di fronte a un animale, mi pare. O almeno questo pare a me, non so se Deridda intendesse questo. Gli animali sono nudi, e non giudicano (e sotto questo aspetto è molto rilassante la presenza di un animale, ma soltanto se addomesticato!). Ma è anche una questione di abitudine, credo, dato che gli uomini non vivono nudi tra loro. Mentre, se fossero abituati a stare nudi tra loro, come ancora accade in alcune tribù, questo non sarebbe un problema, se escludiamo le necessità climatiche o igieniche. Usi e costumi che sono parte di diversi modi di esistenza in diverse società o comunità.
    Sull’annosa questione dell’uscita dall’animalità, mi sembra abbastanza scontato il fatto che in un certo qual modo e in un certo senso, gli uomini delle civiltà sviluppate o complesse come le nostre ne siano usciti (almeno con una gamba e un braccio) non saprei dire da quanti migliaia di anni. Questo, secondo me non significa che smettiamo di essere animali, soltanto siamo animali un po’ complessi, e certamente non viviamo più in una dimensione di naturalità, come ad esempio vivono ancora gli indigeni di alcune tribù. Ma non significa nemmeno che quando guardiamo un nostro simile, il nostro sguardo sia molto diverso da quello di un animale qualsiasi. Il nostro Prossimo resta pur sempre impenetrabile, non sappiamo chi sia, quella Cosa, che intenzioni abbia – amico o nemico? Non si sa. Non credi che questo sia ancora un retaggio animale?
    Intendo dire: non si può nemmeno affermare che gli animali siano indifferentemente esseri pacifici – ti pare? O che l’animalità sia un bene o un vantaggio tout court.

  5. md Says:

    Il problema è che l’animalità è un nostro “pròblema”, nel senso greco del termine. Una linea-ostacolo che tracciamo e attraversiamo in un senso o nell’altro e rispetto alla quale rimaniamo straniati.

  6. rozmilla Says:

    certamente, non c’è dubbio che gli altri animali non abbiano questo problema, né che si facciano tanti problemi. Mentre l’uomo è altamente specializzato a creare e moltiplicare problemi per sé e per gli altri. Ogni volta che cerca di risolvere un problema ne crea un altro. Se cerca di risolverne due ne crea quattro. Siamo moltiplicatori di problemi all’ennesima potenza. Quando va bene, al quadrato.

  7. RobySan Says:

    …il disagio che si prova ad uscire dalla doccia trovandosi lo sguardo di un gatto che fissa la nostra nudità…

    Questa è poi bella: a prescindere dal fatto che, a casa mia, gli animali stanno in cortile; che il cane o il gatto mi vedano nudo non mi fa né caldo né freddo. Che io non sia uscito dall’animalità nemmeno un po’?

  8. filosofiazzero Says:

    …Derrida: un altro parlare oscuro, ma anche Eraclito era detto “l’Oscuro”, ma che “differance”!!!!

  9. filosofiazzero Says:

    …non ho messo l’accento: “différance”!

  10. md Says:

    @RobySan: secondo gli ultracittadini e ultra-abitati-dal-linguaggio Derrida e Lacan (e Cimatti) dovresti considerarlo un privilegio…

    “L’animale – a parere di Cimatti, con il quale concordo – esiste solo per rassicurare “io” che lui no, lui è l’eccezione del mondo naturale, lui non è un animale”.
    Nell’ “animalità” viene in realtà confinata, confusa e costretta una incredibile varietà di viventi: la proposta (per ora solo metafisica ed immaginativa?) è quella di deporre questo io-gabbia soffocante (ed omologante) e di “aprirsi alla sperimentazione del vivente”.
    Rimane da capire come.

  11. rozmilla Says:

    Mi sono ricordata che quando la mia gattina è entrata in casa mia, il mio problema è stato il timore per i microbi che poteva avere con sé; ogni volta che la toccavo poi mi lavavo le mani col sapone, soprattutto perché sono io a cucinare e toccare i cibi. E per quanto fosse carina, provavo una certa fastidiosa sensazione ribrezzo se non schifo (e sotto questo aspetto resto dell’idea che potrebbe non essere sempre molto salutare aprirsi tout court alla “sperimentazione del vivente”).
    Ma se ben ricordo, in effetti la prima volta che è entrata in bagno mentre ero nella vasca, in effetti c’è stato un attimo di straniamento, come a dire to’ va, eccoti qui, è tutto così semplice e “naturale”, tu certo non ti fai alcun problema.
    Quindi forse la “reminiscenza” consiste nel ricordo di quella animalità pura e semplice, che noi, in gradi diversi, abbiamo perduto (non a caso anche Sini – e non solo – parlava di Paradiso perduto).

    Ovviamente, dopo, tutto questo è rientrato nella consuetudine. E anche il problema “microbi” è quasi del tutto scomparso. Lei non era più un’estranea, era diventata una di famiglia, e si condivideva ogni cosa, microbi compresi, ahimè (che su questo punto, bisogna dire che le maggior parte delle malattie abbiano avuto origine dalla convivenza e promiscuità con gli animali – come sostiene in modo documentato Jared Diamond in Armi, acciaio e malattie)

    Però, dire che “L’animale esiste solo per rassicurare “io” che lui no, lui è l’eccezione del mondo naturale, lui non è un animale”; mi sembra esagerato. Ma può darsi che per qualcuno le cose stiano così. Forse bisognerebbe capire i “motivi” per cui si vuole sostenere questa tesi.

    Secondo me l’animale (ogni animale, compreso quello di specie umana) esiste di per sé, e indipendentemente da me, o da “io” che dir si voglia.

    Considerando però come in genere vengono trattati e sfruttati gli animali, c’è il rischio che qualcuno faccia il percorso inverso, ossia, che siccome siamo tutti animali, possiamo essere tranquillamente trattati come vengono trattati e sfruttati gli animali. Esattamente come non c’è alcun rispetto per gli animali, potrebbe esserci altrettanto disprezzo (e in molti casi già c’è o c’è sempre stato) per la vita animale umana.

  12. rozmilla Says:

    errata corrige sulla prima errata corrige : reminiscenza!
    errata corrige attuale : che le maggior parte delle malattie “hanno” avuto origine ecc..

  13. md Says:

    @rozmilla, concordo. Una precisazione su quella frase di Derrida, che ovviamente risulta estrapolata da un contesto più ampio: l’animale di cui parla, in contrapposizione all’io, è una costruzione tanto quanto l’io. Cimatti parla infatti di una riduzione assurda della varietà dei viventi e delle specie a quell’unicum che è l'”animale” o l'”animalità”.

  14. filosofiazzero Says:

    …ma intanto quello che il professore volesse dire resta (volutamente?) oscuro (o enigmatico?).
    Un altro prof, Severino fra i tanti?

  15. filosofiazzero Says:

    …quando i filosofi smetteranno di parlare come filosofi allora…
    …allora nulla! non sarebbero più filosofi, allora!
    …non se ne esce!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: