Amore nettunico (con oblio)

botticelli-birth-venus

«Esiste una sola specie di amore, al di là dello spazio e del tempo; tutti gli incontri sulla terra sono immagini, sono colori dell’unica e indivisibile luce. L’amore inteso in senso generale, l’amore nel turbine della temporalità è terreno, e nettunico; l’oceano è la culla dalla quale si erge Afrodite. Dai suoi abissi sgorga ciò che nell’amore è onda e ritmo, tensione e mescolanza, ciò che è meraviglioso e terribile. Sulla riva del mare e sugli scogli noi percepiamo la sua anonima canzone fatale, le profonde voci delle sirene che, emergendo e tuffandosi, ci attirano per perderci nel loro mare. L’attrazione è irresistibile».

[Ho ritrovato tra le bozze del blog questo passo, senz’altra indicazione, e rileggendolo non ho potuto capire né cosa fosse né come mai lo avessi trascritto – ovviamente ho subito capito che non era di mio pugno. Mi sarebbe piaciuto pubblicarlo così, in maniera anonima, ma la potenza di google me lo ha impedito, visto che nel tempo di un clic ne ho potuto individuare la fonte – ovvero Ernst Jünger, Nel palazzo. È un brano molto bello, ma la mia memoria rimane comunque avvolta dalle nebbie a proposito del luogo e delle circostanze di lettura. Mi fornisce però la ghiotta occasione di accompagnarlo al quadro di Botticelli, che forse mai più mi si ripresenterà…]

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