Wagner in un tweet e una domanda

L'oro del Reno_Marina MussetUn tempo si sarebbe detto “in pillole”. Ora va di moda riferirsi al celebre cinguettio globale. Ma la sostanza non cambia.
Per ascoltare l’intero ciclo dell’Anello del Nibelungo di Wagner occorre darsi molto tempo: dura circa 17 ore – dall’alba al tramonto se si è in estate – da moltiplicare per svariate volte se si vuole studiare e gustare appieno. (Magari, se e quando andrò in pensione…). Wagner ci mise ben 26 anni a concepirlo, scriverlo e terminarlo (con una lunga pausa nel mezzo).
Il direttore d’orchestra e musicista Lorin Maazel ha però in parte risolto il problema scrivendone una temeraria “riduzione” – The ring without words – una suite sinfonica concepita per esaltarne i passaggi orchestrali essenziali: un intero ciclo drammatico concentrato in 70 minuti di musica.
Ad un primo ascolto in cuffia ero rimasto molto colpito dall’incipit, quasi una rappresentazione sonora del concetto di arché così come l’avevo trovato espresso nel libro di James Warren su I presocratici: un che di sorgivo e nel contempo fluente, un sorgere-fluire permanente, che però viene dalle cavità più profonde, dai precordi dell’essere. Del resto si tratta della rappresentazione sonora di un fiume, l’oro del Reno da cui tutta la vicenda prende avvio. Un’impressione che mi è stata poi confermata da un passo del critico letterario Francesco Orlando, il quale scrive:

Raccontare la trama dell’Oro del Reno: ma è quella del prologo d’una Tetralogia dove, mitologicamente, si racconta nientemeno che la storia del mondo. Gli antefatti immancabili di una trama sono, stavolta, preistoria della preistoria. Bisogna cominciare da uno stadio così antico che non accede alla parola: è invece immediatamente evocato dalla musica, dalla famosa prima nota del preludio orchestrale. Una profondissima, immobile, buia e pacifica nota dei contrabbassi, a cui si sovrappongono i fagotti quadruplicandone la durata. Essa esprime qualcosa come l’indistinzione originaria; oppure la materia, prima di ogni vita; oppure la vita, prima di ogni forma umana. Dura meno di due minuti secondo il tempo dell’orologio, ma il tempo a cui fa riferimento è interminabile, o plurimillenario. Lo stesso potrebbe dirsi ancora finché gli otto corni, entrati uno dopo l’altro sulle note dell’accordo perfetto, si fanno eco intrecciando qualcosa come una primordiale ninnananna. Con l’ingresso degli archi il tema si precisa, disegna un’onomatopea dell’elemento liquido, cresce in sonorità e densità strumentale, crea lo scenario che sta per rendersi visibile entro il fondo del gran fiume. Ecco avviato il racconto, la trama, la storia.

L’ascolto dal vivo ha in effetti confermato ed anzi amplificato quell’impressione: un flusso sorgivo da cui discende ogni cosa – la nascita, la morte, l’amore, l’odio, la lotta, il perenne flusso distruttivo e costruttivo del cosmo.
I puristi wagneriani, ovviamente, gridano allo scandalo da quasi tre decenni, ma devono rassegnarsi anche loro: si tratta comunque di un tweet (o di una pillola) sostanziosa, una meravigliosa cascata di note e leit motiv senza alcuna pausa, un ininterrotto fluire di suoni ed emozioni in grado di aprire e di introdurci al mondo wagneriano (e al mondo tout court).
(La domanda è sempre la stessa, in sintonia con quel lunghissimo si bemolle dei contrabbassi che apre la Tetralogia, l’evocazione dell’arché di cui parlavo sopra: qualcosa sorge ed ha inizio – bene, e dunque?)

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2 Risposte to “Wagner in un tweet e una domanda”

  1. RobySan Says:

    Dunque, mi dice il mio amico contrabbassista, tenere quella nota senza fare sentire le inversioni dell’archétto è davvero difficile.

  2. md Says:

    Sono sempre più interessato agli aspetti tecnici o strumentali delle esecuzioni. Infatti ai concerti non mi accontento più di ascoltare, voglio soprattutto guardare come il suono viene creato, lì sul momento. E non finisco mai di stupirmi di quel che accade.

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