Il seme d’Europa

(così celebro il mio 25 aprile quest’anno, con questi atroci e bellissimi versi di Wilfred Owen, uno dei figli e semi d’Europa mandati al macello, un secolo fa, a milioni)

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Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

5 pensieri riguardo “Il seme d’Europa”

  1. …e poi:

    Verso l’inverno.

    Sempre in accordo con la mala cosa
    le canne del bagno risuonano
    di pomeriggi fauneschi, e la paura
    tutta sghimbescia come un allegro bastardo
    fa il verso a un piovasco di secoli. Ora
    non posso più dubitarne: quest’Europa trotta
    verso l’inverno con un piede solo.

    (Roberto Sanesi, da “Il feroce equilibrio”, 1957)

  2. Ho avuto la fortuna, qualche settimana fa, di leggere alcune di queste poesie dei War poets direttamente in lingua insieme a Luciana, una mia amica insegnante d’inglese. L’impatto nella lingua originale è molto più forte (come sempre succede, in particolare per la poesia), anche se devo dire che la traduzione Einaudi mi pare buona.

  3. Il traduttore della edizione Einaudi (la quale pare non più diponibile) fu Sergio Rufini. Io non ho mai letto la sua versione dei War poems. Spero ovviamente che sia migliore della mia!

    Comunque: una lettura inglese qui.

    E poi un gioiellino “non di guerra”, sempre di Owen:

    Music [Wilfred Owen]

    I have been urged by earnest violins
    And drunk their mellow sorrows to the slake
    Of all my sorrows and my thirsting sins.
    My heart has beaten for a brave drum’s sake.

    Huge chords have wrought me mighty: I have hurled
    Thuds of gods’ thunder. And with old winds pondered
    Over the curse of this chaotic world,
    With low lost winds that maundered as they wandered.

    I have been gay with trivial fifes that laugh;
    And songs more sweet than possible things are sweet;
    And gongs, and oboes. Yet I guessed not half
    Life’s symphony till I had made hearts beat,

    And touched Love’s body into trembling cries,
    And blown my love’s lips into laughs and sighs.

  4. Magnifico, davvero. C’è tutta la rabbia del rovesciamento dello spirito nel suo contrario, quasi che Dio veramente fosse Abramo (il Dio terribile, che ti annienta), e l’angelo fossero le deboli voci della ragione transumana, che troppo ha giocato col fuoco.
    Viene da domandarsi che cosa ancora debba accadere perché l’Europa si rassegni ad amarsi.

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