Si fotta la guerra (con tutti gli imperatori) – proprio oggi, a cent’anni esatti dalla prima fottuta guerra mondiale

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A me Hamas non piace. È una specie di Comunione e Liberazione islamica con un braccio armato. Ma:
1. Non sono terroristi (non più di quanto lo siano i soldati israeliani).
2. Non hanno rapito i 3 ragazzi israeliani, usati strumentalmente dal governo israeliano – che lo sapeva benissimo – per condurre l’ennesima guerra contro i palestinesi (e non solo contro Hamas)
3. Hamas è il governo di Gaza. Hamas è l’esercito di Gaza. Hamas, ci piaccia o no, difende il suo popolo come può – con razzi, tunnel e quant’altro. Quegli altri hanno la bomba atomica e uno degli eserciti più potenti del mondo.
4. Hamas viveva una forte crisi di consenso sociale, fino a qualche settimana fa. Corruzione, incompetenza, nessuna prospettiva. Ora invece la popolazione di Gaza sta con Hamas. Un gran bel risultato per Israele, non c’è che dire!
5. In questo momento, se Israele vuole punire Hamas non può non punire la popolazione civile (e temo che la cosa non gli dispiaccia affatto).
6. Esistono due alternative: o Israele rinuncia alle sue politiche espansionistiche ed annessionistiche (con crescente frantumazione del popolo palestinese) oppure continuerà a disseminare uova di drago che prima o poi gli si ritorceranno contro.
7. È però ragionevole pensare che la gran parte delle forze politiche israeliane (così come Hamas) non vuole la fine della guerra. È la guerra a tenerli in piedi, a dar loro un’identità.
8. Ci vorrebbe un bambino che indicasse la nudità degli imperatori in campo. Ma quel bambino viene quotidianamente ucciso, ferito, traumatizzato. Così che non ci sia nemmeno l’idea di un futuro.

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2 Risposte to “Si fotta la guerra (con tutti gli imperatori) – proprio oggi, a cent’anni esatti dalla prima fottuta guerra mondiale”

  1. Giuseppe Savarino Says:

    Mi dispiace constatare che ci siano pregiudizi nell’articolo, in particolare sbilanciati verso Israele. Ciò non mi stupisce più di tanto: ogni volta ho l’impressione che, su questo conflitto, ci si debba schierare “per forza” con l’uno o con l’altro, perdendo sempre un pezzo di obiettività.
    Chiariamo dunque alcuni punti:
    1. non sono terroristi ma ci penserei due volte a difenderli (ci si avvicinano parecchio)
    2. non capisco per quale motivo il governo israeliano avrebbe dovuto trovare una scusa, accettando o favorendo un rapimento di suoi connazionali e la conseguente barbara uccisione
    3. uno ha le pietre, l’altro la bomba atomica. E allora? Non mi augurerei affatto che Hamas possa avere l’accesso alla bomba atomica! E mi auguro che Israele rinunci alla propria!
    4. Hamas ha aumentato il consenso, è vero. Ma le bombe intercettate dallo scudo antimissile non se li sono inventate gli israeliani e potevano fare altrettante vittime
    5. perché non dovrebbe dispiacere agli israeliani uccidere dei civili? Questo è un giudizio di parte ingiustificato, quindi un pre-giudizio
    6. Cos’è? Un avvertimento a Israele? Non sono per niente d’accordo con le politiche espansionistiche e sono convinto che, in parte, la soluzione del conflitto potrebbe essere proprio la suddivisione netta del territorio. Tuttavia, non mi sembra ci siano politiche espansionistiche in senso proprio ma semmai un’incapacità delle parti di gestire una serena divisione di una terra maledetta (e detto per inciso pure poco fertile)
    7. Ragionevole politicamente? In base a cosa? Trovo semmai irragionevole che si pensi che qualcuno, per avere consenso politico, possa uccidere delle persone o peggio ancora scateni una guerra
    8. Concordo appieno ma i bambini sono dell’una e dell’altra parte. L’assurdità di una guerra è totale ma non la si combatte sostenendo il più debole o il più forte. E nemmeno con la ricerca, pretestuosa e sempre opinabile, di una verità che non si troverà mai ma al contrario semplicemente rinunciando ad essa.

  2. md Says:

    @Giuseppe Savarino
    Premesso che dubito che su qualsiasi cosa possa esserci un’assoluta obiettività (quella ce l’ha solo, eventualmente, Dio), ed in particolare su un conflitto quasi secolare che, nel bene e nel male, ha in gran parte costituito (direi quasi ontologicamente) la mentalità di chiunque svolga un ragionamento di politica internazionale, chiarisco anch’io:
    1. Non ho difeso Hamas, ho solo obiettivamente constatato che è una parte importante della società palestinese che non può essere eliminata dalla scena
    2. È stato un portavoce della polizia israeliano intervistato dalla Bbc a dichiarare che Hamas non c’entra col rapimento. Ergo, deduco che questo o qualunque altro potesse essere il casus belli per far fuori i tunnel e un po’ di dirigenti di Hamas (cosa peraltro già avvenuta in altre operazioni precedenti)
    3. Io sarà sbilanciato in fatto di pregiudizi, ma il fatto che l’uno abbia pietre e l’altro la bomba atomica rimane un dato oggettivo. Che non comporta che io auspichi che Hamas debba avere la bomba atomica, né che debba averla chiunque
    4. Rimane il dato dell’asimmetria, Hamas può solo resistere o fare attentati (come tutti i movimenti di liberazione o di guerriglia di questa terra), non condurre una qualunque guerra “tradizionale”
    5. Sono stato in Palestina, e ho avuto la netta sensazione che gli israeliani considerino i palestinesi (e gli arabo-israeliani) non solo dei cittadini di serie b, ma davvero dei nemici che vorrebbero gettare tutti a mare (l’espressione l’ho sentita con le mie orecchie). Ovviamente la cosa è reciproca – solo che (per i punti 3 e 4) è solo Israele che è in grado di far scorrere molto sangue palestinese, non viceversa. Oltre al fatto che per la propria (presunta) sicurezza i governanti (forse ancor più dei militari) israeliani non hanno alcuna esitazione nel farlo. A Gaza, in particolare, una piccola striscia di terra con 1.800.000 persone stipate dove è giocoforza che per colpire Hamas, tunnel o quant’altro non possano non esserci gravi perdite anche tra i civili.
    Mi si permetta poi di avere seri dubbi che questa strategia comporti, sul lungo periodo, maggior sicurezza per Israele.
    6. Certo che è un memento ad Israele: ogni volta la spirale d’odio si avvita e se qualcuno non ha nulla da perdere tornerà a farsi esplodere, prima o poi, tra le strade di Tel Aviv, anche se questa strategia (com’è ovvio e com’è già stato dimostrato dai fatti in passato) non porta a nulla.
    Ma, appunto, il problema è la terra. Le carte geografiche parlano molto chiaro su quale sia stata la politica colonizzatrice di Israele: ricordo molto bene tutti gli insediamenti di nuove colonie intorno a Gerusalemme e Betlemme già nei primi anni ’90, che si sono moltiplicati negli anni a seguire.
    Per inciso: non è affatto vero che quelle terre non sono fertili, sono solo impoverite. Oltretutto una delle vere questioni (altro che Jahvé o Allah) è il controllo delle acque: i palestinesi, ad esempio, non possono scavare pozzi.
    Molti uliveti e fattorie sono state distrutte, ecc.ecc.
    Il progetto israeliano è chiarissimo ed è un fatto (non un pregiudizio): prendersi più terre e risorse possibile e confinare i palestinesi in riserve indiane.
    7. Su questo, davvero, basti guardare la storia degli ultimi millenni: la guerra – senza scomodare Clausewitz – è la continuazione della politica con altri mezzi. Io mi spingerei a dire la guerra è l’essenza di ogni forma di dominio o di potere politico, che non esita ad usare la violenza per difendere i propri privilegi.
    8. Certo che i bambini sono di tutte le parti, ma in questo momento sono solo quelli di una parte a morire, a centinaia.
    Ed è difficile essere obiettivi nel corso di un massacro. Soprattutto non lo si può chiedere ai palestinesi. Solo chi ha una patria (e una qualche verità) può permettersi il lusso di negarle. Per chi non ha nulla la vedo un po’ più complicata…

    Avrei molto altro da dire, ma per ora mi fermo qui.

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