Leibniziana 3 – Il labirinto del continuo

pulviscolo

(riprendendo il filo da troppo tempo interrotto…)

4. Egualmente, non è da temersi che una sostanza semplice possa dissolversi, e neppure è concepibile che possa estinguersi naturalmente.

5. Per la stessa ragione non v’è alcun modo, per cui una sostanza semplice possa avere un’origine naturale, poiché essa non potrebbe sorgere per composizione.

Una sostanza semplice sfugge alle leggi naturali della dissoluzione (della morte), così come della composizione (nascita): cioè né composizione né scomposizione, proprio perché non si tratta di corpi, o di figure materiali.

6. Cosicché può dirsi che le monadi non possono cominciare e finire che d’un colpo: cominciare cioè per creazione e finire per annientamento, mentre ciò che è composto, comincia e finisce per parti.

La conseguenza è che la monade si dà… d’un colpo! Creazione e annientamento… ma ciò sfugge non solo alle leggi fisiche, bensì anche a quelle logiche: come può qualcosa uscire dal nulla o ritornarvi?
La conclusione di questo ragionamento sta nella celebre metafora delle monadi senza finestre, su cui torneremo, che ha anche la funzione di respingere le antiche tesi scolastiche su percezione, accidenti e sostanze.

***

Rilevo qui due cose interessanti, una presente nel testo, l’altra che è invece assente in maniera assordante.
Leibniz usa l’espressione “non è da temersi che…”: come mai? Non poteva dire: è logico che, consegue che, è evidente che…? Introduce invece una espressione di tipo psicologico, quasi a dire: non abbiate a temere, ché la morte riguarda il mondo della materia, della natura fisica, mentre invece qui ci stiamo addentrando in un altro ordine e livello della realtà.
Ad ogni modo, ed è il secondo rilievo, proprio la materia risulta essere il convitato di pietra di tutto questo ragionamento. Che non sarebbe comunque possibile o concepibile senza la lunga e precedente riflessione di Leibniz in proposito. Che è come dire che qui vediamo la parte visibile (ed ellittica), la vetrina luccicante con i pezzi migliori esposti in buon ordine, mentre ci è preclusa la vista dell’immenso laboratorio che vi sta dietro, ed in particolare le questioni inerenti il problema del continuo/discontinuo e dell’infinita varietà dell’essere che, come vedremo, prenderanno la via della soluzione dei “mondi nei mondi” e della “piega”: «nella più piccola parte di materia vi è come un mondo, che consta di innumerevoli creature»; «la divisione del continuo non va considerata infatti come quella della sabbia che si risolve in grani, ma come quella di un foglio di carta o di un mantello, che si risolve in pieghe; così le pieghe saranno infinite di numero, le une più piccole delle altre, in maniera che il corpo non si dissolverà mai in punti o minimi» (si veda, per la trattazione del problema del continuo e della divisibilità all’infinito, Mugnai, Introduzione alla filosofia di Leibniz, pp. 96 e sgg.).
Il segreto della vita, dell’energia che anima la materia e dello spirito sta proprio in questa piegatura del continuo – e la monade ne è la soluzione logica ed ontologica. Una piega-magnete che tiene insieme le parti, altrimenti disperdentisi in pulviscolo. Un luogo di senso contro l’insensatezza. La scommessa di Leibniz è di tenere equilibristicamente insieme il piano fisico-materiale e quello spirituale. Ci riuscirà?

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2 Risposte to “Leibniziana 3 – Il labirinto del continuo”

  1. Carla Bariffi Says:

    prendi una farfalla, osservala svolazzare accanto al geranio odoroso
    dicono viva un giorno solo
    il giorno dopo, la rivedrai

    (non è la stessa, ma è come se lo fosse).

  2. md Says:

    (credo proprio di sì, cara Carla)

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