Se smonti questa classe qualcosa rimane sempre

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Sono ormai 8 anni (più o meno) che filosofo con i bambini.
E ogni volta non finisco di sorprendermi e di ringraziare gli dèi (in particolare quelli greci) e di esultare (discretamente, tra me e me) per le ore passate a veder scintillare quegli occhi e per aver ascoltato modi inauditi di dire cose antiche di millenni.
Qualche mattina fa, ad esempio, in sole 3 ore mi è passata davanti mezza storia della filosofia, senza che io nominassi un solo filosofo o una sola teoria filosofica. È bastato domandare, che dalle loro menti e bocche è uscito di tutto (ed anzi, una rigorosa comprensione del concetto del tutto):
-Eraclito (“ogni cosa cambia”)
-insieme a Parmenide e all’anànke, la ferrea necessità che incatena le cose (tutto è “tutto quello che c’è”, “non manca niente”, ma, soprattutto, “non ci può essere nient’altro” – qualcuno ha usato l’espressione “è troppo”)
-l’atomismo di Democrito (noi siamo polvere, particelle, “qualcosa che non può essere più piccolo, e che quindi è invisibile”)
-la sostanza di Spinoza, descritta con l’incredibile metafora del pongo, attraverso cui tutte le cose prendono forma
-l’idea hegeliana: se togliamo di mezzo e smontiamo questa classe resterà comunque qualcosa (visto che il nulla non esiste), sì, ma che cosa? Ovvio: la sua “forma” o “struttura”
-il nous (intelligenza) di Anassagora, descritto come “progetto” o “prototipi”
-persino il dibattito medievale tra nominalisti e realisti: come nascono i nomi?
E molto altro, tra cui la metafora coniata da qualcuno, ma ritenuta fuorviante da qualcun altro, della “scatola” che conterrebbe il tutto: tutto è dentro la scatola, ma quello che resta fuori? E tralascio di parlare del vecchio amico nulla, che però ormai abbiamo archiviato come contraddizione, dato che non può esistere qualcosa come il nulla, che, appunto, sarebbe qualcosa.

Chi volesse farsene un’idea, può dare un’occhiata al resoconto che l’insegnante di una delle due classi ha trascritto in diretta – “verbale” che ha senz’altro il pregio di avere sintetizzato il filo del discorso, di averne marcato le tracce, anche se molto si è perso per strada, non solo linguisticamente ma, soprattutto, espressivamente (vado dicendo da tempo che uno degli elementi del dialogo, soprattutto di quello con i bambini, è proprio il linguaggio non verbale, le espressioni del viso, i movimenti del corpo, delle mani, dei piedi…). Ad ogni modo, il pdf è scaricabile qui di seguito… Filosofia 2°incontro

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