Musa, lascia le guerre, e canta tu con me

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Questo blog ha sempre avuto un’attenzione particolare alla poesia. Forse perché confinante con la filosofia (Aristotele la riteneva una verità di tipo universale, diversamente dalla storia, impigliata nel particolare); oppure per quel suo essere crocevia tra la ragione e il sentimento, un vero e proprio linguaggio del cuore (i poeti tentano di scrivere e di dar forma a ciò che più è sfuggente); od ancora perché si tratta di un accesso diretto alla bellezza che le astratte e rarefatte sinfonie ontologiche difficilmente consentono. Di certo la poesia è ciò che parla a tutti e a nessuno, di tutto e di niente, a nulla serve e vola sulle ali del vento – e forse è bene che resti imprendibile.
Qualche giorno fa, in occasione della giornata mondiale a lei dedicata, ho colmato di poesia un cesto e l’ho posto all’ingresso della biblioteca dove lavoro, in attesa di qualche viandante che afferrasse qualcuno di quei versi inafferrabili. Devo dire che molti hanno risposto all’appello, e lo hanno fatto con entusiasmo. Ancora più bello sarebbe stato spargerli a caso là fuori – in attesa del passaggio incerto di un vero viandante, o magari di nessuno. E di una improbabile poetizzazione del mondo. I lacerti poetici che ho scelto (secondo criteri del tutto soggettivi) sono i seguenti – anche se non so dire che effetti abbiano generato nei cuori e nelle menti di coloro che (almeno per un attimo) hanno avuto l’illusione di afferrarne o di possederne il senso…

‘Amor che ne la mente mi ragiona’
cominciò elli allor sì dolcemente
che la dolcezza ancor dentro mi suona

*

Libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta

*

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona

(Dante Alighieri)

*

Fu questo un poeta – colui che distilla
un senso sorprendente da ordinari
significati, essenze così immense
da specie familiari

*

Di trave in trave cauta procedevo;
stelle io percepivo attorno al capo
e attorno ai piedi mormorante il mare.
Solo sapevo che il mio primo passo
l’ultimo passo mio sarebbe stato.
Quanto l’andare mi faceva incerto
esperienza
qualcuno lo proclama.

*

…un piccolo ventaglio
mosso da mano amica
è refrigerio.
Quando per te pure verrà la sete
mia sia l’incombenza
di procurarti balsami dell’Ibla
e madide rugiade di Tessaglia.

(Emily Dickinson)

*

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!

(Friedrich Schiller)

*

Chi ci ha rivoltato, sì che in ogni
atto noi siamo come chi va via? Come
colui che sull’ultima altura
che ancor gli mostra tutta la sua valle
si volta, si ferma e ristà -,
così viviamo ed è sempre un addio.

(Rainer Maria Rilke)

*

Una media di quattrocentottanta
miliardi di battiti al minuto.
E non ci metto gli animali
che non so contarli. E lascio stare gli anni,
e lascio stare i giorni e anche le ore.
Quattrocentottanta miliardi
di battiti mi bastano. Messi insieme
fanno un gran rumore, un rumore
infernale e nessuno se ne accorge.

(Patrizia Cavalli)

*

Antùra
nna strata
a na picciotta chi passava,
– sugnu ancora mprissiunatu! –
ci vitti vulari a puisia
du nidu di l’occhi:
cantava a gula ciuruta!

(Ignazio Buttitta)

*
Affaticato,
mentre cerco albergo,
mi scopro sotto i fiori di glicine.
*
O primavera che se ne va!
gli uccelli cantano,
negli occhi dei pesci lacrime.
*
Dilegua
l’eco della campana del tempio;
persiste
la fragranza delicata dei fiori.
Ed è sera
*
Pioggia di primavera:
gocciola dal vespaio
l’acqua della gronda.
*
Profumo di fiori di pruno:
sorge improvviso il sole
sul sentiero di montagna.

(dagli haiku di Matsuo Basho)

*

Tindari, mite ti so
fra larghi colli pensile sull’acque
delle isole dolci del dio
oggi m’assali
e ti chini in cuore

(Salvatore Quasimodo)

*
Errano i miei nemici quando “filosofo” voglion chiamarmi,
Iddio sa bene che quel ch’essi dicon non sono.
Ma poi che in questo nido di dolore sono venuto
voglio almeno sapere, sapere chi sono.

(Omar Khayyam)

*
Sul retro del supermercato,
fra le erbacce del parcheggio,
Fiori color porpora

(Jack Kerouac, Haiku)

*
L’ommini de sto Monno so ll’istesso
che vvaghi de caffè nner mascinino:
c’uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
tutti cuanti però vvanno a un distino.

(Gioacchino Belli)

*
Benvenuta, donna mia, benvenuta!
hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato
hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre
hai pianto
e perle son rotolate sulle mie palme
ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.
Benvenuta, donna mia, benvenuta!

(Nazim Hikmet)

*
Io sono il poeta del Corpo, io sono il poeta dell’Anima,
Trovo in me le delizie del cielo, dell’inferno le pene in me trovo,
Le prime su me le innesto e le accresco, le seconde traduco in lingua nuova.
Io sono il poeta della donna come lo sono dell’uomo,
E dichiaro che è grande esser donna così come è grande esser uomo.

(Walt Whitman)

*
Oggi lo spazio che meraviglia!
Senza morso speroni o briglia,
partiamo a cavallo del vino
verso un cielo magico e divino!
*
Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, simili a palloni,
mai cercano di sfuggire al loro destino,
e, senza sapere perché, dicono sempre: Andiamo!

*

Desideriamo viaggiare senza nave né vela!
Fate, per distrarre la noia delle nostre prigioni,
sfilare sui nostri spiriti tesi come una tela,
in corni d’orizzonti, le vostre visioni…
Dite, che avete visto?

(Charles Baudelaire)

*
Al mio canto ho fatto un mantello
Coperto di ricami
Tratti da antiche mitologie,
Dalle calcagna al collo;
Ma gli sciocchi l’han preso
E l’indossano al cospetto del mondo
Quasi che fosse opera loro.
O mio canto, lascia che lo tengano:
V’è assai più intraprendenza
Nell’andar nudo.

(William B. Yeats)

*
Imponente finisce così l’anno
con vino dorato e frutto dei giardini.
Intorno tacciono meravigliosi i boschi
e sono del solitario compagni.

*
Lentamente matura l’uva, il grano.
Quando silenzioso il giorno declina,
è preparato un bene e un male.
Quando scende la notte,
solleva il viandante piano le palpebre grevi;
sole irrompe da voragine cupa.

(Georg Trakl)

*
Da allora, mi trovai immerso nel Poema
del Mare, intriso d’astri, e lattescente,
divorando cerulei verdi; ove talvolta, relitto
estasiato e livido, scende pensoso un annegato;

ove, tingendo a un tratto le azzurrità, deliri
e ritmi lenti nel giorno rutilante,
più forti dell’alcool, più vasti delle lire,
fermentano i rossori amari dell’amore!

*

Ma è vero, ho pianto troppo! Son desolanti le Albe.
Ed è atroce ogni luna, ed è amaro ogni sole:
l’acre amore mi ha enfiato d’inebrianti torpori.
Oh esploda la mia chiglia! Oh che io ritrovi il mare!

*

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate;
anche il mio paltò diventava ideale;
andavo sotto il cielo, Musa! Ed ero il tuo fedele;
Perbacco! Quanti amori splendidi ho sognato!

(Arthur Rimbaud)

*
Musa, lascia le guerre, e canta tu con me
le nozze degli dèi, canta i conviti
degli uomini, le feste dei beati.

(Stesìcoro)

*
Squassa Eros
l’animo mio, come il vento sui monti che investe le querce.

*

Sei giunta: hai fatto bene: io ti bramavo.
All’animo mio, che brucia di passione, hai dato refrigerio.

(Saffo)

*
Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le tue creature:
spezialmente messor lo frate sole,
lo quale iorna, et allumini noi per loi;
et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significazione.
(San Francesco d’Assisi)

*

C’è tanto Tutto
che il Nulla è davvero ben celato.

Questo orribile mondo non è privo di grazie,
non è senza mattini
per cui valga la pena svegliarsi.
*
Quando pronuncio la parola Futuro,
la prima sillaba già va nel passato.
Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.
*
Quando la sera è tersa, osservo il cielo.
Non finisco mai di stupirmi,
tanti punti di vista ci sono lassù.

(Wislawa Szymborska)

*
Poiché, da quando il canto si sciolse da labbra mortali,
con alito di pace, giovando nei mali e nei beni,
la nostra melodia il cuore
allietò degli uomini; così anche amammo
Noi cantori del popolo, mescolarci ai viventi.

(Friedrich Hölderlin)

*
La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca per tutta la vita.

Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato –
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.
*
Non lasciare balconi che tu non abbia scalato;
né seni nivei che tu non abbia premuto;
né teste d’oro di cui dividere il guanciale;
né coppe di vino, quando il vino sia dolce;
né delizie del corpo o dell’anima.
Tu morrai, non c’è dubbio, ma morrai vivendo
in profondità azzurre, rapito e accoppiato,
baciando l’ape regina, la Vita!

(Edgar Lee Masters)

*
Cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.

*
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura.

(Giacomo Leopardi)

*
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch’erbose hanno le soglie:
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita…

(Giovanni Pascoli)

*
Chino sulle sere getto le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici
Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.
Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzurre sul prato.
*
Vicino al mare, camminando,
nel mese di novembre,
tra i pruneti che accolgono
luce, fuoco e sali marini,
ho trovato un fiore azzurro
nato nella compatta prateria.
Da dove, da che abisso
estrai il tuo raggio azzurro?

Presi quel fiore tra le mani
e lo guardai come se il mare vivesse
in una sola goccia…

(Pablo Neruda)

*
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

(Eugenio Montale)

*
Come una nuvola
mi filtro
nel sole
Mi sento diffuso
in un bacio
che mi consuma
e mi calma

*
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

(Giuseppe Ungaretti)

*

Ancora, per un anno, la scuola
a preservare la mia fanciullaggine cocciuta.
Poi, la mia vita sola
in mare aperto – come una vela sperduta.

*

Batte la luna soavemente
di là dai vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa,
stupita,
sola,
nel prato azzurro del cielo.

(Antonia Pozzi)

*
Milano dagli irti colli
che ha veduto qui
crescere il mio amore
che ora è defunto.
Milano dai vorticosi pensieri
dove le mille allegrie
muoiono piangenti sul Naviglio.
Milano ostrica pura
io sono la tua perla,
amore.

(Alda Merini)

*

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole, sparse.

(Gabriele d’Annunzio)

*
Sugli alti rami d’alberi frondosi
il vento fa un rumore freddo ed alto.
In questa selva persa, in questo suono,
medito solitario.

(Fernando Pessoa)

*
Tu mi prometti un meraviglioso amore
che senza termine ci leghi e io
gli Dei potenti imploro
tu non prometta invano
e queste cose tu le abbia in cuore.
Durasse quanto la vita nostra
questo ideale sacro
di reciproca offerta senza tempo.

(Catullo)

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49 Risposte to “Musa, lascia le guerre, e canta tu con me”

  1. Anna Maria Berni Says:

    A cosa serve la poesia? A sognare. Spesso è una necessità per estraniarsi dalla materialità della vita.

  2. Ares Says:

    Non sempre l’arte e quindi anche la poesia è consolatoria o estraniante, a volte ti spiattella in faccia la realtà, in modo che tu possa osservarla meglio.

  3. Ares Says:

    Made in Italy

    Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame,

    non ne voglio sapere delle mine antiuomo,

    se si scannassero tutti a vicenda sarei contento.

    Voglio solo salute,soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro.

    Che gli appestati restino appestati, i malati siano malati e

    i bastardi che vivono in un polmone d’ acciaio

    fondano come formaggio in un forno a microonde. Voglio bei vestiti,

    una bella casa e tanta bella figa. Buttiamo gli spastici giù dalle rupi,

    strappiamo fegato e reni ai figli della strada

    ma datemi una Mercedes nera con i vetri affumicati.

    Niente piani per la salvaguardia delle risorse energetiche planetarie

    vorrei solo scopare quelle belle liceali che sfilano tutti i sabato pomeriggio

    con la bandiera della pace. Non ho soldi e la botta è finita.

    Ma sono un uomo rapace, per le vacanze pasquali

    quindici milioni di italiani andranno in ferie lasciando

    le loro comode case vuote.

    Alla fine non sono razzista. Bianchi, neri, gialli e rossi

    non mi interessano un granché.

    (Simone Cattaneo 1974-2009)

  4. Carla Bariffi Says:

    proprio carini i lacerti poetici che hai scelto, md 🙂
    bravo!

  5. md Says:

    Grazie Carla, buon inizio di primavera !

  6. md Says:

    eh sì Ares, il prossimo anno potrei fare un esperimento meno ammiccante o edificante, scegliendo versi crudi, brutali, urticanti (da Catullo a Masters non mancano di certo), per vedere l’effetto che fa…

  7. su le soglie del bosco | viaggio nel blu Says:

    […] dove lavora; e che gli ha dato, detto con parole sue, “per una volta l’opportunità di “poetizzare” il mio tempo di lavoro: dagli anfratti della memoria e dagli scaffali della biblioteca (più […]

  8. Paolo Reale Says:

    Belle tutte, grande selezione. Peccato la nota stonata tra i commenti qui sopra, quello di questo signor Ares che abbassa il tono di tutta la pagina, ma lascia per fortuna incolume chiunque non ne venga in contatto.

    Eccone
    Una mia così per sentirmi grande tra i grandi.

    Odore di tuono

    Solletico di foglie umide
    sotto i tuoi piedi di bambina.
    Lasciati cadere sull’erba
    e attendi la prima pioggia,
    diventa silenzio d’amore
    incavo nel seno, goccia di latte.
    Sii madre della neve
    tra gli animali che ti spiano da lontano,
    scatena il vento nel mio cuore
    poco prima di questa tempesta.
    Tu
    tetto, roccia
    cuccia di terra calda…

    Prendi i miei occhi!
    tendili in alto!
    BRUCIALI CON IL FULMINE!
    Poi lavali come sai

    e non ridarmeli indietro

    …mai più.

  9. md Says:

    @Paolo Reale: non voglio fare l’avvocato di Ares, ma mi pareva che il suo intento fosse solo quello di mostrare come la poesia non sia soltanto edificante o consolatoria, ma talvolta urticante, persino “stonata” (come quella da lui citata) – sarebbe per questo “non poesia”? Io ci andrei cauto…
    Comunque grazie del tuo contributo poetico!

  10. Paolo Reale Says:

    @ Mario: La premessa è che se si ritiene sia arte qualsiasi cosa, è più salutare non leggere quello che segue risparmiando due minuti preziosi.

    Mario, purtroppo o per fortuna la poesia (come molte altre cose) segue delle regole, che poi queste vadano scardinate o distrutte, o ricomposte secondo estro, proprio come si fa con la musica (e sto pensando al jazz per esempio) non cambia il concetto che, bisogna prima imparare, altrimenti vale tutto, a tutto si può dare un nome qualsiasi e si può ritenere che qualsiasi gesto sia arte. Se fosse così, anche il gesto più gratuito, volgare e al di fuori di qualsiasi contesto se non quello stesso della volgarità che lui stesso genera (e per ciò fine a se stessa) sarebbe da considerarsi arte.
    Simone Cattaneo era un pessimo scrittore prima di tutto e un poeta, se si ritiene sia possibile esserlo semplicemente descrivendo scene vomitevoli e andando ogni tanto a capo. Il fatto che qualcuno lo abbia pubblicato, o che egli infarcisse quello che scriveva di parolacce o scene alla Bukowski de noiartri non cambia molto il concetto di cui sopra.

    Io farei invece una piccola riflessione sul nesso del pensiero espresso dal signor Ares “ti spiattella in faccia la realtà, in modo che tu possa osservarla meglio.”
    Questo modo di ragionare ricorda molto il gesto degli attori porno che allargano gli orifizi delle attrici a metà dell’atto per farci vedere le interiora guardando la telecamera soddisfatti; come ad aver dimostrato che quanto sta avvenendo è in qualche modo più vero (esempio di volgarità non fine a se stessa).

    P.S. per risponderti, in definitiva non è che non sia poesia in quanto urticante o “stonata” non lo è in quanto volgare, mal scritta e senza scopo alcuno se non la volgarità fine a se stessa che genera (altro che piccola denuncia sociale).

    …e a tutti gli amanti del porno ricordo invece che:

    “Il piacere immediato, che non ammette alcuna deviazione immaginativa e narrativa, è pornografico”.
    Byung-Chul Han

  11. md Says:

    Caro Paolo, mi ci vorrebbe mezzo tomo dell’Estetica di Hegel per risponderti, ma magari lascio che sia Ares, che da quel che posso ricordare è persona esteticamente impegnata, a farlo, se vorrà…

  12. md Says:

    (resta inteso che le tue argomentazioni sono più che pertinenti, e che sulla faccenda della “pornografia” condivido in pieno – d’altro canto la nostra è un’era pornografica, sotto molti punti di vista)

  13. Ares Says:

    hemmm… e si Paolo Reale è esattamente questo che Simone Cattaneo “mette in scena”: la pornografia quotidiana che vedeva intorno a sé, onnipresente nelle sue mille forme più o meno afferrabili.

    Siamo circondati da una pornografia che tal volta si vede solo, talvolta si sente… anche, talvolta si legge, ad esempio nel livore di un commento inserito il un post filosofico; Simone Cattaneo ha deciso di svelarci la pornografia che… “si pensa”, ed è proprio quei pensieri pornografici “Made in Italy”, che altrimenti non potremmo svelare se non attraverso bestiali ipocrisie, che ci vengono spiattellati in faccia, con uno stile crudo e disperato, affatto ipocrita, a metà tra il poetico, il narrativo e il cinematografico, dove ogni parola apre verso direzioni immaginative che portano verso l’abisso(altro che piacere immediato), al quale siamo destinati se non decidessimo di cambiare rotta.

    Poi..

    … tento per citare un maestro del coreano Byung-Chul Han,
    Georg Simmel, il fondatore della moderna sociologia: egli nel lontano 1906 sosteneva che i rapporti umani si fondano sulla conoscenza gli uni degli altri; per cui sapere cosa pensano gli altri di se stessi, e anche di noi, diventa fondamentale.

    Diciamo che Simone Cattaneo si è esposto, e ci ha denudati con una sola poesia; di lei , Paolo Reale, cosa possiamo dire, attraverso la sua poesia?!?!

  14. Ares Says:

    A parte immaginare l’olezzo di tuono.

  15. rozmila Says:

    Andrebbe chiarito cosa intendere con quel “ci”.
    La poesia di denuncia, “ci” può stare. Non per questo mi sento di far parte della schiera dei desnudi, che del resto non ne sarebbero toccati né proverebbero alcuna vergogna. Cosa per cui rimane opinabile l’utilità dell’espressione.

    Mentre, sulla poesia, in generale basterebbe un più banale “de gustibus”, senza darsi la pena di aver ragione o di esprimere un parere che valga per tutti – che mica se sta a parlà de dogmi de la fede …

  16. Ares Says:

    @rozmilla Giusto per seguire il suo discorso mi sento di dire :che non sono d’accordo con lei

  17. rozmila Says:

    @Ares: liberissimo di non essere d’accordo con lei

  18. Ares Says:

    Ha visto md come è facile terminare una discussione senza problemi, basta non argomentare e chiudere il tutto con frasi standard del tipo:

    -Non sono d’accordo con te/lei.
    -Quella poesia non incontra i miei gusti.
    -La linea politica italiana mi trova in disaccordo.
    -Non condivido dell’Estetica di Hege.
    -Severino mi lascia indifferente.
    -Questo post è bello.

    ..etc..

    md lei potrebbe scrivere i suoi post in serenità, senza dover ogni volta moderare una discussione, perché non ci sarebbero confronti e discussioni.

    Con buona pace del prospettivismo e del relativismo, in un colpo solo. 😉

  19. md Says:

    Ma io scrivo i miei post in tutta serenità, poi lascio che le scritture seguano il loro destino incappando, più o meno casualmente, nelle scritture di altri…

  20. Paolo Reale Says:

    @Ares: Se leggendo “odore di tuono” a lei viene in mente soltanto l’olezzo del tuono si capisce come mai abbia bisogno di immagini come “un tizio che inzuppava furtivo pane nell’orinatoio appena usato da altri per poi mangiarselo con gusto” (e qui cito il poeta in uno dei suoi momenti di equilibrio più alto “a metà tra il poetico, il narrativo” dove starà sto abisso poi?!) per potersi sentire adeguatamente stimolato o ritener presuntuosamente che la società intera lo sia o che necessiti.
    Certo, si possono scrivere mille parole e dir veramente poco, soprattuto per evitare di rispondere ad argomentazioni (se non altro) poste in maniera corretta. Detto questo, “che dire di me?” Nulla suppongo, se a dire fossero quelle bocche, che quando anco si fossero lavate i denti, pur con un semplice ruttino potrebbero riconsegnare al mondo le pisciate di qualcun altro.

    Avrei detto dall’inizio e con molta semplicità: a me Simone Cattaneo fa cagare, ma supponevo che (data la sede) argomentazioni valide e linguaggio diverso dal solito di “a me piace il pistacchio” fossero più apprezzate.

    Non proseguirò oltre per non imbarazzare chi mi ospita,
    un caro saluto a tutti.

  21. rozmila Says:

    Per quanto mi riguarda, credo ci siano dei limiti circa l’opportunità, o meno, di impegnarsi in una discussione. Nel caso in questione, a mio parere questo limite è stato superato quando, per rafforzare la propria opinione di apprezzamento su una poesia di Cattaneo, Ares ha avuto bisogno di disprezzare la poesia di un altro, facendo un paragone del tutto superfluo oltre che irrispettoso della sensibilità altrui. Non so esattamente a quale fallacia logica corrisponda questo modus ragionandi, o comportamentale, ma è chiaro che non può essere di mio gradimento. Dopodiché, non vedo cosa ci sia da discutere, e a quale scopo, quando i discorsi vengono impostati su quelle basi.
    Che anzi, ora che ricordo, quando Ares scrive:
    “ di lei , Paolo Reale, cosa possiamo dire, attraverso la sua poesia?!?! A parte immaginare l’olezzo di tuono.”

    credo proprio trattasi di una fallacia ad hominem; che si verifica quando si prende di mira la “persona”, invece di argomentare sui contenuti che quella persona ha espresso.

  22. md Says:

    In effetti, ormai si sta parlando d’altro – come sempre… cioè: di se stessi e dell’altro, dell’altro e di se stessi, e di come l’io vede l’altro, o l’altro vede me, o io credo di vedere l’altro e credo che l’altro veda me, ecc.ecc. così attorcigliandosi ed involvendosi nel medesimo.
    Oltre che affetta da pornografia, questa è anche epoca affetta da narcisismo compulsivo – me compreso, ovviamente.

    (a onor del vero, nemmeno Paolo Reale fu gentile ed esente da fallacia ad hominem, quando scrisse di “nota stonata”, “abbassamento del tono” e contaminazione/incolumità a proposito di “questo signor Ares” – il quale, bontà sua, avrà forse avuto difficoltà a quel punto a dirimere i contenuti da se stesso…)

  23. rozmila Says:

    Sì, in effetti l’avevo notata anch’io. Ma non mi era nemmeno sfuggita la precedente provocazione di Ares (con la poesia Mady in Italy di Cattaneo) che ha dato l’avvio alla gara di scortesie.
    Quindi, mi vien da pensare che, se è questo l’effetto che fa, sembra che gli effetti che ha provocato non siano stati propriamente edificanti.
    E in definitiva, benché ognuno possa aver a cuore il “poeta maledetto” che vuole, non per questo deve presumere di doverlo imporre a chiunque.

  24. md Says:

    Ri-mettiamola così: se io anziché quelle sopra avessi (magari degli stessi poeti) trascritto altre poesie, di tutt’altro tenore, l’effetto sarebbe potuto essere molto meno edificante e consolatorio (per usare due termini usciti nel corso della discussione). E a proposito di volgarità, le poesie di Catullo, che mi consta sia ritenuto un grande classico, parlano anche di spiattellati e realissimi “cazzi in culo”, ben lontani dal “meraviglioso amore” dei versi che ho sopra riportato. E persino Dante scrive di culi, trombette e fiche.
    De gustibus? Forse, ma direi piuttosto de gustibus sociali e condivisi (o non condivisi), più che meramente individuali. Dopo di che, ciascuno si riconosca e proietti nel suo poeta, benedetto o maledetto che sia.

  25. rozmila Says:

    Proprio a questo stavo pensando, e scritto poco fa:

    T’immagini, se invece delle poesie che hai donato in occasione della festa della poesia, avessi optato per altro genere? sul genere delle poesie urticanti, appunto. Direi che come minimo, qualcuno avrebbe potuto prendersela a male.
    Ora questo mi fa pensare, che una cosa sono i miei gusti personali, altra cosa è la scelta che sono obbligata a fare quando ne faccio dono ad altri. E in ogni caso quando metto qualcosa tra me e l’altro. Che è anche il problema della libertà di espressione, che è una responsabilità, e che ovviamente non dovrebbe essere intesa come libertà di abuso.

  26. md Says:

    Avevo pensato sottotraccia la stessa cosa, rozmilla. È anche vero che su questo spazio non esito a pubblicare talvolta cose urticanti, come se le rimuginassi tra me e me, laddove in uno spazio più “pubblico” (oltretutto di lavoro, seppure creativo) non posso non avere in mente i riceventi, e pormi in un’ottica diversa, se vuoi anche di maggiore responsabilità.
    Dopo di che: i doni possono essere pelosi, e la nuda verità far male.

  27. rozmila Says:

    Di nuda verità ce ne sbattono in faccia così tanta … ne siamo immersi fino alla gola; e saremmo totalmente persi se non potessimo illuderci un pochino, qualche volta.

    «Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni. Io considero le illusioni come una cosa in certo modo reale stante ch’elle sono ingredienti essenziali del sistema della natura umana, e date dalla natura a tutti quanti gli uomini, in maniera che non è lecito spregiarle come sogni di un solo, ma propri veramente dell’uomo e voluti dalla natura, e senza cui la vita nostra sarebbe la più misera e barbara cosa».
    Giacomo Leopardi, “Zibaldone, 51”.

  28. Ares Says:

    L’illusione, una volta smascherata, non potrà piú essere riprodotta se non con l’azione creatrice (la “finzione”) del poeta; ma l’illusione creata consapevolmente dà un piacere di cui non ignoriamo il carattere ingannevole (“dilettosi inganni”, Il tramonto della luna,).

    Giusto per citare sempre Leopardi

    …poi se vogliamo raccontarcela su, raccontiamocela…

  29. rozmila Says:

    se dovessimo aspettarci che “solo” “il poeta” possa offrirci qualche illusione di modica bellezza per sopportare questa vita, aspetta e spera …
    credo soltanto che il poeta farà la sua parte, e ognuno di noi la propria.
    dopo di che, la costellazione delle parti darà approssimativamente la rappresentazione di quanto esiste al mondo; e ognuno di noi a seconda delle costellazioni che gli riesce di considerare e mettere in moto nello spazio che prima di essere riempito, è vuoto.

  30. Ares Says:

    Si rozmila, però si è partiti da una poesia 😉

  31. rozmila Says:

    Siamo partiti da una raccolta di lacerti poetici, largamente condivisi; anche se so bene che questo non esaurisce le possibili costellazioni e nebulose poetiche attuali. Come non credo che il discrimine fra la poesia e spazzatura abbia soltanto a che fare con la condivisione e la tradizione. Ma sarebbe un discorso troppo complesso …
    Mentre non conosco Cattaneo, né credo si possa giudicare un “poeta” da una singola produzione. E poi perché giudicare? Dico soltanto, rispetto a quest’unica “poesia”, che non trovo eccessivamente rilevante l’informazione su questo spaccato Italia, questo rovistare nei bassifondi, che dubito apporti qualcosa di nuovo alla coscienza o alla cultura; quindi per varie ragioni ci andrei cauta anche a definirla “poesia”.
    Del resto, cosa è poesia e cosa non lo è, come cos’è arte e cosa è solo spazzatura, dalla merda d’autore in poi è molto difficile da stabilire. Com’è difficile stabilire la differenza fra produzioni e deiezioni.
    Mentre l’uso del turpiloquio non sarebbe di per sé un problema, che, se “cazzi in culo, trombette e fiche” non mi fanno granché caldo né freddo, è anche vero che non mi provocano alcuna emozione. Piuttosto, talvolta può sorgere il dubbio stiano a rappresentare soltanto il risvolto osceno di soggettività normate – nel senso che non si sono ancora risolte un bel po’ di faccende private, in modo tale da restare impigliati in un narcisismo senza fondo né sfondo. Soprattutto quando e se la provocazione fine a se stessa è ripetuta in modo ossessivo, e non c’è molto altro. Ma è evidente che non è necessario soffermarsi sugli aspetti sui quali è meglio sorvolare – quando ci si giovare del “non ragionam di loro, ma guarda e passa”.

  32. Paolo Reale Says:

    In un clima un po’ più disteso posso dire che ho sbagliato a prendermela così a cuore, non conosco Ares e direi a Mario che se avesse pubblicato un post sul tema il turpiloquio in poesia, avrei sorriso o me ne sarei andato per la mia strada sereno, ma sapendo dall’inizio dove mi trovavo (contesto appunto).
    Leggere bellissimi esempi di poesia e subito dopo di bambini autistici buttati dalle rupi non si avvicina neanche lontanamente al mio concetto di gusto.
    Per altro ho notato che prima di rimanere schiacciato dalla statua di se stesso, l’autore incriminato ha anche scritto roba quasi leggibile.
    Ora, devo dire che rileggendovi/ci la nota più stonata non mi sembra nemmeno più quella del turpiloquio gratuito (che ha finito per ottenere l’effetto desiderato e cioè acquisir piccola fama dalla chiacchiera che si fa di lui), quanto quella di continuare a confonderlo o accostarlo alla vita vera o alla verità in quanto turpe, quasi che la volgarità fosse segnale ed indice di cosa genuina.
    Fa sorridere, perché chiunque leggendo di amenità come mangiare panini inzuppati nell’urina si renderebbe conto che sono balle belle e buone che non fanno e non hanno mai fatto parte della vita di nessuno. Il ragionamento secondo cui sono quindi più vere in quanto sporche, cattive e vissute (altrimenti vero per altri autori) è fallace a mio avviso per quanto riguarda questo signore.
    Si è finiti per paragonarlo a Dante e Catullo che sono appunto quei jazzisti di cui parlavo più su, che dopo aver imparato la regola ne hanno fatto stile proprio e personale e a cui il turpiloquio è permesso e lecito proprio perché maestri della lingua.
    …va beh de gustibus come si diceva poco fa.

    ma

    Avere dato buona coscienza al cattivo gusto è il segreto di molti successi artistici.
    (Jean Rostand)

    Di nuovo,
    un saluto

  33. Ares Says:

    @rozmila guardi che non stavo cercando di convincerla di alcunché…
    Temo che lei abbia perso il motivo per cui questa discussione sulla poesia di Cattaneo è partita, cioè dalla maleducazione di uno dei commentatori, al quale ho risposto a tono, visto che non sono abituato ad essere insultato;
    … poi si è intromessa a lei, che dopo un breve commento relativista che non ho condiviso, ha tentato di difendere il soggetto maleducato accusandomi di averlo maltrattato ingiustamente.
    E’ subentrato persino md a spiegarle(ma non per giustificarmi) che la mia era stata la reazione ad una provocazione che andava sul personale, da parte del soggetto primo …
    … ma lei ha eluso anche il commento chiarificatore di md per poter continuare a parlare del suo sentire relativista sull’arte e sulla poesia, che può interessare a qualcuno, a me personalmente no.
    …poi..
    certo che distinguere una buona poesia, da una poesia mediocre e da una pessima è molto difficile, e chi lo nega, infatti ci sono fior fiore di facoltà universitarie e dipartimenti, ma anche blog letterari e poetici, che si occupano, e fanno, “critica” letteraria e poetica. E guarda caso, li Simone Cattaneo è oggetto di analisi, e dai primi commenti pare sia degno, se non altro, di nota.
    Poi può piacere o non piacere, urtare la nostra personale sensibilità, oppure no e lasciarci indifferenti , ma se lo si definisce “merda” come il commentatore maleducato e volgare(lui si volgare) che sopra si è espresso, forse è necessario argomentare, magari con maggiore educazione, senza puntare il dito, sui gusti ed opinioni altrui.

    Sia chiaro questo non è un invito a riaprire la discussione su Cattaneo, che voleva solo essere “un’alternativa contemporanea”.

  34. md Says:

    e meno male che avevo intitolato il post “Musa, lascia le guerre, e canta tu con me”…

  35. md Says:

    (comunque, continuate pure a polemizzare, se lo ritenete opportuno – ché pòlemos, a giudizio di alcuni, è il sale della filosofia)

  36. rozmila Says:

    Ares, guarda che oggi è un altro giorno, non è più il 1° d’aprile, siamo già al 2 …:-)
    Indi, proviamo a toglierci un po’ quell’armatura.
    E, scusami se te lo dico, ma sembra tu sia specializzato nei commenti intempestivi. E lo dico perché mi consta che Poalo, nel commento più sopra, ha per prima cosa ammesso di aver sbagliato a prendersela “così a cuore”, dato che non ti conosce ecc..
    Poi, non riesco a capire di cosa hai mai cercato di convincermi – sempre che sia possibile convincermi di qualcosa senza che mi possa convincere da sola. Infine, il tuo giudizio, su un mio ipotetico “sentire relativista”, te lo puoi anche ficcare dove non batte il sole.
    Mi sembra che ti stai arrampicando sui vetri per difendere non so bene cosa. Quella cazzo di poesiucola che hai postato? Se l’avessi postata nel mio blog, in un nano secondo sarebbe finita nel cestino. Questo tanto per dire quanto sono relativista e democratica, quando occorre.
    E comunque a mio parere la condizione della poesia contemporanea è abbastanza disastrosa; e sarà anche vero che ci son fior fior di analisti ad analizzare poesie di tutte le risme, certo, esattamente come ci son fior fiori di analisti che analizzano lo stato disastroso della mente umana.
    Quindi, che ognuno si tenga stretto il proprio “gusto” poiché è tutto quel che abbiamo nel mare in tempesta, per poter fiutare il vento e approdare su qualche lido.
    Ma è chiaro che se abbiamo un gusto in parte è originale e non intercambiabile, in parte è perché siamo stati “educati” a un certo gusto, che è pur sempre rieducabile. Senza contare, come già aveva osservato mi pare Kant, che il “gusto” potrebbe essere in qualche modo all’origine del senso morale. Cosa per cui, aver coscienza del cattivo gusto, in effetti non mi sembra cosa da poco.
    In quanto a Cattaneo, pace all’anima sua, potrei quasi immaginare che forse non è proprio “quella” la poesia per cui vorrebbe essere ricordato.
    Buona giornata, Ares.

    [errata corrige (nel mio precedente commento): quando ci si PUO’ giovare del “non ragionam di loro, ma guarda e passa”]

  37. Ares Says:

    @rozmila

    suvvia non se la prenda, non è sportivo sentire il vero e replicare dando voce al nerbo …. scoperto. Le confesso però che mi sono fermato dal leggere il suo commento, all’undicesimo rigo o poco più in là credo, perché mi è parso di intuire che non valesse la pena andare oltre.
    Si sa… la maleducazione è contagiosa, pertanto da evitare come la peste, quando è possibile.

    Ci tengo però dire che:

    1) Non mi pare che nel commento del signore vi fossero delle scuse esplicite alla mia persona, ma solo una vaga presa di coscienza semmai, della propria sciatteria.
    Pertanto non vi è nulla di intempestivo nel mio commento successivo, non essendoci in quello precedente nulla di rilevante che potesse farmi cambiare idea sulla buonafede della persona …. Paolo(?) ….( non mi dica che è un suo amico, e la sua non è cocciutaggine ma semplicemente lealtà amicale).

    2) No, non mi sarei azzardato a postare una poesia di Cattaneo nel suo blog. E’ un blog così per bene, da cipria rosa sulle gote e sul nasino.
    Già la immaginavo intenta a ripulir via il mio commento con dell’acqua di rose.

    😉

  38. Paolo Reale Says:

  39. yesterday Says:

    E’ un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti. Se son rose fioriranno, altrimenti ci sarà sempre un giardiniere con cui prendersela…

  40. rozmila Says:

    Segui il tuo destino,
    bagna le tue piante,
    ama le tue rose.
    Il resto è l’ombra di alberi estranei.

    Fernando Pessoa

  41. Ares Says:

    Un auto scatto…ahahahahhah

  42. rozmila Says:

    Ecco qui il rovescio del pharmakon, la cura che diventa veleno, la liberazione che celebra l’abbondanza del nulla

  43. Ares Says:

    E’ difficile acchiappare un gatto nero in una stanza buia soprattutto quando non c’è.

  44. Ares Says:

    Ops !! non è qui il post degli aforismi..

  45. rozmila Says:

    @Md e @Paolo Reale: non so se stai ancora leggendo questa pagina… ma vorrei lo stesso riprendere il tuo ultimo commento, quando scrivi:
    “chiunque leggendo di amenità come mangiare panini inzuppati nell’urina si renderebbe conto che sono balle belle e buone che non fanno e non hanno mai fatto parte della vita di nessuno. Ecc..”

    Ecco, purtroppo credo che non siano del tutto balle, ma qualcosa di reale, di un mondo di cui né io né te facciamo parte, e col quale probabilmente non ci capita spesso di entrare in contatto. Credo si possa parlare di classi sociali ben distinte, che per forza di cose non possono condividere la stessa cultura o “cultura” – un po’ come fossero una il rovescio dell’altra. Una “cultura” che, ahinoi, è ben descritta dalla poesia Mady in Italy di Cattaneo, dove compaiono personaggi che hanno perso, o forse mai avuto, soprattutto nelle più recenti generazioni post-proletarie, una dignità umana e dei “valori” che vadano al di là del puro e semplice soddisfacimento momentaneo personale e narcisistico. Personaggi, insomma, che essendo esclusi da qualsiasi possibilità di riscatto, riescono tutt’al più a identificare il “desiderio” nella mercedes dai vetri scuri, nei “soldi” e nelle belle fighe. Che poi sono anche alcuni simboli della società opulenta e della cultura dominante, dalla quale però, essendone esclusi, riescono a intravedere e desiderare solo gli aspetti più deleteri.
    È un paesaggio desolante, dal quale emerge in parte il fallimento dell’educazione “scolastica”, eccetera. Del resto, credo sia perlomeno “logico” e salutare (per noi) non desiderare di aver a che fare con quel marasma. Tra l’altro, anche volendolo, saremmo in ogni caso fuori luogo, fuori dal nostro habitat culturale – con tutti i limiti che può avere la “nostra” cultura, che comunque è un concetto che sarebbe da chiarire, non essendo un dato statico ma, fuor di dubbio, multiforme e vario.

  46. Ares Says:

    Non farei un distinguo tra classi sociali, né tanto meno culturali: è cronaca che politici, educatori, preti, letterati, frequentano vespasiani reali e morali in ogni dove. Alcuni di questi frequentano, a sua insaputa evidentemente, anche il suo Habitat culturale pisciandoci sopra; la governano, e forse li ha anche votati direttamente e indirettamente per farsi rappresentare ignara di essere anche lei Made in Italy.

  47. rozmila Says:

    Beh, ma non mi sembra nemmeno giusto far di tutt’erba un fascio. Ma mi sembra anche che Cattaneo faccia proprio questo: siamo tutti uguali, facciamo tutti schifo. No, grazie. Se fosse così, dovremmo votarci al suicidio, come se il suicidio fosse l’unica soluzione.
    Chiaramente la “contaminazione” è trasversale a tutte le classi sociali. Tra l’altro una mancanza della descrizione di questo Mady in Italy, è che descrive alcuni aspetti, tralasciando mi pare del tutto la criminalità dei colletti bianchi e degli abiti grigi che riesce a fare molti più danni dei miserabili teppisti, a meno di volerla leggerla tra le righe. Che poi però si tratti di un problema di pseudo-cultura dominante, lo ribadisco.
    Mentre può anche darsi che le “classi sociali” non esistano più, in senso stretto, dal momento in cui non esiste nemmeno la società ma solo gli individui. Ho rivisto qualche giorno fa lo spettacolo “Miserabili” di Paolini, che mi pare descriva molto bene la condizione miserabile in cui siamo precipitati per forza di cose trascinati dal mito della ricchezza-danaro.
    Ma ribadisco che il pessimismo nichilista di Cattaneo, continuo a non condividerlo, poiché non fa che farci affondare ancor più in quel marasma. Perché credo siano più proficue azioni contro-nichiliste.
    Quello che ho notato nelle due tre poesie di Cattaneo che ho letto, è che non si trova mai uno sguardo pietoso, o amorevole sul mondo.

  48. rozmila Says:

    (qualche giorno fa ho trovato questa poesia)

    Ci impegniamo
    noi e non gli altri
    unicamente noi e non gli altri.
    Né chi sta in alto né chi sta in basso,
    né chi crede né chi non crede.
    Ci impegniamo
    per trovare un senso alla vita, a questa
    vita, alla nostra vita.
    Ci impegniamo
    non per riordinare il mondo
    non per rifarlo
    ma per amarlo.
    Ci impegniamo
    perché noi crediamo all’ Amore,
    la sola certezza che non teme confronti,
    la sola che basta per impegnarci
    perdutamente.

    Ci impegnamo
    Bertolt Brecht

  49. tra tragedia e poesia | viaggio nel blu Says:

    […] esistenze raccontandoli a noi stessi e agli altri. Perciò apriamo di continuo la strada alla “poesia”, nel senso più ampio del termine, in quanto potenzialità umana; siamo in costante attesa che […]

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