Al supermercato della meraviglia

fruttiLa circostanza social #ioleggoperché in occasione della Giornata mondiale del libro, mi ha dato l’opportunità di ritornare con la mente ad un curioso episodio, risalente ormai ad almeno 40 anni fa, che racchiude forse, al di là dell’elemento personale, la cifra sociale dell’epoca.
Non ero un gran divoratore di libri, per il semplice fatto che non ne avevo molti a disposizione: in casa non ce n’erano, mio padre era analfabeta mentre mia madre aveva fatto la terza elementare, e di biblioteche neanche l’ombra. Il primo libro che ricevetti (un regalo dei miei padroni di casa) fu un atlante geografico De Agostini, che consultai fino alla consunzione. Poi i miei mi acquistarono un’enciclopedia di estrema sinistra (immagino a loro insaputa) intitolata Io e gli altri, molto ben fatta e che conservo ancora (fu la mia essenziale fonte di sapere scientifico, cosmologico, politico, antropologico e finanche sessuale).
Niente romanzi, niente libri per ragazzi (salvo un lacrimevole Incompreso, mi pare un Ragazzi della via Paal e poco altro). Avevo piuttosto una morbosa attrazione per le enciclopedie, non so per quale ragione: dati geografici di ogni tipo, classificazioni botaniche e zoologiche, nomi, nozioni, dati, date… l’idea che tutto lo scibile potesse venire ficcato a forza in un certo numero di pagine (e che fosse a mia disposizione) mi affascinava. Un’estate scoprii, in un cortile dove fui ospite per alcuni giorni, un’enciclopedia universale che ai miei occhi bambini dovette parermi immensa: tanto che preferivo star lì nel chiuso della stanza a sfogliarla, anziché andare a giocare all’aria aperta.

Ma l’episodio di cui volevo narrare è un altro: avevano da poco aperto uno dei primi supermercati della zona, e naturalmente – come tutte le famiglie operaie dell’epoca – cominciammo a frequentarlo regolarmente. Salvo il macellaio fidato, tutto il resto lo si poteva comodamente trovare lì (lo scibile di cibi ed oggetti, ben ordinati in scansìe, un po’ come succedeva nelle enciclopedie). Immagino che il mio sguardo di fronte a tutte quelle merci luccicanti non fosse poi molto diverso dalla meraviglia che provavo di fronte ad una cartina geografica o ad un tomo enciclopedico.
In quel supermercato – che a me pareva sterminato – c’era anche un settore dedicato ai libri, cui davo sempre un’occhiata. Un giorno ne notai uno la cui copertina magnetizzò la mia attenzione, dal promettente titolo “I frutti della terra”. Lo sfogliai e ne rimasi folgorato: c’erano illustrazioni, non fotografie, molto ben fatte e dettagliate, di frutta, verdura, cereali, erbe, aromi – tutto ciò che di vegetale può finire sulle nostre tavole. Sulle pagine di sinistra un testo di taglio botanico (con il nome latino delle piante) ed un’escursione culinaria finale, mentre sulle pagine di destra erano stampati quei meravigliosi disegni.
Poi guardai il prezzo: 8000 lire! Niente da fare, pensai, i miei non me lo avrebbero mai comprato. Non eravamo indigenti, però credo che all’epoca lavorasse solo mio padre, non ricordo se mia madre era ancora in cassa integrazione o fosse già stata licenziata (doveva essere il 1974).
Tenni per me quel desiderio per giorni e settimane, limitandomi – ogni volta che andavo al supermercato – a guardare e a sfogliare il volume, felice di ritrovarlo e terrorizzato all’idea che qualcuno me lo potesse portare via. Poi finalmente lo espressi ai miei, quel desiderio, in maniera cauta, avvertendoli che era molto costoso e che sapevo che non ce lo saremmo potuto permettere e che…
D’accordo, te lo compriamo.
Quel giorno fui il bambino più felice della terra.
Il librone è ancora qui con me, e ogni tanto lo sfoglio cercando di ritrovare quello stupore e quel candore dell’infanzia.

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3 Risposte to “Al supermercato della meraviglia”

  1. Anna Maria Berni Says:

    Il primo libro di cui conservo memoria è: “La mammina di carta”, edito da Adriano Salani Firenze, del 1936. Apparteneva alla mamma, ricordo me lo leggeva come una favola. Sulla prima pagina era raffigurata la protagonista del romanzo, Nicoletta, una bella ragazza bionda con gli ocche celesti, Mia madre descriveva così bene la trama che a me sembrava viva, lei e i personaggi che le giravano intorno. Mi è rimasto impresso questo libro fa parte dei ricordi belli della mia infanzia, l’ho fatto rilegare e lo tengo come un oggetto prezioso, anzi, “ne faccio caso”, come usava dire la mia mamma…

  2. Sara Caon (@sara_caon) Says:

    Bellissimo aneddoto. Come non ricordare che è dalla meraviglia che nasce la filosofia? Grazie.

  3. Ares Says:

    Io ho avuto una reazione del genere quando a casa mia è arrivato il mio primo vocabolario Zingarelli, quel tomo volevo portarlo a scuola per farlo vedere alla Signorina Emiliana, la mia maestra delle elementari, l’avevo già infilato nella cartella e già stavo ragionando su come trascinarlo giù dalle scale, visto che non ero autorizzato ad usare l’ascensore, quando mia madre mi fermò giusto in tempo dicendo: “A scuola il vocabolario non si porta, altrimenti si rovina”. E rimuginai tutto il tempo del tragitto verso scuola, sul perché il vocabolario dovesse rimanere a casa, inutilizzato per non rovinarlo.

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