Lucrose carni

1-maggio

Ad alcuni umani succede questo.
Nascono, balestrati dal caso e dalla fortuna, in certe terre e/o nazioni anziché in altre.
Vengono trafitti da guerre e miserie, che certo non hanno scelto né sono cadute dal cielo.
Fuggono terrorizzati verso altre terre e/o nazioni e nel corso del viaggio si trasformano in lucrosa carne da trasporto.
Se non crepano per strada o per mare, giungono in queste nuove terre dove subito si trasformano in lucrosa carne da carità e, nel medesimo tempo e luogo, in lucrosa carne politica ed elettorale.
Se hanno superato tutte le precedenti prove, avverrà l’ultima e definitiva metamorfosi: al dio capitale piacendo, diventeranno lucrosa carne da lavoro.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

10 pensieri riguardo “Lucrose carni”

  1. Pienamente d’accordo
    Aggiungerei anche che ogni corpo è appetibile per le sue peculiarità fisiche.

    Il mondo è governato da un’oligarchia di persone anziane che storicamente ha sempre abusato
    – e intende continuare a farlo – dei corpi giovani. L’abuso del corpo e quello lavorativo procedono di pari passo, intersecandosi in una realtà sempre più confusa.
    Il corpo giovane è la merce più pregiata del mondo capitalistico, una vera primizia, ma comprarla direttamente nei negozi o su internet è ancora considerato (quasi ovunque) disdicevole. La strategia per rendere libera la vendita del corpo, è impoverirlo fisicamente (con la mancanza di reddito) e culturalmente (con la mancanza d’istruzione). Alla fine di questo processo il corpo diventerà merce, la quale sarà sempre più spesso esposta alla vendita. Il resto verrà da sé, se ci sarà domanda, si cambieranno prima la morale e poi le leggi, per favorire l’offerta.

    http://blogdeltaser.blogspot.it/2013/09/gli-equilibri-sociali-del-futuro.html

    Ciao Mario

  2. …e se fossero in grado di ribellarsi al loro destino, potrebbero diventare predatori, come capita ad ogni essere vivente disperato quando si trova a non avere alcuna via d’uscita…

  3. La creduta libertà, come libero arbitrio, ancorché persuasione, è convinzione, fede, volontà di controllare ciò che di per sé è incontrollabile, di disporre di ciò che di per sé è indisponibile. La creduta capacità sull’ente “contingente”, cioè libero di essere come di non essere, ci fa tutti “innocenti” dove un tempo lì ci si diceva violenti. È in nome della libertà che ogni motivo impossibile diventa motivo possibile.

  4. “L’oligarchia di persone anziane” per qualche tempo è stata anch’essa “corpo giovane”…poi si è trasformata…o era già cosi fin dall’inizio?

  5. questione interessante yesterday, proprio oggi ho letto un racconto di un’amica, all’interno di una raccolta distopico-fantascientifica, che immagina un’agghiacciante società dove i giovani disoccupati, qualora non trovino lavoro entro un certo periodo, diventano corpi energetici dormienti al servizio di una gerontocrazia potenzialmente immortale

  6. Direi che qualsiasi età esaurisce appieno il suo potenziale se viene vissuta nella pienezza del potere che ha a disposizione e dei frutti che può dare al mondo. Quando questo non avviene, si genera senso di frustrazione che di solito si scarica sugli altri sotto forma di sadismo. In fine andrebbe forse un po’ recuperato il senso di dignità che c’è nell’invecchiare e gli aspetti spirituali che nasconde il morire.

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