Le foglie di Hume

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Foglie di aceri, betulle, carpini, sambuchi, roveri… di tali e tanti colori cangianti e sottili sfumature, da non essere nemmeno nominabili – a maggior ragione in questo passaggio di stagione. Un’accelerazione sfuggente del divenire delle cose. Ed insieme, un tentativo vano di afferrarne – e di fissarne in parola – senso e sembianza. Nominare qualcosa che è già altro da quella nominazione. Dire qualcosa che è già oltre quel dire. Vedere qualcosa che è già diventato invisibile.
Un millennio fa, durante il mio primo esame di filosofia, il professor Giovanni Piana mi fece una domanda a tal proposito. Credo fosse in relazione ad un testo di Hume sulla percezione, e sulla nostra capacità di graduarne le infinite possibilità. O qualcosa del genere, dato che – all’epoca digiuno di filosofia – non ci capii un accidente.
Ora forse ne afferro un po’ di più il senso. Ma è il senso della domanda ad essermi chiaro – mentre la variopinta moltitudine dell’essere continua a sfuggirmi, come è bene che sia. Eppure è in questo gioco di fuga e definizione – in questa dialettica eterna – che solo si può cogliere quella moltitudinaria espressione dell’essere. Altro non ci è dato.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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