Aforisma 95

Il dilemma delle democrazie occidentali era ieri quello tra libertà e giustizia sociale, oggi tra libertà e sicurezza, domani non ci saranno dilemmi.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

5 pensieri riguardo “Aforisma 95”

  1. Premetto che il mio è un semplice ragionamento – non ho una formazione “filosofica” -, ma questo aforisma può essere interpretato in tanti modi.
    Uno, estremamente ottimista: domani vivremo nel migliore dei mondi.
    Un altro: se i dilemmi sono legati alle democrazie e che domani non ci saranno dilemmi, il mio primo pensiero è che non ci saranno più democrazie. Da cosa saranno sostituite?
    A questo punto la visione del filosofo mi apre altri orizzonti, sui quali posso riflettere. Come sarà questa linea d’orizzonte? Serena o … tempestosa?
    Grazie e buona serata

  2. @Lilia: per quanto concerne la prima ipotesi, ormai da molto tempo penso che auspicare il “migliore dei mondi” sia come piantare sulla terra un parafulmine che attiri le peggiori disgrazie;
    in effetti quel che temo è che non solo non si pongano più questioni come la giustizia o l’eguaglianza sociale, ma che si vadano sempre più chiudendo gli spazi di libertà e di critica che, bene o male, ci siamo garantiti nelle democrazie da qualche decennio (mica secoli) a questa parte – conquiste di lotte, non certo concessioni dall’alto.
    Si pone il problema dell’essenza stessa della democrazia, ovvero dell’illusione che i popoli (o i cittadini, più correttamente) controllino il potere da cui si fanno, per necessità, governare, non essendo in grado per difetti costitutivi di autogovernarsi direttamente.
    Sempre di più quei poteri sfuggono al controllo – poteri alieni, potenze estranee (per usare un linguaggio marxiano), e spesso si tratta di poteri anonimi, burocratici, quasi impersonali.
    Insomma, è come se ci fossimo incastrati da soli.
    Ma c’è un’ultima questione – che è il vero motivo che mi ha fatto scrivere quelle due righe ellittiche – ovvero la paura, la passione sociale, oltre che individuale, che più di ogni altra nutre il potere.
    Ecco, la mia vera preoccupazione è che l’ossessione securitaria finisca per prendere il sopravvento e ottundere le già limitate capacità di discernimento e di critica.
    Insomma, non è un buon orizzonte quel che vedo delinearsi, di sicuro non sarà sereno, che non vuol dire, però, che non ci possano essere anche tempeste salutari.
    Buona serata a te!

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