Tutto è forma, la forma è tutto

Vassily_Kandinsky,_1939_-_Composition_10

(inevitabilmente, dedico questo piccolo post
a quel grande creatore di forme che è stato David Bowie
– fino a fare di se stesso una perenne metamorfosi)

Vorrei saper scrivere un libro – una sorta di fenomenologia delle forme – che abbia la medesima mole, vastità di sguardo e profondità di Massa e potere di Canetti.
Credo di avere sempre avuto una grande predilezione per le forme. Si dirà che è ovvio, che non c’è umano che non ami le forme, che è grazie all’attrazione per le forme che ci si innamora, che si fanno esperienze estetiche, che si producono oggetti, che si costruiscono case, e così via.
Non vi è dubbio, ma l’amore intellettuale e sistematico per le forme – che pure possiedo solo in potenza e che invece vorrei saper esercitare in dettaglio, profondità e grande stile – richiede un salto di qualità ulteriore. Richiede una concentrazione intellettuale, una potenza dello sguardo e della capacità di osservazione che solo i grandi artisti e i grandi naturalisti possiedono.
[Tra l’altro, en passant: forme biologiche e forme estetiche, natura e arte, i due organismi essenziali della produzione idealistica secondo la filosofia di Schelling, un pensatore piuttosto dimenticato, e messo in ombra dall’hegelismo, che forse sarebbe il caso di riesumare].
Forme come concrezioni organiche, superfici, punti e linee che convergono e si organizzano. Forme come ricerca continua di equilibri divenienti tra gravità e grazia, tra movimento e stasi. Forme come ciò che si staglia netto su uno sfondo.
(ricordo di aver sempre avuto una sorta di fissazione per gli intrecci dei rami spogli degli alberi invernali contro le luci infuocate dei tramonti: in quei ghirigori, in quel gioco geometrico fatto di linee disegnate sulla luce, mi sono perso molte volte e ne ho tratto grande godimento, non solo estetico o visivo; e poi, se torno alla mia infanzia, ricordo la manìa per la catalogazione, la tassonomia, l’osservazione dei vegetali, la cartografia – immensi cataloghi di forme!)
Credo si possa davvero scrivere una storia filosofico-scientifica (ma anche estetica, logica, antropologica e chissà che altro) delle forme: dalle idee di Platone (la parola greca eidos è perfettamente traducibile con forma, che ne richiama tra l’altro la dimensione visiva, anche se puramente intelligibile), alla teoria aristotelica di forma e materia, potenza e atto (uno degli assi portanti dell’aristotelismo, anche se magari fuori moda); dalla classificazione di Linneo alla morfologia naturale goethiana, che conduce, per traslazione, alla morfologia spirituale di Spengler (anche le culture sono forme). Il kantiano Cassirer, poi, scrisse addirittura una Filosofia delle forme simboliche – forme trascendentali, filtri di ricostruzione attiva del mondo. Spazio, tempo, categorie – modi di plasmare il mondo, di dargli una forma (eppure trovo limitante e fin troppo narcisistica questa modalità di guardare il mondo: sono la materia stessa, la natura, la vita ad essere ricolme e portatrici di forme, indipendentemente dalla nostra attività sintetica).
Si potrebbe quasi dire che l’attività essenziale degli umani è di dar forma all’informe – anzi no, mi correggo: di trovare un senso nell’incessante processo cosmico-vitale produttivo di forme. O meglio: nel cercare di penetrarne il mistero. Forme di vita, evoluzione di forme, mutamenti di forme. E poi: formazioni, informazioni, deformazioni, forme e riforme, nuovi formati, forma e contenuto, essere formali, avere una forma, formare qualcuno o qualcosa. Forme geometriche (pure frattali). I contorni delle cose. Ma anche il loro sfrangiarsi e deformarsi. Linee, superfici, rotondità. Spigoli. Cose che cominciano e finiscono. Cose circondate da altre cose. Cose che si incastrano. Forme mobili e cangianti. Mutevolezza delle forme. Espressioni. Contenuti che non trovano forma. Forme mute. Forme inespresse. Forme possibili. Cose deformate fin dalla loro genesi. Passaggi di forme tramite il dna (preformazione! teoria discussa per secoli). Stampi di forme. Fissazioni di forme. Distruzioni di forme. Un pullulare di forme in ogni dove. Più che il divenire eracliteo, il cangiante presentarsi di sempre nuove forme. L’essere è l’infinitamente multiforme (e se è vero il principio degli indiscernibili di Leibniz, dobbiamo ritenere che nessuna forma sia perfettamente identica ad un’altra o replicabile).
Ma basta, credo di essermi esaltato a sufficienza. Mi limito a richiamare alcuni miei personali miti di fenomenologi e costruttori di forme, che amo specialmente perché hanno saputo trovare (o che avevano intenzione di farlo, o che ne avevano altissima coscienza) sempre nuove forme per rappresentare quelle moltitudinarie forme di vita e dell’essere che forse, senza di loro, non avremmo saputo cogliere: apologeti formali delle forme – produttori di forme simboliche, forme al quadrato!
Kandinsky che dipinge i suoi biomorfismi e “ammassi regolati”, o Mahler che suona l’incedere delle forme naturali nel primo immenso tempo della sua Terza sinfonia, o il Goethe grande osservatore dei vegetali che vorrebbe fondare una scienza morfologica e metamorfica delle forme viventi o S.J. Gould incantato dalle forme allucinate e bizzarre dei fossili di Burgess (e da coloro che hanno saputo osservare e descrivere tutte quelle forme, quegli incredibili piani anatomici attraverso cui la vita sperimenta… cos’altro, se non nuove forme?)
Ma queste sono solo punte dell’iceberg. Le forme sono ovunque, anche nell’infimo (e comunque l’infimo è una categoria sciocca e tutta umana). Credo rimanga solo da dire che nell’osservare le forme – senza bisogno di spingersi oltre e di sprofondare in esse e nel segreto cosmico della loro genesi – si prova un’immediata forma di piacere. Si gode semplicemente del fatto che: i volti umani, i viventi, le nuvole, le architetture, i paesaggi, le pietre – che ogni cosa abbia una forma. È la base essenziale, credo, del piacere estetico (oltre che intellettuale). Ed è una forma di amore – anzi, forse la forma più pura dell’amore.

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2 Risposte to “Tutto è forma, la forma è tutto”

  1. tirelligiovanni Says:

    (ricordo di aver sempre avuto una sorta di fissazione per gli intrecci dei rami spogli degli alberi invernali contro le luci infuocate dei tramonti: in quei ghirigori, in quel gioco geometrico fatto di linee disegnate sulla luce, mi sono perso molte volte e ne ho tratto grande godimento, non solo estetico o visivo; “””
    proprio,stasera, ho goduto di questi rami intriganti, che accarezzano un tramonto rosa e ,sulla destra,nuvoloni scuri come pennellate.
    L’articolo,al solito,e’ originale,porta alla riflessione,alla ricerca. Grazie.

  2. md Says:

    grazie a te per l’attenzione e la condivisione Giovanni

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