Trogloditi etici

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Mentre intervengono pure i parrucconi-professoroni pediatri a dire cose infondate oppure banalità, appare sempre più evidente come la strategia reazionaria dei trogloditi etici della “famiglia naturale” sia non solo povera di argomenti, ma anche di spirito: ché essi riducono appunto lo spirito ad animalità, e l’amorosa educazione dei bambini ad una faccenda biologica – e i genitori alla nudità di un ovulo e dello sperma che lo feconda.
Ora, non è nel mio stile essere troppo assertivo, ma viste le idiozie provenienti dal campo dell’infamilyday è bene chiarire alcuni punti fermi:
a) non esiste alcuna “famiglia naturale” – esistono solo forme storiche e sociali di famiglia, e dunque famiglie diverse e in perenne trasformazione
b) non esiste nemmeno una forma unica, naturale ed assoluta di nascita e procreazione: la tecnoscienza ha mutato e muterà sempre di più la biologia, che non è, come qualcuno ha detto, un destino
c) è infondato pensare che un bambino necessiti di un papà e di una mamma, altrimenti sarebbe infelice: un bambino necessita di cure in senso lato, e le figure che lo accudiscono sono ruoli del tutto convenzionali
d) mi par legittimo che in una società in cui tutti i cittadini abbiano pari diritti, ciascun* possa decidere liberamente ed autonomamente quale forma di unione e/o forma familiare scegliere – matrimonio compreso
e) l’adozione e/o la procreazione di bambini da parte di persone glbt ha pari dignità e pari possibilità di successo delle forme di adozione/procreazione tradizionali
f) infine: esiste un “diritto d’amore” (rivendicato ad esempio da Stefano Rodotà) che può e deve far convergere regole e sfera affettiva. È l’amore ad avere un alto significato sociale, non “i valori”.
Fine degli umani non è forse la felicità, nonostante la valle di lacrime? Perché moltiplicarle laddove non ce n’è alcun bisogno?

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33 Risposte to “Trogloditi etici”

  1. Lilia da Frusseda Says:

    Per famiglia naturale s’intende forse che, fino a poco tempo fa, per avere un figlio, in natura, ci voleva un uomo e una donna.
    Le nuove tecnologie hanno scardinato questo dato di fatto, e di conseguenza hanno scardinato il concetto di famiglia – e pertanto di società – che la Chiesa cattolica aveva instaurato e che è stato poi il fondamento della nostra civiltà.
    Sono tempi di transizione e l’incertezza genera inquietudine.

  2. md Says:

    È, appunto, un modello di famiglia di una determinata epoca e cultura (molto limitata nel tempo e nello spazio, peraltro). Oltretutto la cosiddetta “famiglia nucleare” è davvero una produzione storica molto recente, destinata comunque ad eclissarsi. Il punto più delicato è, certamente, quello dell’impatto della tecnica sulle nostri basi biologiche – ma questa è esattamente la storia della specie umana che, senza tecnica, semplicemente non esisterebbe.

  3. Marta Says:

    vorrei fare un riassunto al nocciolo e quindi chiedo scusa per le generalizzazioni.
    è evidente che il concetto attuale di famiglia è solo socioculturale.Fino a circa 100 fa i figli occidentali sotto i 15anni neanche quasi avevano rapporti con il padre tranne quelli contadini che iniziavano presto a lavorare nei campi. I figli pertanto venivano allevati e accuditi solo dalle donne della famiglia. E in quelle benestanti dalle nutrici bambinaie. Allora diciamo che abbiamo deciso che la forma familiare sviluppatasi nel 900 è quella che ci sembra più corretta perché è quella con cui le ultime tre-quattro generazioni sono cresciute.
    Diciamo anche che le religioni monoteiste hanno deciso ( per questioni di opportunità “ai tempi” necessità di mano d’opera per le guerre per coltivare ecc.) che l’omosessualità, cosa del tutto naturale dovesse essere messa al bando o si rischiava di non avere più prole sufficiente vista la mortalità , oltre ad un evidente esercizio di potere tanto caro alle autorità religiose.
    Diciamo anche che in Italia, la più grande fucina di pedofili si scandalizza dei rapporti omossessuali definendoli contronatura.
    Se vogliamo attenerci alla natura, smettiamo tutte le pratiche mediche finalizzate alla procreazione (che per inciso stanno creando una popolazione medicodipendente ) e che sono sicura non sono contemplate in nessuna sacra scrittura.
    Diciamo inoltre che nessuno sbandiera statistiche sulle percentuali di abusi sessuali dei padri sui bambini delle cattolicissime famiglie “naturali”.
    Fino a quando il potere dei rappresentanti delle religioni imporrà le loro scelte allo Stato, e quindi anche a chi non crede, fino a quando la gente non riuscirà a ragionare autonomamente e non in funzione di come è stata condizionata dalla nascita difficilmente si riuscirà ad avere una società veramente civile e rispettosa dell’altro.
    Se pure l’ Irlanda ha detto sì perché noi siamo così limitati?

  4. Neda Says:

    Quando avevo due anni sono rimasta orfana di padre e sono vissuta per alcuni anni nella famiglia di mio nonno, con mia madre, tre zie, la nonna e la bisnonna. poi, per dieci anni sono stata in un orfanatrofio femminile.
    Quindi non ho avuto, fino a sedici anni, alcuna famiglia formata da un uomo e una donna. Però ho avuto, comunque, una buona educazione e mi sento una persona normale e ho avuto ed ho tutt’ora una vita felice. Sono sposata, con prole, da più di trent’anni.
    Mia madre, vedova, si è unita ad un vedovo che aveva due figli maschi più grandi di me. Sono stati insieme per cinquant’anni, senza mai sposarsi, i miei “fratelli” ed io non abbiamo lo stesso cognome e neppure lo stesso sangue, ma ci siamo sempre voluti bene e ce ne vogliamo tutt’ora.
    Credo che la cagnara che si fa oggi sia tutta da ridere. I diritti concessi alle “nuove famiglie” nulla tolgono ai diritti delle altre famiglie.
    L’unica cosa che si dovrebbe tenere in considerazione, è l’adozione dei figli del nuovo partner: secondo me, visto che il bambino o la bambina hanno comunque due genitori naturali, il problema può esistere se uno dei genitori naturali non è d’accordo a far adottare da un’altra persona il proprio figlio o che il figlio (come nel mio caso) desideri mantenere il proprio cognome originario. Ma questo accade già per tutte quelle coppie “normali” che si separano. Non è che le famiglie cattoliche intransigenti non si separino, anzi….e molti parlamentari intransigenti su questi argomenti non sono esenti da questo stesso problema.

  5. axiombaduanjin Says:

    sono veramente estasiato dal trovare in un blog di filosofia affermazioni surreali del tipo: “non esiste nemmeno una forma unica, naturale ed assoluta di nascita e procreazione: la tecnoscienza ha mutato e muterà sempre di più la biologia, che non è, come qualcuno ha detto, un destino”

  6. Paolo Reale Says:

    Come sempre, partendo da premesse imprecise si può raggiungere qualsiasi conclusione. Le fondamenta più solide per un ragionamento male impostato sono le domande incorrette. Ci sarebbe poi da discutere sul fatto che esistano o no domande incorrette, in questo caso, per schiarire temporaneamente l’orizzonte dalle nuvole dei dubbi ragionevoli, possiamo affermare che esistono due tipi di domande non corrette: le domande che non rispettano il codice linguistico (la grammatica, il vocabolario etc..) e le domande poste nel momento sbagliato, domande cioè che sarebbero pertinenti, ma risultano sbagliate nel il momento che si è scelto per porle.

    La famiglia non mi ha mai interessato troppo, non sono un grande fan né di quella, né della prigionia di coppia cattolico borghese anche chiamata matrimonio. Appurato questo, è innegabile che la natura preveda due generi* per la specie umana: il maschio e la femmina, oltre a quanti tra i più svariati orientamenti sessuali, la creatività e la fantasia suggeriscano loro. Da questi due generi sessualmente etero-orientati si forma La Famiglia e qualsiasi cosa di diverso, deve avere il coraggio di portare un nome diverso, cercando di non mescolarsi in mezzo alla borghesia con l’intento, neanche troppo nascosto, di acquisirne i diritti miseri mediante la mimesi.
    Premettendo che l’aspetto più bello di tutto ciò che è originale, è per me la particolarità di ciò che lo caratterizza, il quesito che mi sono posto è questo: come mai il mondo gay sta cercando a tutti i costi di assomigliare a quello etero?
    La mia ipotesi è che l’allucinazione capitalistica abbia catturato anche loro.
    Le persone con orientamenti sessuali diversi dalla tristissima norma, dovrebbero accettarsi e promuoversi per come sono, continuando a pretendere diritti per quello che sono, proprio come hanno fatto finora.
    Chi si traveste o opera trasformazioni chirurgiche sul proprio corpo, per assomigliare di più a quello che non è fisicamente ma nell’anima, no fa altro che assecondare l’estetica modaiola e capitalistica secondo la quale per gli altri sei quello che sembri e purtroppo, nella maggior parte dei casi, ottiene un corpo disfunzionale e risultati estetici disastrosi.
    Il delirio liberal-capitalistico secondo il quale si è arrivati ad azzerare l’individuo, fino al punto di farlo crescere in una famiglia composta da due genitori delle stesso sesso, per poi ad un certo punto fargli scegliere la propria identità sessuale come se si trovasse al supermercato davanti ai giocattoli, nasconde solo ulteriori e mostruose possibilità commerciali, già pronte nei cantieri della globalizzazione.
    Il progetto per il futuro che si cela dietro a tutto questo, non punta a fornire la massima libertà di scelta agli individui, ma vuole creare individui asessuati, manichini sui quali il mercato della chirurgia estetica potrà agire più facilmente, questo tipo di “scelta”, che una volta era ad appannaggio di pochi, potrebbe diventare presto prerogativa del mercato di massa.
    La cosa peggiore che ci può succedere è di diventare tutti uguali, sono stupito che proprio il movimento gay stia promuovendo una tale aberrazione culturale. Qualcuno potrà obbiettare che esigere gli stessi diritti non significa cercare di assomigliarsi, allora perché travestirsi da sposi cattolici? O giocare a fare la coppia etero e borghese con prole?
    Mi verrebbe da supporre che mimetizzarsi è per alcuni, un tentativo maldestro di farsi accettare, la mia opinione in tal senso è che questa strategia zoppica, perché l’esperienza ci suggerisce che comunque la si costringa, la natura particolare delle cose vive fiorirà sempre, sopravviverà e sarà utile al tutto, principalmente grazie alle sue particolarità…è questo in fondo la vita.

    La filosofia gender è la catena di montaggio dei consumatori asessuati, i quali dovranno necessariamente acquistare i componenti della propria nuova identità sessuale, cambiandola ogni qual volta si sentiranno confusi o in dubbio rispetto a questa.
    In quest’ottica di mimetizzazione forzata tra gruppi, ho delle riserve anche sul discorso delle adozioni.
    Credere che un bambino possa crescere in una famiglia gay senza subire influenze rispetto al proprio orientamento sessuale, è incredibilmente ingenuo o ingegnosamente malizioso.

    Sentirsi diversi implica lo sforzo di immaginarsi paesaggi diversi, pretendere spazi liberi per crearli è più che necessario, è giusto, ma occupare quelli altrui e fingere di essere gli altri, è ridicolo e pericoloso.

    *Esistono anche generi particolarissimi come l’ermafroditismo, ma questi non possono essere presi ad esempio statistico, proprio per la loro rarità.

  7. md Says:

    @Paolo: mi pare che tu commetta un peccato molto simile a quello del capitalismo omologante: il mondo gaio è molto più vario e articolato rispetto a come lo dipingi (così come quello etero o familistico), e non mi consta che esista “una filosofia gender” se non nella mente di alcuni cattolici. Ed è senz’ altro illusorio chiedere – come il tuo ragionamento pare sottintendere – alla comunità lgbt (ammesso esista) di ricostituire l’avanguardia rivoluzionaria anticapitalistica. Tanto più che nemmeno il proletariato globale riesce a farlo.
    Detto questo, forse ancora più complicata la questione natura/cultura/tecnica, di cui non mi sento di dire nulla di sensato a quest’ora e in due righe – e per la quale rimando a un centinaio di post di questo blog…

  8. md Says:

    @ axiombaduanjin
    Beh gli umani avranno anche l’estro come gli animali e il dna che li domina (visto che animali sono), ma pare che con la tecnica siano in grado di intervenire su un bel po’ di processi biologici, ci piaccia o no. E sempre meno verrà esclusa la possibilità di nascere anche in modo diverso dal programma biologico assegnato. Surreale ? Certo che lo è, come un secolo fa lo era andare sulla luna o trapiantare un cuore. E ti assicuro che il mio blog non ne è né responsabile né particolarmente estasiato.

  9. axiombaduanjin Says:

    @md a me pare che tutto ciò che la tecnica è riuscita ad ottenere in merito alla riproduzione sia il separare il concepimento dall’atto sessuale. il che significa che che esiste un solo modo per procreare (maschio e femmina) e un solo modo per nascere (da una donna); esprimere posizioni basate su eventuali future conquiste della tecnologia è pura fantasia e, ovviamente, determina una premessa non accettabile per qualsiasi ragionamento

  10. md Says:

    @axiombaduanjin
    perché, “separare il concepimento dall’atto sessuale” non è un elemento antropologico rivoluzionario? È proprio il fondamento concettuale di quel che sto dicendo: gli umani hanno separato (e vanno divaricando sempre di più) la sfera del godimento e del piacere erotico dalla riproduzione. Tra l’altro la riproduzione asessuata (che comunque in natura esiste) non è futuribile, è già possibile tramite la clonazione, indipendentemente dal fatto che le legislazioni nazionali lo consentano o meno.
    E una mia amica da tempo coltiva il sogno (o magari il tecnoincubo, dipende dai punti di vista) di veder crescere un eventuale figlio al di fuori del proprio corpo, in una macchina o in una sacca appesa al soffitto.
    Direi però che, almeno per quanto mi riguarda per questioni anagrafiche, non sarò spettatore di un mutamento così radicale. Ma dobbiamo comunque ripensare radicalmente tutte le antiche categorie, vista la corsa folle della tecnica nella bioepoca. Tra qualche decennio avremo individui che vivono fino a 150 o 200 anni. E già questo fenomeno metterà in discussione il normale succedersi delle generazioni.
    Jonas – e dopo di lui Damasio – ci richiamano al vero nodo del nostro tempo: un’etica all’altezza dell’epoca della tecnica. Ma: la tecoscienza galoppa, l’etica arranca.

  11. md Says:

    @Paolo Reale
    a mente più fresca torno sulle tue argomentazioni, che trovo di grande interesse, anche se – come ho già detto sopra – fondate su eccessive semplificazioni.
    (Una delle questioni che poni all’inizio andrebbero poi meglio approfondite: uno dei fondamenti teorico-critici degli “studi di genere”, che non sono “l’ideologia gender”, ovvero lo spettro evocato dal fronte reazionario, è proprio la disarticolazione tra sesso – biologico – e genere – socioculturale -, cui si aggiunge un ulteriore livello, l’orientamento sessuale, su cui i tradizionalisti giocano nella subdola confusione dei piani).
    Ma è sulla questione dell’uso capitalistico dei progressi sociali e delle correnti libertarie, che occorre tornare a ragionare.
    Premesso che gay, lesbiche, transgender, ecc. sono soggetti interni e non esterni alla società capitalistica, e dunque altrettanto condizionati rispetto a tutte le altre soggettività – era stato Mario Mieli a porre in maniera radicale la questione del rapporto tra rivoluzione anticapitalistica e liberazione sessuale, nei suoi Elementi di critica omosessuale: della messa in discussione dei ruoli di genere, ma soprattutto della liberazione del desiderio omoerotico (ed erotico in genere) faceva uno dei motori fondamentali della rivoluzione comunista. Del resto anche il movimento femminista (o una sua parte) pone la questione della rivoluzione in tali termini.
    Ora, tutti i sommovimenti sociali degli anni ’60 e ’70 (compresi quelli legati alle tecnologie informatiche) hanno sortito effetti libertari inusitati, tranne che tale “liberazione” si è giocata molto di più sulla dimensione individuale e narcisistica, anziché su quella collettiva, come da quei movimenti auspicato.
    Potremmo parlare di un’immensa “eterogenesi dei fini”: il capitale, da vampiro qual è, ha succhiato la liberazione di tutti quei desideri e ne ha fatto una gigantesca macchina di valorizzazione. Per non parlare poi degli effetti che la sacrosanta disarticolazione dei ruoli familiari e di genere hanno portato sul mondo del lavoro, sull’organizzazione sociale, sulla gestione dei figli, ecc.
    Inevitabilmente tutto ciò ha impattato anche su tutti coloro che non si riconoscono nella “norma eterosessuale” o nelle logiche patriarcali.
    Non si è dunque riusciti a percorrere strade alternative a quelle dello scimmiottamento dei vecchi codici? Probabile che sia andata così – ma anche i vecchi codici e la “norma eterosessuale” sono a pezzi; la famiglia mononucleare (durata un secolo o poco più) è a pezzi, e ancora non si vedono segni di una chiara ricomposizione.
    Il capitale fa il suo mestiere, sono i rivoluzionari – o, comunque, quelli che pensavano e che pensano che “un altro mondo” sia possibile ad arrancare su tutti i fronti.
    A tutto questo corrisponde un indubbio caos etico (l’etica all’altezza dei tempi della tecnica, di cui parlava Jonas), e una situazione internazionale piuttosto compromessa sul fronte dei cambiamenti e delle prospettive di trasformazione in senso egualitario e moltitudinario.
    Ma, appunto, le questioni sono tante e maledettamente intricate. E quella dei “diritti” si innesta a tutte quelle che ho ora evocato. Forse non c’è più un’ideologia – o un’idea di società e di individuo – che sappia far sintesi si tutte queste soggettività, desideri, ansie di trasformazione. Forse è bene che non ci sia, visti certi disastri del recente passato. Certo, il capitale (e la tecnica) marciano trionfanti per la loro strada.

  12. Paolo Reale Says:

    @Mario: Ciao, rileggimi! Io non ho in nessun punto della mia riflessione sostenuto che il mondo non sia bello, vario e gaio anzi. Non ho neanche lasciato sottintendere che la comunità lgbt debba sopperire o guidare avanguardie rivoluzionarie anticapitalistiche, quanto piuttosto guidare la rivoluzione loro (se ritengono ce ne sia una) senza indossare divise altrui (borghesia e matrimonio cattolico).
    In generale per quanto riguarda l’opinione comune Mario mi sembra di poter fare due premesse in forma di domanda (quelle sbagliate di cui parlavo all’inizio del commento appunto) la prima è come mai mentre il mondo va a rotoli, sui giornali italiani pare ci si occupi soltanto (a parte la solita cronaca sanguinolenta) di questioni presentate come fondamentali per il progresso della democrazia (radical chic) tanto che, alla fine viene da chiedersi: lo sono davvero?
    La seconda è, come mai non essere completamente d’accordo su qualcosa significa sempre precipitare nel girone disgraziato delle dicotomie? (o con noi o contro di noi).
    Ammetto tristemente che la più grossa parte di chi ha argomenti contro l’annessione forzata della comunità lgbt al mondo cattolico/borghese sia fatta di “trogloditi etici” (per usare un eufemismo) ma questo non significa che non ci siano argomenti contro validi (e in ogni caso ti consiglio di andare all’arcigay a sentire parlare di genetica gay o al gay pride a sentir dire cose come “i figli ce li siamo presi ora se ci negate i diritti è come se li negaste a loro” se vuoi sentire stronzate confezionate un po’ meglio).

    Concludendo devo dirti che l’età e una certo grado di immunità all’eloquenza fanno anche di me una persona che alza un sopracciglio quando legge cose come “non esiste nemmeno una forma unica, naturale ed assoluta di nascita e procreazione: la tecnoscienza ha mutato e muterà sempre di più la biologia…” Non possiamo giustificare le nostre devianze dall’umano con argomenti fantascientifici Mario, ne continuare a definirci “naturali” con più accanimento, proprio quando più ci allontaniamo dalla natura.
    Mi spiego meglio, parlando di cose più vicine al terreno (fintanto che non diventiamo cyborg che ri-cagano se stessi nella tazza sterile della Bayer ogni mattina) l’omosessualità è una cosa che è sempre esistita in natura, ma un branco di lupi che fosse divertito solo tra maschi o femmine quanto sarebbe cresciuto?
    Dovremmo godercele e non istituzionalizzarle le nostre sessualità perverse e deviate (io lo faccio), se non altro perché sponsorizzarle ossessivamente creerebbe le premesse per l’omologazione commerciale di queste e quindi la loro morte certa.

  13. axiombaduanjin Says:

    rivoluzione è quando cambiano i fini, non i mezzi. nell’ambito della riproduzione il fatto che si possa concepire in laboratorio o all’esterno del proprio corpo non cambia di una virgola la sostanza, cioè che ogni persona è il frutto dell’unione unica e irripetibile di due individui, uno maschio e uno femmina, che sono e saranno sempre qualificati come padre e madre e di lì non si scappa. in altre parole è, al massimo, una rivoluzione di costume, ma è niente dal punto di vista etico. la clonazione (che poi è una fantasia) invece è fuori tema perché non è concepimento, ma ripetizione, è una pseudo-dottrina della salvezza, in sostanza

  14. md Says:

    @ Paolo Reale
    Credo che ci sia proprio una diversa concezione di “natura” (stavo per dire un diverso fondamento ontologico) quel che ci porta ad avere posizioni diverse (che non vuol dire inconciliabili). Io penso che non abbiamo ancora digerito la rivoluzione in corso da Darwin in poi: ci piaccia o no la natura è contingente, non esiste un codice o una norma naturale, e questo indubbiamente ci fa ondeggiare. Poteva non esserci la vita – la vita è sorta per contingenza; poteva non propagarsi tramite il sistema del dna (che è poi un linguaggio o una tecnica) – il dna è sorto per contingenza; poteva continuare indefinitamente il regno della vita unicellulare – gli organismi pluricellulari sono sorti per contingenza. I mammiferi sono diventati dominanti per contingenza (per quanto i veri re del pianeta siano gli artropodi) e noi umani siamo radicalmente contingenti. Così come il nostro sistema di riprodurci, di costituire nuclei sociali, di fare storia. Ci fa paura la contingenza? O sì, certo, ci richiede molto più impegno ed immaginazione che essere surdeterminati dalle dande della necessità.

  15. md Says:

    (col che ho risposto anche ad axiombaduanjin)

  16. md Says:

    a proposito: la clonazione 1) non è una fantasia, visto che è stata eseguita (non importa che non si trattasse di umani, per quanto ne sappiamo) 2) non si può escludere che non possa essere fatta con delle variazioni rispetto all’originale, che è poi esattamente identica al “concepimento” dove alcune parti del dna vengono replicate, ed altre casualmente variate

  17. md Says:

    In sostanza: avere messo le mani sul genoma ci dà – ci piaccia o no – un potere immenso, che non è affatto una faccenda di costume

  18. md Says:

    Ma ora, mi scuserete, mi ritraggo un poco dalla discussione, ho da terminare “Massa e potere” di Canetti…

  19. axiombaduanjin Says:

    il fatto è che hai utilizzato le tue speculazioni (a mio avviso dubbie, anzi false, a tuo avviso sussistenti) in premessa a una tua posizione etica-politica diciamo. ora, diciamo, è evidente che ai miei occhi il tuo percorso logico sia indizio di espressione di posizione ideologica. questo è il punto. in altre parole, sembra che tu stia facendo eristica per consolidare una opinione debole, viziata, non-disinteressata (concetto di guardare le cose dall’alto, aristotele).

    in pratica il fondamento su cui stai poggiando le tue conclusioni è futuristico, fantascientifico, mai ontologico, perché non guarda ciò che c’è ma ciò che non c’è e (forse) mai ci sarà, oppure (forse) ci sarà, ma non lo sappiamo. in questo contesto che tipo di valenza ha la contingenza della natura? l’uomo non è mai riuscito ad inventarsi niente di innaturale con la tecnica, è solo riuscito a riprodurre la natura imitandone i meccanismi. l’implicazione etica di tutto ciò è che la tua posizione si riassume in un “tutto ciò che è possibile è etico”, mentre la mia più o meno è che dal momento che non si è ancora riusciti a fare in modo che una vita possa nascere con modalità diverse da quelle previste dalla natura biologica, allora non è etico privare a priori una creatura dei suoi legami biologici.

    se l’etica però non conta nulla, allora sono d’accordo con te. ma se non conta nulla è il caso di ammetterlo in premessa, invece di piegare di mettere in premesse ‘ciò che non si può escludere che un domani ci sarà’

  20. md Says:

    @axiombaduanjin:
    potrei facilmente rovesciare le tue argomentazioni dicendo che anche la tua posizione è ideologica (e quale non lo è), proprio perché penso che non esista una ontologia neutra, ogni ontologia è situata, storica e inevitabilmente con una connotazione etica. Il vizio del tuo ragionamento sta proprio nell’asserzione “quel che c’è”: è su quel che c’è e sui suoi sinonimi (physis, natura, essere, realtà) che la filosofia si esercita da 2500 anni e si interroga circa il senso di quell’essere. Se così non fosse – se non ci fosse questa opera di radicale straniamento, di decentramento dal luogo biologico cui gli umani sono destinati – non ci sarebbe mai nessun dubbio etico (che pare tu non abbia): ovvero, sapremmo per natura e per destino biologico sempre e comunque che cosa fare e che cosa non fare, che cosa è bene e che cosa è male, che cosa giusto e che cosa sbagliato.
    Ma così non è, mi pare. La tua è una (legittima ma non per questo inattaccabile) posizione essenzialista circa la “natura umana”.
    La mia posizione, comunque, non è affatto “tutto ciò che è possibile” è etico, mentre la tua suppongo sia solo ciò che è, in quanto necessario, è etico. Ma la storia e la diversità delle culture ci mostra altro. Soprattutto non hai compreso l’essenziale: ovvero che gli umani hanno messo in discussione ciò che loro stessi (non dio o altre entità misteriose) avevano stabilito come confini tra naturale e culturale, naturale e artificiale (così come quello tra animalità e umanità): questi confini sono mobili e non dati una volta per tutte, proprio perché storicamente determinati e radicalmente contingenti.

  21. axiombaduanjin Says:

    non so, di certo non ritengo la mia attuale (e ci tengo a sottolinearlo, perché le mie opinioni sono volatili e in qualsiasi momento posso acquisire informazioni che me le fanno cambiare) opinione inattaccabile, anzi, è proprio perché ho continui dubbi che cerco il confronto soprattutto con chi la persa diversamente da me. certo a volte sono arrogante e forse mi lascio trascinare in una sorta di competizione dialettica, è un mio limite che spero di correggere.
    in ogni caso non credo che si possa generalizzare riguardo il mio punto di vista dicendo “ciò che è, in quanto necessario, è etico” perché non ho mai fatto questo ragionamento ne’ capisco cosa abbia espresso affinché mi venisse imputato.
    vedi, quando dico che sostieni “tutto ciò che è possibile è etico” faccio forse una generalizzazione inopportuna, ma cercando di esprimere meglio il concetto quello che intendo dire è che non trovo un ‘principio etico’ nel tuo ragionamento che sia valutabile in senso universale; il motivo per cui non ce lo trovo, più o meno, è perché non accetto le premesse, come si è già detto più volte.
    il percorso che invece mi porta al mio punto di vista è assai semplice e anche piuttosto pratico, cioè non mi sembra eticamente accettabile che per soddisfare un desiderio o velleità di qualcuno si ricorra alla tecnologia privando aprioristicamente qualcun altro delle sue radici biologiche. può darsi che le radici biologiche non siano importanti, o destinate ad essere un retaggio del passato, fatto sta che non esiste il consenso di chi subisce questa privazione e pertanto non posso in via semplicistica considerare etica la pratica.
    può darsi che mi stia sbagliando, che mi sfugga qualcosa, però non trovo quasi nessuno che riesca a propormi argomenti altrettanto lineari a sostegno di questi uteri in affitto o eterologhe varie (tanto quando si parla di riproduzione più o meno lì si vuole andare a parare). non credo che il futuro distopico sia un argomento sostanziale, così come non mi sembra che la variabilità del confine natura – cultura possa essere l’argomento che avalla una posizione. è proprio il confine fra natura e cultura a stabilire l’etica, senza riferirsi all’attuale dimensione di questo confine non può esserci niente di etico, giustificare un punto di vista portando in causa il fatto che tutto è destinato a variare è, a mio avviso, un altro modo di negare l’esistenza dell’etica

  22. md Says:

    trovo due vizi nel tuo ragionamento che mi portano a chiedermi se abbiamo la medesima concezione di ciò che sia “etica”:
    1) quando scrivi “non trovo un ‘principio etico’ nel tuo ragionamento che sia valutabile in senso universale” – ho dei problemi a capire cosa tu intenda per “universale”, visto che non c’è etica che non sia temporalmente e localmente situata (per Aristotele avere uno schiavo era eticamente accettabile, così come per Platone farsela con dei ragazzini, ecc.);
    2) “è proprio il confine fra natura e cultura a stabilire l’etica” – direi di no, l’etica è ciò che gli umani decidono che sia lecito e buono nelle loro relazioni, in quel dato momento della loro storia – cosa che, ovviamente, comporta non pochi problemi se essi si rimescolano, si spostano, si addossano in modo vorticoso come accade specialmente da qualche secolo.

    Per quanto concerne l’etica fondata su “ciò che è” e non su ciò che sarà, preferirei riferirmi non tanto a disturbanti distopie, quanto ad un’etica spinozista della potenza, ovvero fondata su un corpo che può, più di quanto non sia.
    Trovo semmai bizzarra la posizione di una giustificazione biologica per chi nascerà – ovvero il suo diritto ad avere una biologia certa e determinata – quando semmai bisognerebbe chiedersi un po’ più radicalmente (ed ontologicamente) se chi nasce abbia chiesto e ci abbia accordato il permesso di farlo nascere: il nostro riprodurci è comunque un atto di potenza (biologica, culturale, ecc.), mai una libera scelta di chi nascerà. Che mi fa dire che esiste solo la libertà di morire, non quella di vivere.
    Infine, una battuta sugli “uteri in affitto”: basterebbe risolvere il problema delle diseguaglianze, e per magia quell’orribile problema si dissolverebbe come neve al sole…

  23. axiombaduanjin Says:

    con universale intendo un principio etico che sia applicabile in senso, appunto universale, non valido solo nel caso particolare. ciò ovviamente non significa che sia immutabile, proprio perché, venendo al punto due, il mio confine fra natura e cultura è proprio il nomos (nomos vs physis), da cui l’ethos (usanze, costumi) prende forma. la giustificazione della mia posizione però, non la definirei biologica, ma semmai etica, poiché riconosco quel diritto (o sedicente tale) non su base biologica, ma sulla base delle nostre usanze, le quali diciamo ci fanno desiderare il conoscere le persone da cui discendiamo.
    non che vi veda un diritto assoluto, ma senz’altro vi vedo un diritto superiore a quello di soddisfare le proprie velleità non ‘aggirando la natura’ o ‘sfruttando la tecnologia’ (il prodotto dell’utero in affitto ha un padre e una madre), ma chiedendo al nomos di fare in modo che possa ottenere ciò che voglio senza disturbare la mia morale (per quale motivo, altrimenti, un gay e una lesbica non si autoproducono i figli?).
    voglio dire, il vizio di fondo di tutta la faccenda utero in affitto è che si giustificano certe pretese con la tecnologia quando la tecnologia non è al servizio del concepimento di un bambino che altrimenti non potrebbe essere concepito, ma del fatto che il bambino non ‘vuole’ essere concepito al di fuori delle coppia omoaffettiva per non tradire il compagno/a e perché non abbia una madre o un padre all’esterno della coppia!

  24. md Says:

    molti altri vizi nel tuo ragionamento… ne cito due: universale e non immutabile, pur non essendo identici, non si combinano bene, lasciano molti margini di incertezza (e di relativismo: ciò che non è immutabile muta, dunque valeva ieri e non vale oggi);
    gran parte delle “velleità” e della questione degli uteri in affitto non riguarda le coppie omoaffettive, ma le altre

  25. md Says:

    se poi fondi il diritto sulle usanze, lo fondi sulla cosa più mobile ed incerta che ci sia;
    vorrei poi capire bene la rilevanza etica e filosofica dell’espressione “senza disturbare la mia morale”…

  26. md Says:

    In sostanza: o si riesce a dimostrare che esiste un’invarianza biologica da cui poter far derivare i comportamenti umani in maniera stringente, oppure l’etica è quanto di più relativo e cangiante ci sia. Che non vuol dire che sia cosa buona: personalmente trovo che in ogni etica comparsa sulla terra in ogni luogo e tempo ci siano cose orribili. Del resto Spinoza dice – non a torto – che definiamo buono ciò che desideriamo e cui tendiamo, e non viceversa.

  27. axiombaduanjin Says:

    universale significa semplicemente che è un principio, ed un principio non è tale se vale solo in un caso particolare; voglio dire, non posso dire che è etico l’utero in affitto e poi dire che non è etica la prostituzione; non posso dire che è etico l’utero in affitto e poi dire che non è etico andarsi a comprare un bambino al campo rom ecc; ci vuole un principio etico che mi permetta di districarmi, altrimenti non si riesce più distinguere ciò che è bene da ciò che è male e alla fine diventa etico tutto ciò che può essere venduto e comprato.
    chi ricorre all’utero in affitto non è importante al fine delle mie valutazioni perché ovviamente è la pratica in se’ l’obiettivo ‘etico’ delle mie speculazioni, non chi ne usufruisce

  28. md Says:

    non ci siamo… anche per me non sono etici gli esempi che citi, ma nemmeno mangiare carne; per qualcuno è etico l’aborto, per altri no, così come l’eutanasia; per qualcuno può essere etico uccidere per legittima difesa, per qualcun altro nemmeno in quel caso… dove sta l’universalità?

  29. axiombaduanjin Says:

    beh non ci può essere universalità se per te “l’uomo è misura di tutte le cose”; io penso che l’etica come fatto soggettivo sia una strada abbandonata da un 2500 anni circa, perlomeno fin da quando platone citando protagora stabilì che se ‘uomo è misura di tutte le cose’ allora non può esserci il buono. voglio dire, cicerone tradusse ethos con moralem, da mores, quintiliano o mario vittorino (non mi ricordo) si resero conto che la traduzione non soddisfaceva la risemantizzazione che platone aveva operato sul termine greco, perché mores erano i costumi e non tutti i costumi sono ‘bene’, ecco allora che coniarono ‘etica’, proprio per distinguere, fra le usanze, quelle buone e quelle non buone (però morale si era già affermato e ci è giunto in quel significato pressoché sinonimo). questa è l’etica: stabilire quali usanze sono buone e quali sono cattive, e farne nomos che, in quanto convenzione, è destinato a variare con il mutamento della scena.
    proprio perché ciò che è etico è anch’esso una convenzione, spinoza si accorse che ciò che è etico non è per definizione ‘bene’, e questo è un altro passo avanti. il fatto che sia una convenzione però, non nega che un’etica esista, così come non nega l’esistenza dell’etica il fatto che non la si voglia prendere in considerazione politicamente e su questo credo che sia esemplare, inarrivabile, ciò che pasolini scrisse sull’aborto.
    ora, io non credo che si possa dunque dire che l’utero in affitto è etico perché l’etica è soggettiva

  30. md Says:

    temo tu abbia divagato… ad ogni modo siccome l’utero in affitto (così come l’aborto, l’eutanasia, ed altre cose non universalmente decidibili) possono essere cose buone per alcuni e cose cattive per altri, occorre – appunto – normarle: in tal senso lo stato e la politica sono il tentativo incessante di mettere d’accordo, tramite regole certe (ma inevitabilmente variabili) gli “stranieri etici” che si trovano a convivere sotto la loro giurisdizione. Diversamente sarebbe la guerra di tutti contro tutti di Hobbes, non solo all’esterno ma anche all’interno.

  31. md Says:

    E comunque se “l’uomo non è misura di tutte le cose” non vedo chi. Senonché non “l’uomo”, ma i diversi soggetti in perenne mutamento sono misure plurali di tutte le cose.

  32. Ares Says:

    L’etica è in movimento.

  33. Luciano Says:

    E’ l’eterna diatriba Natura vs Cultura, ma alla fine, per quante speculazioni e distinguo si vogliano fare, per quanto si voglia rendere meccanica la biologia, essa traspare, anzi s’impone.

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