Inveterato bricoleur

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«La storia delle ricerche sul significato è ricca di uomini (che sono animali razionali e mortali), di scapoli (che sono maschi adulti non sposati) e persino di tigri (anche se non si sa bene se definirle come mammiferi felini o gattoni dal manto giallo striato di nero). Rarissime (ma le poche che ci sono, sono molto importanti) le analisi di preposizioni e avverbi (quale è il significato di accanto, da o quando?); eccellenti alcune analisi di sentimenti (si pensi alla collera greimasiana), abbastanza frequenti le analisi di verbi, come andare, pulire, lodare, uccidere. Non risulta invece che alcuno studio di semantica abbia dato una analisi soddisfacente del verbo essere, che pure usiamo nel linguaggio quotidiano, in tutte le sue forme, con una certa frequenza.
Del che si era accorto benissimo Pascal (Frammento 1655): “Non ci si può accingere a definire l’essere senza cadere in questo assurdo: perché non si può definire una parola senza cominciare dal termine è, sia espresso o sottinteso. Dunque per definire l’essere, bisogna dire è, e così usare il termine definito nella definizione”. Il che non è lo stesso che dire, con Gorgia, che dell’essere non si può parlare: se ne parla moltissimo, sin troppo, salvo che questa parola magica ci serve a definire quasi tutto ma non è definita da nulla. In semantica si parlerebbe di un primitivo, il più primitivo fra tutti.
[…] …se l’Essere (con la maiuscola) è tutto ciò di cui si può dire qualcosa, perché di esso non dovrà far parte anche il divenire? Il divenire appare come difetto in una visione dell’essere come Sfero compatto e immutabile: ma a questo punto non sappiamo ancora se l’essere non sia, non diremo volubile, ma mobile, metamorfico, metempsicotico, compulsivamente riciclante, inveterato bricoleur
In ogni caso, le lingue che parliamo sono quello che sono, e se presentano delle ambiguità, o addirittura delle confusioni nell’uso di questo primitivo (ambiguità che la riflessione filosofica non risolve), non sarà che questo imbarazzo esprime una condizione fondamentale?
Per rispettare questo imbarazzo, useremo nelle pagine che seguono essere nel suo senso più vasto e impregiudicato. Ma quale senso può avere questo termine che Peirce ha dichiarato a intensione nulla? Avrà il senso suggerito dalla drammatica domanda di Leibniz: “Perché c’è qualcosa piuttosto che niente?”.
Ecco che cosa intenderemo con la parola essere: Qualcosa.»

(alcuni estratti dal primo capitolo – Sull’essere – di Kant e l’ornitorinco)

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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