Gratitudine al bismuto

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La cosa che più mi è piaciuta di questa raccolta postuma di Oliver Sacks – a parte il titolo Gratitude, che rende con un’unica parola il sentimento giusto del congedo dalla vita – è il legame simbolico tra lo scorrere degli anni e la tavola periodica degli elementi. Sacks ci racconta di questa usanza che ha percorso l’intera sua vita: ad ogni compleanno si diventa/festeggia uno degli elementi che compongono la materia – un gas, un metallo, un minerale. E ora che è vecchio e sul punto di morire, si sta circondando, come faceva da bambino, di quei metalli e minerali, “piccoli simboli di eternità”, confessando la propensione, nei momenti di sconforto o di dolore, a volgere lo sguardo verso le scienze fisiche, “un mondo che non conosce la vita, ma nemmeno la morte”.
Mi piace per varie ragioni – tra cui quella ovvia che di quegli elementi siamo fatti, da quegli elementi veniamo e a quelli sempre torniamo – polvere eravamo e polvere saremo. Ma c’è anche qualcosa di più oscuro e insondabile: quella nostalgia dell’inorganico di cui parla l’ultimo Freud a proposito della pulsione di morte e di Thanatos, quasi che la vita sia troppo dolorosa e che talvolta diventi intollerabile, al punto da voler tornare ad essere materia inorganica, insensibile, incosciente, indeterminata (l’apeiron di Anassimandro).
Ad ogni modo, come viene giustamente rilevato anche dai curatori dell’edizione americana, dominano in queste pagine il garbo, la sobrietà, la semplicità: come semplici sono la vita e la morte, dopotutto. Quasi un unico desiderio (e nostalgia) espressi: quello dei cieli notturni punteggiati di stelle – anche se lo splendore del cielo si mescola sempre ad un senso di transitorietà, e di morte.
Sacks, dopo il compleanno del tallio (81, speditogli dall’Inghilterra) e quello del piombo (82), sapeva bene di non poter raggiungere quello del bismuto (83), anche se lo stava contemplando sul suo tavolo: “un campione rinvenuto allo stato naturale in Australia; piccoli lingotti a forma di limousine provenienti da una miniera in Bolivia; bismuto lasciato lentamente raffreddare dallo stato fuso, così da formare bellissimi cristalli iridescenti, terrazzati come un villaggio hopi”. E di fatti fu piombo per nemmeno due mesi…

(Ora io sono iodio, e se gli dèi vorranno in settembre mi tramuterò in xeno, un gas nobile che ha a che fare con cose luminose – e che, a contatto con l’elettricità, produce una luce azzurra. Credo che mi piacerà)

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4 Risposte to “Gratitudine al bismuto”

  1. Carla Bariffi Says:

    cercavo giusto qualcosa da leggere nei prossimi giorni…(ho ordinato quasi tutto Cioran)
    il fascino degli elementi soggioga le menti alchemiche …;-)
    se sei già tornato in Sicilia ti auguro una calda vacanza all’ombra delle cicale …
    ciao!

  2. md Says:

    😉 partirò tra un paio di settimane, buona estate a te!

  3. Marta Says:

    che coincidenza, ho acquistato giusto due giorni fa il libro, attirata dal ben apprezzato nome dell’autore e da ventilate sue considerazioni sull’età.. Ora che sonoa metà tra i lantanidi, quindi nessun nome noto di metalli o gas ma quella fascia omogenea dotata di elettropositività, ma sempre alla ricerca di risposte e chiavi di lettura della vita, ringrazio MD perché solo un filosofo, di cui apprezzo ogni volta gli scritti, poteva aprirmi a tali interpretazioni chimico-“fisiche”. Sinceramente il mio livello culturale e di pragmatismo non aveva capito le sfumature. Se avessi dovuto segnalare qualcosa del libro mi sarei soffermata su Shabbat, sicuramente meno originale ma la sintetica carrellata dalla nascita alla morte dell’evoluzione del credo e dei suoi riti penso sia una sofferta comune condizione.

  4. md Says:

    grazie a te Marta, anch’io ho molto apprezzato Shabbat

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