Se questo è un uomo

Il derelitto, De Pisis

Non credo di avere mai incontrato un umano più derelitto. E sì che di luoghi di miseria e di derelizione ne ho frequentati nella mia vita. Gli mancava una gamba e si reggeva malamente sulle stampelle, ubriaco e maleodorante, gli occhi gonfi e tumefatti, i capelli arruffati e sporchi, la bocca deforme a farfugliare parole incomprensibili. Un senso di profonda sgradevolezza e di disarmonia emanava dalla sua figura, quasi che ogni dettaglio fosse stato studiato per respingere gli altri umani.
Ho provato lo stesso ad avvicinarlo.
Veniva dalla Romania – se ho capito bene – da dove dev’essere stato cacciato, probabilmente in qualità di rom, e, sempre se ho capito bene, la gamba gli è stata maciullata da un treno, dalle parti di Parma. Per uno che si muove quasi solo lungo i binari della ferrovia ad elemosinare, magari ubriaco fradicio, dev’essere una possibilità da mettere in conto, evidentemente.
Parlava di un amico (un connazionale?) che – qui proprio non sono riuscito a capire – o lo ha spinto o lo ha trattenuto, oppure è stato trattenuto da lui. Mimava insistentemente il gesto di afferrare qualcosa, e poi piangeva. Anzi, piagnucolava.
Brutto, sporco – non certo cattivo. O non più di altri. Di certo abbrutito dalla vita.
-Cu cazzu sì? – gli ha urlato un simpaticone di passaggio sul corridoio del treno. Più stronzo che simpatico, direi.
Ma d’altra parte chi mai vorrebbe un umano siffatto seduto accanto? E di fatti una delle ragazze del mio scompartimento ha chiesto di barricarci dentro, alludendo al cattivo odore proveniente da “là fuori”.
Fuori, già.
I più lo evitavano, ma qualcuno – impietosito o incuriosito, non saprei – per un po’ gli dava retta. Poi lui continuava a parlare da solo, con un tono di voce fuori luogo (ovviamente), come se però quel fugace contatto gli avesse dato il là per una insperata risocializzazione e riumanizzazione.
Gli ho dato due miseri euri – pelosa carità. E gli ho sfiorato appena il braccio (di più non avrei saputo o potuto fare, quelle son cose da Gesù Cristo o da Madre Teresa di Calcutta).
Preferiresti, preferiremmo fossero invisibili (per certi aspetti lo sono), o che scomparissero dalla faccia della terra. Ma nello stesso tempo, quando li incontri, li incontriamo, ci causano un qualche remoto senso di vergogna. A ricordarci che dietro ogni bruto e diseredato di questa terra c’è comunque un umano uguale a te, a noi. Ti senti, ci sentiamo migliore di lui? Chi ha il diritto di dirlo? Sei, siamo più puliti, meglio vestiti e nutriti, persino profumati, lucidati e imbellettati, abbiamo un tetto, affetti e cose belle da condividere.
Però.
Spogliamoci di tutto questo – che la fortuna e il caso ci hanno balestrato addosso – e torniamo miseramente ad essere come lui. Nuda vita. Il più fragile e vulnerabile degli umani che arranca qua e là.
Gli ultimi saranno i primi! – ha proclamato quel certo nazareno che di derelitti se ne intendeva. Non ci credo molto, anzi per nulla, anche se mi son sempre battuto affinché non ci fossero né ultimi né primi, senza successo evidentemente; battuto qui in questo regno, mentre del regno dei cieli non so. Lì ci stanno le alate teste d’angelo. E magari ci andranno i ricchi, i palestrati e le cotonate. Ma è bene non dimenticare mai che siamo terrestri, corpi abbarbicati a questo scoglio vagante nel cosmo.

Mentre dondolato dal vagone pensavo alla cara amica che stavo per raggiungere (che non vedevo l’ora di raggiungere), senza nulla sapere del tumulto di pensieri e di sensazioni che aveva scatenato in me, il derelitto se n’è andato così com’era venuto, zoppicando e incespicando, borbottando, creando il vuoto attorno a sé.
Faccio un poco di autoanalisi, come cerco sempre di fare in questi casi. Riesco forse a riconoscere quel medesimo sentimento misto di angoscia e pietà, che il grande antropologo Lévi-Strauss provava dinanzi all’umanità schiacciata e indifesa, nuda e rabbrividente, incarnata dal popolo indio dei Nambikwara – ma qui non c’è nessuna gentilezza, e ben poca tenerezza o commozione. Un cazzo di mondo crudele, è questo!

Tag: , , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: