Disgusto metropolitano

3063920559_052a7a028a

Alcuni neuroscienziati sostengono che le emozioni di base – quelle più propriamente biologiche, istintive, animali – siano in numero di sette (evidentemente 7 è un buon numero, simbolicamente rilevante), così elencate:
paura
tristezza
gioia
disprezzo
disgusto
sorpresa
rabbia.
Salta subito all’occhio come siano in grande maggioranza “passioni tristi”, per usare un’espressione di derivazione spinozista che va oggi di moda: 5 negative, 1 positiva, 1 ambigua. Ovvio, si dirà, visto che hanno a che fare, da un punto di vista evolutivo, con la sopravvivenza e la difesa dai pericoli esterni.
Queste sette sorelle hanno una caratteristica in comune: sono pulsioni che durano pochissimo, siamo nell’ordine di alcuni secondi, quasi mai si va oltre il minuto (discorso diverso va fatto sulla “tonalità emotiva” o sull’umore). Su queste emozioni primarie – nel corso di millenni di processi culturali variegatissimi – è stato eretto un complesso e raffinato edificio, che qualcuno ha identificato con il termine più specifico di “sentimenti” (si veda a tal proposito la distinzione proposta da Antonio Damasio). Tali emozioni secondarie, diversamente dalle prime da cui derivano, hanno molto più a che fare con il lato razionale e della socialità, e possono benissimo essere gestite e dissimulate. Dalla mia maschera riesco a non far trapelare quali sentimenti provo nei confronti di una persona, difficilmente potrò nascondere la paura o il disprezzo o la sorpesa che essa mi suscita.

Questa premessa teorica mi serviva per raccontare un piccolo, ma credo significativo episodio, occorsomi qualche giorno fa in metropolitana a Milano.
Accanto a me c’è un tizio che – come quasi tutti ormai sui mezzi pubblici – si fa gli affari suoi consultando il suo smartphone. Al passare di una mendicante sbotta come una molla con un “eccone un’altra, non se ne può più” – passando così, in un attimo, dalla totale apatia nella quale la comunicazione digitale ci rinserra ad un evidente moto di disgusto, prima ancora che di disprezzo (tono della voce, espressione del viso, gesti, tutto sta ad indicare quel tipo di emozione primaria). Non contento di questo sfogo emotivo, cerca attorno a sé degli alleati: alla sua sinistra ci sono io che, dopo un attimo di incredulità, mi metto nella posizione dell’osservatore distaccato, mentre alla sua destra, di fronte alla porta d’uscita, c’è una  giovane donna, che pare invece condividere il suo punto di vista. Ma lo fa solo a parole, come se non fosse mossa dalla medesima pulsione dell’uomo, bensì da un gesto riflesso, o da un banale sentimento che potremmo identificare con il conformismo. Magari voleva solo compiacerlo, o magari è quel che pensa davvero ma non ha il coraggio di manifestare. Ad ogni modo, in quel misero metro quadrato di metropolitana, si è creato uno spaccato socio-antropologico di grande interesse (e preoccupazione). Fare vuoto attorno a sé, cercare alleanze per la guerra. Altri comportamenti primari, che millenni di “cultura” non sono riusciti a disinnescare.
Non intendo ergermi a giudice di nessuno dei due, anche se alla fine, dopo aver realizzato il circolo vizioso che si stava creando, mi sono alzato e allontanato – quasi a voler mimare razionalmente, più che provare effettivamente, il medesimo disgusto espresso poco prima dal tizio intollerante, per marcare a mia volta una distanza. Certo, avrei potuto prendere la parola, ma sarebbe servito di fronte al conato emotivo? Mi sarei dovuto dilungare per non meno di un’ora, spiegare alcune delle cose che sto dicendo qui, ma forse avrei dovuto premetterne altre, argomentare a lungo – discorsi fatti a pezzi dal pulsare di un istante, o di un istinto.
Nel frattempo la mendicante era passata oltre, alla ricerca di altre monete, reazioni di disgusto o – più probabilmente – oceani di indifferenza. Avrei quasi voluto seguirla, per studiare anche le sue reazioni emotive. Ma non credo che avrebbe gradito la mia intrusione, sono pur sempre un gagé.

Tag: , , , , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: