Antropocene

112651002-3c4844db-fee6-4a48-9c7f-026d6ef61b611. Quale segno lasceremo sul pianeta?
2. Come ci cambierà il clima?
3. Chi prospererà e chi rimarrà indietro?
4. Come saranno le migrazioni di domani?
5. La società civile resisterà?
6. Controlleremo il nostro destino genetico?
7. Sconfiggeremo l’invecchiamento?
8. Se potessimo vivere per sempre, lo vorremmo?
9. Quanto dureremo?
10.Possiamo fidarci delle nostre previsioni?

***

L’ultimo numero de Le scienze è uno speciale dedicato al “futuro dell’umanità”, una sorta di bilancio con proiezione probabilistica dell’esperimento umano in corso, ovvero dell’occupazione sistematica del pianeta da parte della specie Homo sapiens da 200mila anni a questa parte, con l’avvio negli ultimi secoli di un periodo non più qualificabile dal punto di vista ambientale come “Olocene”, bensì ormai decisamente come “Antropocene”.
Nessuna delle domande è strettamente filosofica (men che meno ontologica), e pur tuttavia hanno un loro fascino complessivo che le rende filosoficamente (eticamente e politicamente) rilevanti: più che il “da dove veniamo” (e per quale misteriosa ragione) è qui in primo piano il “dove andiamo” – con tutta l’inevitabile incertezza della futurologia (che non so nemmeno se possa essere considerata scienza). La domanda riguarda anche la filosofia: dove andrà? Certo, si estinguerà nel momento in cui si estingueranno gli umani – non certo l’essere che è, com’è noto, inestinguibile e non nullificabile (se non nel pensiero perverso degli stessi umani che hanno pensato insieme l’essere e il non essere – ma, banalmente, poco ci importerà di un essere post-umano, una sorta di post-verità, tanto per utilizzare il recente e bizzarro conio terminologico).

Ad ogni modo voglio giocare anch’io. Rispondendo a modo mio.

1. Il segno lo abbiamo già lasciato. Una ferita, anzi una crepa – che è la medesima crepa che ci divarica da ciò che è natura, e che si richiuderà con la nostra estinzione.
2. La filosofia nasce al caldo, ma un filosofo nordico affermava che si filosofa meglio al freddo. Come dire che la filosofia germanica è più evoluta di quella greca – tutto da dimostrare. Di certo non si potrà filosofare comodamente né in stato di siccità né tormentati da bufere tropicali. Se però è vero che potremmo arrestare l’innalzamento della temperatura globale (nella misura di 2-5 gradi), al di là di ciò che è iuxta propria principia, saremmo proprio stupidi a non farlo.
3. Vedi alle voci Marxismo, Comunismo, Utopia, Rivoluzione. E relativi fallimenti.
4. Homo sapiens si è costituito quale specie migrante e di sicuro morirà migrante (magari su altri pianeti, chi può dirlo?). Che continuerà a migrare non c’è dubbio, come migrerà dipenderà dalle risposte ai punti 3 e 2. Ma alcuni migreranno a prescindere.
5. Occorre prima definire cosa si intende per “civile”, civiltà, civilizzazione. Parole non più di moda, recentemente surclassate da “identità” (che vuol dire tutto e niente). Ad ogni modo 5 si connette con 4.
6. Indubbiamente sì, almeno in parte. Già lo stiamo facendo, siamo in piena bioepoca, nonostante ci sia anche molto fumo e retorica negli slogan del transumanesimo. Senonché 6 si lega a 5 e 3: chi potrà scegliere il proprio destino genetico? La lotteria della selezione naturale rischia semplicemente di tradursi in feroce lotteria (e macelleria) sociale.
7. Anche questo stiamo già facendo, ma che senso ha convertire la qualità in quantità? 1 giorno da leoni o 100 da pecora è una sciocchezza, soprattutto in un sistema che vede convivere sette miliardi e mezzo di individui, in prospettiva 9 se non 10 – ma quale potrà essere l’orizzonte accettabile (e sostenibile) della “sazietà di giorni”?
8. Il sogno dell’immortalità! Beh certo, è a portata di mano, basta ibridarsi con le macchine (altra cosa che già facciamo). O ricorrere alla criogenesi (per questo rinvio a Zero K, ultimo romanzo di Don DeLillo)
9. Siamo in piena futurologia. È il regno assoluto della contingenza. Incredibile però come una specie che è qui da così tanti anni (per quanto pochini in proporzione alla vita sulla terra, solo lo 0,005 % di durata, se non ho calcolato male), non riesca ad immaginare se ci sarà tra soli 500 anni!
10. Direi di no. Ma non ho strumenti rigorosi per affermarlo. Dunque è più corretto non rispondere. Mi attengo alla regola di Wittgenstein – su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

Per le risposte – rigorose e scientifiche – rinvio senz’altro alla rivista.

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2 Risposte to “Antropocene”

  1. isidoromartinelli Says:

    Risposte lapidarie :
    1) Plastica e scorie radioattive
    2) Climatizzandoci
    3) Chi sta avanti aumenterà il suo vantaggio
    4) Come quelle di oggi
    5) Non saprei
    6) Penso di si
    7) Le regole della natura non possono essere sconfitte ma soltanto manipolate
    8) Non è questione di quantità ma di qualità della vita
    9) Lo saprà chi durerà
    10) No, basta vedere i sondaggi che girano

  2. Valentino _ Says:

    Credo che una specie che inizia a porsi domande come queste sia, proprio in forza di questo, incamminata verso il capolinea. Il Transumanesimo poi, è la più grande aberrazione pseudo-scientifica che io abbia mai visto. Uno scaltro Cristianesimo in fondo. Generazioni di Filosofi a partire da Nietzsche lo avrebbero demolito seduta stante.

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