Volontà generale

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Né malmostosi né osannanti – di fronte alla sovranità popolare (e non all’accozzaglia) che si esprime. Meglio pacati e riflessivi.
Questo, mi pare, il dato essenziale del voto referendario di ieri da cui ripartire: c’è stata una grande ed inaspettata partecipazione popolare che, al di là delle differenze dei motivi di ciascuna e ciascuno e delle inevitabili confluenze di umori e malumori, ha espresso una chiara volontà generale (Rousseau insegna!) di riappropriazione di sovranità.
È dunque quantomeno inopportuno che questo o quel partito, questo o quel leader s’intesti la vittoria: l’espressione popolare dice chiaramente che il problema, semmai, è proprio la loro incompetenza e pochezza, è proprio il deficit di rappresentanza. E che il tentativo di risolvere i problemi della crisi sociale e il governo della complessità non si fa con le scorciatoie a colpi di maggioranze o di persone al comando. Un tentativo riduzionistico che fu sconfitto nel 2006 e viene sconfitto nuovamente, in maniera secca, oggi. Il problema non è la costituzione, che ha un suo equilibrio e che certo non è intoccabile (ma nemmeno disponibile ad essere piegata alle esigenze contingenti) – il problema è la classe politica, non all’altezza del suo compito. E il problema, più ampio, è quello della disgregazione sociale generata dalla follia neoliberista, da tutti i governi fin qui succedutisi assecondata (e, dagli ultimi tre, senza un chiaro mandato popolare).
Questo dev’essere un monito per tutti: Craxi, Berlusconi e ora Renzi hanno tentato vie personalistiche, pseudopresidenziali (e potenzialmente autoritarie) per risolvere i problemi della governabilità – ovvero della decidibilità riguardante le politiche sociali, economiche, etiche, cosa che però non ha e non può avere scorciatoie: e non c’è Europa tecnocratica, Fmi, banche e finanza o poteri esterni che su questo possa essere determinante, la sovranità torna sempre al popolo.
Ora naturalmente c’è il pericolo di uscite nazionalistiche di estrema destra dalla crisi, o in alternativa di aspersioni e purificazioni pentastellate: a tal proposito stiano attenti i grillini a non ripetere l’errore del Renzi della rottamazione e del “siamo bravi solo noi e voi non contate un cazzo” – non si governa “contro”, non si governa con la boria e l’arroganza, anche quando il conflitto sociale pare assente dalla scena.
Vi sono poi un paio di dati impressionanti, ma ineludibili: hanno votato No in maggioranza le giovani generazioni, ha votato No con percentuali oceaniche gran parte del Sud e la Sardegna – ovvero, una fetta ampia di popolazione che si sente esclusa dai processi in corso, e che non accetta più di non contare nulla.
Insomma: leggo questo come un voto moltitudinario, e la moltitudine non è mai un fronte compatto e omologabile, ma certo manda il segnale che è essa a contare innanzitutto, e che i politici sono semplicemente degli individui al suo servizio, revocabili in qualsiasi momento. Così come anche questo mio giudizio e punto di vista è solo uno dei tanti espressi dalla moltitudine – mai dimenticarlo!
Per quanto concerne invece le “grandi idee”, la trasformazione sociale e il sol dell’avvenire – proprio alla vigilia del centenario del ’17 – credo che per ora l’orizzonte (globale) sia piuttosto cupo.
Ma non disperante.

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Una Risposta to “Volontà generale”

  1. Maria Laura Says:

    Mi aspettavo la vittoria del NO non solo perché lo schieramento che lo sosteneva era amplissimo bensì soprattutto perché questa chiamata alle urne era un evidente test sul benessere del Paese. Un maggioranza di Sì avrebbe parlato di un’Italia complessivamente agiata, non per nulla è il Trentino Alto Adige la regione che ha avuto il maggior numero di Sì. una regione a statuto speciale che ha saputo far crescere il benessere collettivo. Questo 60 quasi per cento di NO ci conferma nell’amara constatazione di un paese dove i garantiti sono una minoranza ed è questa anche la ragione della presenza e crescita del M5S che non è antipolitica ma certo è un’ incognita unita però a una speranza.

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