Il sarcastico articolo uno della Costituzione

Credit: cosmin4000/iStockphoto.com.

Stamane, non appena ho aperto facebook, la rete che ci tiene tutti meravigliosamente ammucchiati, ho potuto leggere questo breve testo di Aldo Nove, un j’accuse che mi sento di condividere. Non è una condivisione superficiale – come spesso si usa fare in rete – ma profonda, dovuta forse ad una vicinanza generazionale, politico-filosofica e (mi permetto di dire) anche intellettuale, nonostante percorsi di vita, condizioni e professioni diverse – io sto seduto su una comoda, anche se malpagata, poltrona statale, e questo dovrebbe essere, agli occhi del presente, una sorta di privilegio. Così come privilegio è diventato l’ovvio, ovvero poter decidere di sé e della propria vita in un arco di tempo che vada oltre la settimana o il mese, privilegi sono diventati i diritti, privilegio è sempre più il tempo di vita libero dall’ansia di essere presenti a tutti i costi sul palco che “mette in scena” le nostre vite.

***

MANIFESTO CONTRO I MILIONARI DI MERDA (e i loro schiavi)

Accuso, quale privato cittadino italiano, il manipolo residuale di ancora abbienti che sfruttano una situazione economica e sociale al tracollo, quale è quella dell’Italia alla fine del 2016, per ridurla silenziosamente in schiavitù, approfittando dell’oggettiva, progressiva perdita dei diritti minimi acquisti dai lavoratori italiani nei decenni precedenti.

Accuso gli apparenti benefattori di un sistema in caduta libera di usare il loro benessere, spaventosamente sempre maggiore rispetto a quello del novanta per cento degli Italiani, per sfruttare quest’ultimi al limite della schiavitù, obbligandoli a vivere integrando stipendi inenarrabili, ben al di sotto della soglia della povertà, con gli aiuti della famiglia d’origine, spesso guadagnato in decenni di sacrifici ora bruciati. A trenta, quaranta, cinquant’anni e probabilmente per sempre non viviamo realmente: mettiamo in scena le nostre vite.

Accuso le istituzioni, le università, gli organi d’informazione tutti, i sempre più falsi presidi culturali di occultare giochi finanziari finalizzati al ribasso della coscienza collettiva e della dignità della stessa.

Accuso chiunque, pur trovandosi in condizioni di indegnità umana, sta al gioco al massacro del lavoro precario e sottopagato o non pagato. Accuso i nuovi “volontari del lavoro”, accuso gli stagisti, accuso tutti i complici che, dal basso, rendono possibile l’orrenda messa in scena teatrale che chiamiamo Italia e che perde, giorno dopo giorno, qualunque prossimità alla realtà e a quanto ormai sarcasticamente sancito dall’articolo 1 della Costituzione.

Accuso infine me stesso, complice ancora, per quanto sempre più insofferente, di questa scandalosa messa in scena. Uno Stato che non è più uno Stato (persa qualunque sovranità popolare), etero-diretto e fondato sull’occultamento della realtà. Accuso chiunque, come me, continui a lavorare in un mondo in cui chi gioca sporco in finanza guadagna in un’ora quanto guadagna un docente universitario, o un operaio, o un impiegato, in cinque anni.

Accuso chiunque sia correo di tutto ciò, nell’attesa di prendere atto che davvero non c’è più nulla da perdere, e proclamo che è giunto il tempo di ricorrere quindi a uno sciopero generale di qualunque attività a tempo indeterminato. Adesso. Subito.

Aldo Nove

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