Le menti-bombe dei perdenti radicali

fanatismo

Ho sempre pensato che la “guerra globale” in corso vada innanzitutto compresa (anche perché noi comuni mortali ne siamo superagiti, come fossimo pedine eterodirette su una grande scacchiera).
E va compresa in primo luogo una delle figure eminenti che la rappresenta, ovvero il suo soldato tipico, quello del jihadista-terrorista-fanatizzato-radicalizzato-fondamentalista (vi è già qui un grosso problema di nominazione e definizione).
Ho sempre trovato calzante la denominazione, risalente ad ormai quasi vent’anni fa, suggerita da Enzensberger, che definiva tali combattenti una delle possibili incarnazioni epocali della figura del nichilista e/o perdente radicale – l’escluso dall’umanità (o che tale si percepisce), che per un’estrema forma di revanche e di rivalsa diventa un corpo-bomba (o, prima ancora, una mente-bomba) pronto ad esplodere in qualsiasi luogo e situazione.
Naturalmente occorre non generalizzare (la guerra è pericolosa proprio perché induce semplificazioni – anzi la guerra è per sua natura essenzialmente una forma di semplificazione, secondo lo schema esclusivo e distruttivo amico/nemico).
Tuttavia ho trovato calzante quella figura di perdente disperato e nichilista in alcune delle biografie dei “radicalizzati” (ora va di moda chiamarli così) che stanno operando stragi, apparentemente a caso, in giro per l’Europa, o in altre aree del pianeta, soprattutto di religione islamica (in corrispondenza, tra l’altro, della guerra civile sunnita-sciita in corso).
Quella del presunto attentatore di Berlino, il tunisino Anis Amri, parrebbe corrispondervi alla perfezione:

-nato in una zona desertica e periferica del sud della Tunisia
-spacciatore e galeotto già durante l’adolescenza
-fuggito sul treno (ben presto deragliato) delle primavere arabe nel 2011
-giunto a Lampedusa senza nome né identità (spoliazione di sé e del proprio passato)
-accolto in qualità di minorenne non accompagnato
-nella speranza di trovare forse l’Eldorado ma ben presto disilluso
-finisce in un centro di accoglienza del catanese, cui dà fuoco insieme ad altri
-fa il giro delle prigioni siciliane
-descritto come “taciturno e violento” (insomma, un rompicoglioni)
-nel 2014 inizia l’abboccamento religioso
-finisce in cella d’isolamento all’Ucciardone, in mezzo a pedofili e stupratori
-poi nel CIE di Caltanissetta in attesa di espulsione (che non avviene)
-ne approfitta per fuggire in Germania con l’ausilio di identità multiple e di buchi e indolenze burocratiche piuttosto tipiche e ricorrenti
-entra in contatto con il solito imam fanatico e guerrafondaio
-gli viene negato l’asilo (aprile 2016, 5 anni dopo l’approdo europeo)
-viene fissata per dicembre l’espulsione, ma ormai è tardi [fonte: La Repubblica del 23.12.2016]

Sembra un epilogo già scritto: la sua mente si è ormai caricata di così tanta rabbia e frustrazione, che il passo definitivo verso la scelta nichilistica è già stato compiuto – solo la contingenza, a questo punto, si incaricherà di definire i dettagli del quando, dove, come (e, ahimé, del conto finale dei morti, degli inermi uccisi) – ma il destino è già stato scritto.
Ecco, forse occorre pensare prima di tutto a come disinnescare questo meccanismo prima che si compia; a come smontare la macchina (globale) che produce i perdenti radicali; a decostruire e depotenziare i veleni che infiltrano le loro già fragili menti.
Temo che senza questa preliminare e radicale operazione di verità e di giustizia, ci sarà sempre un fanatico pronto a colpire ovunque – e ogni “guerra di civiltà” non farà altro che alimentare il circolo vizioso.
È – innanzitutto e per lo più – una guerra civile intraumana. Ed è ciò che forse risulta meno chiaro ed accettabile ai più. L’ovvio che nessuno vuole o è più in grado di vedere.

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4 Risposte to “Le menti-bombe dei perdenti radicali”

  1. sergio Says:

    Noi umani abbiamo “fragili menti”, tutti. Se mutano le condizioni al contorno, dentro di noi si scatenano impulsi difensivi/offensivi che non riusciamo a /possiamo controllare. Un “mostro”, dunque, dimora nelle catine dell’io: la follia. Il prezzo che dobbiamo pagare all’ominazione è questo: un fondamentalismo che la mente (la ragione platonica) a stento controlla.
    Gli animali sono guidati dall’istinto, noi, al contrarioi, siamo liberi. Per questo siamo imprevedibili, inaffidabili e inquietanti. Sotto il sottile strato delle nostre vantate civiltà, sghignazza l’es freudiano.

  2. sergio Says:

    Aggiungo: il fondamentalista islamico non è un nichilista. Cioè un negatore radicale di ogni valore e di ogni verità.
    Al contrario è un portatore insano di valori assoluti, un idealista rivoluzionario e fanatico perché crede in Dio e in un futuro di felicità ultraterrena, perseguibile attraverso la violenza.
    La dimensione religiosa nel contesto antropologico rivela la debolezza funzionale delle attivita’ cognitive dell’Homo sapiens, come giustamente segnalavano gli illuministi.
    Sono passati più di due secoli e continuiamo a rimanere impantanati nel sacro.

  3. md Says:

    @sergio: rilevo però alcune sospette e troppo veloci “conversioni”: il mese prima ubriacone, edonista e totalmente immerso nel bengodi occidentale (o in un malinteso bengodi), e poi improvvisamente la conversione a u verso il baratro della purezza. É questo che mi fa sospettare che dietro ci sia piuttosto il nulla.
    Vero è che anche nel XIX secoli i demoni di Dostoevskij erano i nichilisti dell’epoca…
    Ma chi oggi iperconsuma senza farsi domande a che livello di nichilismo si pone?
    Leggevo poi stamane Ligotti che ricorda opportunamente come i pessimisti, soprattutto i pessimisti più radicali, son quelli che mai spargerebbero sangue per le loro (pessime) idee.
    Chi è più nichilista tra tutti questi?

  4. sergio Says:

    @md
    sostenevo, infatti, nel mio primo commento che gli esseri umani, proprio a causa dell’ominazione, si rivelano imprevedibili, inaffidabili e inquietanti. Ecco spiegate le troppo veloci conversioni, i consumi ipertrofici (bulimia), i pessimisti anoressici.
    Insomma ribadisco: siamo abitati dalla follia, che pur contenuta dalla “ragione”, è figlia di quella libertà comportamentale che non conosce limiti nelle varie perversioni che ci contraddistinguono.
    I valori si scoprono con la cultura, con l’educazione e lo studio e non sono per tutti. Tra l’eccellenza del pensiero umano e l’universo ideologico dell’umano medio si disloca l’abisso nichilistico.

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