Utopia nera

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Thomas Ligotti, nella sua cupa, tremenda ed implacabile Cospirazione contro la razza umana, parte dall’argomento dell’infondatezza che sia meglio esserci piuttosto che non esserci. L’opinione corrente e più diffusa nella razza umana è che esistere è bene, e le pene e i dolori che pure in questa vita-bene-in-sé sovrabbondano, non ne comportano un rifiuto (che sarebbe invece logico ed opportuno), visto che se va male oggi domani potrebbe andare meglio: ma a parere di Ligotti, tutto ciò è infondato, illusorio, pura immaginazione che gira a vuoto. E se, come parrebbe logico, dietro vi fosse l’inevitabile corso bioevolutivo, ciò non alleggerirebbe di un grammo la crudeltà dell’esistenza.
Gli si potrebbe opporre che anche la sua tesi – ovvero che la vita è maligna e che dunque sarebbe meglio non esserci – non ha alcun fondamento razionale, anche se temo che le frecce a disposizione del suo arco sarebbero ben più numerose: nasciamo per caso, viviamo una vita per lo più ricolma di insensatezze, fastidi, dolori, inutili preoccupazioni che non compensano affatto le rare gioie, crepiamo (più o meno malamente) e di noi non resta traccia. Polvere che torna polvere. Ciò non toglie che le idee dei guastafeste, come quelle del filosofo norvegese Zapffe o di Schopenhauer da lui condivise, vengano malviste e ostracizzate dalla moltitudine umana. Meglio ridere, godere e ballare come degli scemi, anche se si vive affacciati sull’orlo dell’abisso.
Ma il vero fondamento di questa propensione a dissimulare – fingere che la vita sia bene anziché male – sta nella coscienza (questa, credo, sia la tesi fondamentale del saggio di Ligotti), una vera e propria bolla – quasi una nicchia sovrannaturale – che ci avvolge e che al contempo ci separa dalla natura: saremmo in sostanza gli unici esseri naturali che producono un mondo sovrannaturale (e qui molti, ed interessanti, sono gli excursus letterari, da Poe a Conrad, da Hoffmann a Lovecraft).
Ora, la bolla ci avvolge, ci protegge, ci illude, ci permette di immaginare (evidentemente ci permette anche di insinuare dubbi), ma fuori della bolla – là fuori – c’è l’orrore, il soprannaturale. Questo perché, una volta costituita la coscienza, la mente, l’io, con tutte le conseguenze, coperture e dispositivi anti-morte che ciò comporta, non si può più tornare indietro. La coscienza costituisce un salto irreversibile nella storia della razza umana. Non è più recuperabile l’unità originaria (ovvero l’incoscienza animale-vegetale): siamo esseri innaturali, stranieri sulla terra, dannati straniati-perturbati, che si raccontano un sacco di balle (da dio all’io). Balle in una bolla.
Rompere la bolla coscienziale, poi, sarebbe terribile (oltre che impossibile), non significherebbe affatto riunirsi alla natura, quanto piuttosto guardare in faccia l’orrore (come succede a Kurtz in Cuore di tenebra). Saremmo comunque una nuda vita, oscena e verminosa, un corpo estraneo nel grembo nostalgico-naturale inutilmente invocato da Rilke.
Meglio allora – conclude impietoso Ligotti – pigiare l’acceleratore coscienziale, andare fino in fondo e, con l’unico atto di coraggio ragionevole che possiamo fare, programmare l’estinzione.
Fine.

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42 Risposte to “Utopia nera”

  1. rozmilla Says:

    fuori come una biglia !

  2. Gatto Spaziale Says:

    Il nichilismo gode di ottima e robusta salute. Peccato.

  3. sergio Says:

    Caro MD,
    Questa presa di posizione:
    “Ciò non toglie che le idee dei guastafeste, come quelle del filosofo norvegese Zapffe o di Schopenhauer da lui condivise, vengano malviste e ostracizzate dalla moltitudine umana. Meglio ridere, godere e ballare come degli scemi , anche se si vive affacciati sull’orlo dell’abisso.”
    si spiega con la presenza in natura di un fattore biologico incontrovertibile: noi, così come il cespuglio lungo la strada sterrata, vogliamo vivere (primum vivere!).
    Volontà che non dipende dalla nostra coscienza ma che opera indisturbata, senza un perchè, quindi insensatamente.
    Nella nostra specie, inoltre, si aggiunge il fenomeno del “conatus” parossistico che vuole potenziare “ad libitum” le nostre difese/offese nei confronti dei nostri simili e del mondo che ci ospita.
    Una miscela esplosiva che solo l’estinzione programmata della nostra specie (non fare più figli) può neutralizzare.
    Fine

  4. rozmilla Says:

    forse hai solo bisogno di integrare con un po’ di vitamina B12!!!

  5. md Says:

    Mah, più che altro Ligotti e i suoi compagni depressi hanno buon gioco nel contemplare la trionfale marcia verso l’autodistruzione della specie umana. Certo, siccome il destino non è predeterminato ma, almeno in parte, autodeterminato, si può scegliere una buona morte anziché una pessima (tanto comunque l’estinzione è programmata, a voler credere alla scienza).
    A me pare però che faccia più danno il narcisismo del nichilismo, anche se qualcuno potrebbe obiettare che son due facce della stessa medaglia.
    Al di là dell’utopia nera dell’estinzione (che è poi semplicemente un astenersi dal far figli, idee antinataliste del tutto in linea con il corso culturale-antinaturale), terrei però buone le riflessioni sulla coscienza-bolla e sul soprannaturale.

  6. md Says:

    @rozmilla: io nonostante le pene, le preoccupazioni e la depressione sociale, godo di ottima forma e salute, sia spirituale che (al momento) fisica

  7. md Says:

    @sergio, sì, è esattamente quel che, pur ignorando le successive rivelazioni bioevolutive, pensava Schopenhauer. Che però, se non ricordo male, ravvisava proprio nell’alleanza sottobanco di volontà e intelletto (quel che io chiamo coscienza), la miscela esplosiva.
    La bolla coscienziale, però, è il sovrappiù di balle che ci raccontiamo: da dio, al fine ultimo, al nostro essere speciali, ecc. Insomma, la dimensione del sovrannaturale che è essenziale per spiegarci.

  8. rozmilla Says:

    quindi per augurarti ogni bene dovremmo dirti : “crepa”!?

  9. md Says:

    Non c’è bisogno di augurarmelo, tanto creperò comunque, prima o poi.

  10. md Says:

    Zapffe poi, anti-natalista e pessimista cosmico, è comunque vissuto quasi un secolo, aveva idee ambientaliste, era amante della natura e fine umorista.
    Per non parlare di Schopenhauer che predicava male e razzolava benissimo: il filosofo non è tenuto, a parer suo, a praticare quel che predica. Gran bel furbo.

  11. rozmilla Says:

    povero ragazzo…. mi fai pena

  12. md Says:

    @rozmilla: scusa ma che commento è? se non intendi discutere lascia perdere no?

  13. rozmilla Says:

    discutere, dici? ma dai… il fatto è, che ancor prima di discutere… su una montagna di merda, a me si rivoltano “letteralmente” le budella. Perciò questa è la mia verità, se non ti spiace. Tienila presente, oppure bannami.

  14. md Says:

    la merda va sempre attraversata, visto che c’è;
    e non c’è nessun bannarsi, ma solo, eventualmente, un autobannarsi, o un autodannarsi;
    Ligotti rappresenta una linea di pensiero diffusa ben al di là del suo libro fastidioso (e nonostante lui dichiari di far parte dei pessimisti ostracizzati), e va affrontato. Così come va affrontato il pessimismo filosofico (che non è certo minoritario). Naturalmente si è anche liberi di non affrontare niente di tutto questo. O di irriderlo. O di irridere me che lo affronto.

  15. alberto Says:

    non tutte le “bolle di coscienza” sarebbero d’accordo. Alcune si, potrebbero unirsi e pensare ad un’estinzione mirata. mi sembra che tutti i giudizi possibili sul “meglio esserci o non esserci” siano alquanto indiscutibili: gli argomenti a favore delle due posizioni sono soggettivi ed intercambiabili. non riesco a trovare una “ragionevolezza” nel programmare un’estinzione. Come non c’è ragionevolezza nel costringere alla vita.

    se addirittura parliamo di coraggio, cioè di atto di coraggio ragionevole, è ancor più semplice pensare ad un atto di coraggio ragionevole in direzione contraria, cioè quello di esistere/resistere nell’incertezza e nell’orrore.

  16. md Says:

    @alberto, concordo con la tua conclusione.
    Io non so se una estinzione programmata sia possibile, ma certo trovo più innocua la “denatalità” propugnata da Zapffe e Ligotti (che peraltro non è nemmeno tanto lontana dall’ingegneria demografica cinese), di una estinzione quasi assicurata qualora il meccanismo della fotosintesi venisse irreparabilmente danneggiato (fenomeno tutt’altro che improbabile) o se dovesse prevalere il modello antropologico trumpiano.
    Ci sono molti più mostri là fuori di quanti non ce ne siano nella mente malata dell’autore della Cospirazione.
    D’altro canto, un tempo il vero atto di coraggio era provare a fare una rivoluzione, in direzione ostinata e contraria, tanto contro i gaudenti scemi tanto quanto a dispetto dei pessimisti cosmici.

  17. rozmilla Says:

    Non è vero che “la merda va sempre attraversata, visto che c’è”. E difatti non è vero che se vediamo una merda per strada siamo costretti a infilarci i piedi. Tu hai scelto di infilarci i piedi? Ok, ne prendo atto, ma spero ardentemente che ne esci presto. E non si tratta che “irrido” te, vale a dire la tua persona, ma neanche la tua scelta. È come se mi trovassi davanti a una pozzanghera (di merda) nell’impossibilità di fare qualcosa. Ad esempio “tirar fuori” quelli che hanno voluto farla e andarci dentro.
    Del resto io non avrei nemmeno mai comprato un libro con una copertina così, ma neanche quell’altro, quello della criogenesi. Ma questa sono io, ovviamente.
    Se poi ci pensi bene, alla filosofia non è nemmeno dato di poter risolvere “problemi”, o uno specifico problema. Semmai, piuttosto, il suo compito è quello di individuare dove e perché c’è un problema.
    A mio avviso qui il problema evidente è che qualcuno si arroga un diritto che non gli compete: di “dover” decidere un’estinzione. Senza mezzi termini, ti dirò che questa è una teoria “criminale”. Che al confronto il nazismo era pura acqua di rose.
    Senza contare che tutta questa elucubrazione (a mio parere) è del tutto (del tutto) una costruzione di una povera mente impazzita che ha perso i contatti con la realtà. Cosa per cui non c’è più la realtà, per quanto difficile e in parte inaccessibile, ma solo ciò che “penso io”, la “mia interpretazione”.
    Questo è quello che “lui” pensa? Bene (o male): a livello molto pratico ed elementare suggerirei che potremmo lasciarlo nel suo cesso e/o tirare la corda.

  18. md Says:

    @rozmilla Suppongo, da come ne parli, che tu non abbia letto il libro. Certo, questo non ti impedisce di pronunciare giudizi (del resto è uno degli esercizi più diffusi quelli di giudicare sempre e comunque, a prescindere). Che cosa ci sia poi di “criminale” in uno scrittore (più che un pensatore) che dice che: a) la vita è pessima; b) la coscienza cerca inutilmente di farcelo dimenticare – mi piacerebbe capire. Se però senti di dover intervenire, vuol dire che anche tu non riesci, qualche volta, a non pestare la merda.
    Invece il discorso di Ligotti è fondamentale proprio per quanto attiene la “perdita di realtà” – ma non da parte sua, bensì da parte delle società umane, che davvero si muovono in direzione di un ampliamento esponenziale di tutti i dispositivi scissionisti che si sono creati. Bolle narcisistiche inarrestabili. E la “coscienza” come dispositivo immaginifico è il numero uno.

  19. md Says:

    Ah, tra l’altro è la filosofia dell’ultimo secolo e mezzo – non il povero Ligotti – a muoversi in territori prevalentemente ermeneutici o analitici.

  20. md Says:

    oltrettutto leggendo Ligotti (o pensando nei suoi dintorni) si capisce meglio come mai qualche miliardo di persone sia affetto da paranoia nei confronti delle serie tv: non è anche questa una colossale perdita del senso di realtà, insieme ai 5 miliardi di dispositivi telefonici attivi in questo momento, oltre a innumerevoli pc (compreso quello su cui sto digitando) e tutto il resto?

  21. md Says:

    dopo di che torno a lavorare e ad occuparmi di albi illustrati per bambini, che è meglio

  22. rozmilla Says:

    certo che non l’ho letto: e non ci penso proprio! e poi, perché, questo scrittore cosa fa, se non esprimere giudizi? la vita è pessima, eccetera eccetera? non sono giudizi?
    ma sì, meno male che è solo uno scrittore e non un pensatore, che se questo fosse “pensare”, ci salvi iddio, che dagli scemi mi salvo io…

  23. rozmilla Says:

    concordo: è meglio 🙂

  24. md Says:

    beh, qualche precedente piuttosto illustre ce l’ha, non è che Schopenhauer e Leopardi e Nietzsche (e, a parere suo, tutti i gelidissimi cosmologi presocratici) la pensassero in modo poi molto diverso.
    Lukacs la risolveva sparando su tutti i pessimisti (anche i più scemi) il giudizio di servitù apologetica nei confronti del capitale (il mondo fa schifo e farà sempre schifo, tanto vale cambiarlo) – però lui li aveva letti tutti, fino all’ultima riga, prima di emettere la sentenza.
    Capita poi a volte che ci sia più pensiero là dove non te lo aspetti, e che luci si accendano proprio attraversando sentieri oscuri.

  25. rozmilla Says:

    Sai com’è? È che degli “illustri” non me ne … Soprattutto perché certi illustri (molti dei quali hanno sparato anche “cagate pazzesche”) sono morti e sepolti da secoli, mentre “noi” siamo vivi, e lo saremo fino all’ultimo millesimo di secondo.
    Poi lo so bene che “a volte” può capitare che proprio leggendo, ad esempio, il Mein Kampf possa avvenire un rebound; ma è anche vero che talvolta le menti più fragili ne restano invischiate. Forse questo non è il caso tuo, ovvio, e lo puoi dire solo tu. Ma forse qualcosa ci resta appiccicato, come quando entriamo in una stanza piena di fumo e ne usciamo affumicati.
    Ma penso anche che nelle cose che leggiamo a volte tiriamo fuori o cerchiamo qualcosa di cui (magari) già abbiamo sentore, o che riverbera in noi. Nel qual caso, sì, ok, allora è necessario andare a fondo.

    D’altro canto, diciamo che, comunque sia, siamo in un certo senso responsabili di ciò che diffondiamo. Hai presente Blockbuster, il film? Ecco, è un po’ come se quello che noi pensiamo, in un certo senso corra il rischio di materializzarsi all’improvviso, senza che nemmeno l’avessimo voluto. E poi, quando s’è ben materializzato, abbiamo creato un problema in più da neutralizzare (come se non bastassero quelli che già abbiamo, reali, da affrontare).

    Che io non abbia intenzione di leggere anche il testo di Ligotti, è dovuto al fatto molto sciocco che il mio tempo è limitato, cosa per cui non posso leggere né tutto né qualsiasi cosa (come non sento la necessità di vedermi un film dell’orrore o un porno quando so già di che si tratta). Quindi ognuno si affida al proprio intuito per decidere quale direzione è meglio prendere per uscire (diciamo così) dal labirinto. Come sarebbe inutile continuare a tornare indietro per ripassare sugli stessi passi, nel caso in cui abbiamo già verificato che non hanno portato a nulla. O a nulla di fatto. Poi ognuno è libero di continuare, neh, a ripetere gli stessi errori, ad libitum.
    Dice bene Alberto, condivido quello che ha scritto. Per dare una descrizione terra-terra, ti dirò che a me sembra (ma è un eufemismo) che sia un atteggiamento di paranoica paura di chi getta la spugna ancor prima di aver mosso un passo – o senza aver mai fatto un tubazzo, tranne, appunto, quello di scrivere un libro per ottenere la sua parte di notorietà molto dubbia, alla faccia di tutta la gente che lotta ogni giorno, si dà da fare e che ogni santo giorno affronta la vita. Per quel che è. E non altro.

    Vorremmo essere diversi, migliori di quel che siamo? Certo, come no! Riusciamo ad esserlo, a farlo? a diventarlo? Magari no. E allora? Cosa cambia? È come quel tale che se ne esce dicendo: che tanto vale, visto moriremo tutti. Eh già: moriremo tutti: che bella scoperta! Perirà la nostra civiltà e l’intero genere umano? è ovvio. Non c’è bisogno di essere aquile per capirlo, per saperlo. È sempre la scoperta dell’acqua calda. Possiamo fare previsioni incerte, ma non siamo veggenti, quindi non sappiamo né come sarà, né quando e come andrà a finire. Nel frattempo, non vedo che senso abbia proiettarsi di propria sponte nel non-senso.

    Ad ogni modo ammetto che non avendo letto il testo le mie “sentenze” restano rivedibili, come ogni cosa, o quasi tutto. Quasi. 😉

  26. rozmilla Says:

    ma non sarà che qualcuno ha più paura di vivere che di morire?

  27. md Says:

    pochissimi hanno letto il Mein Kampf, ma questo, evidentemente, non è bastato a fermare l’orrore – di cui tra l’altro Ligotti parla, con orrore – e che non è certo responsabilità degli illustri o meno illustri pessimisti (che poi, chiunque può essere illustre, basta che usi il proprio cervello);
    la filosofia non è mai stata particolarmente luminosa, visto che parte dal presupposto che non siamo ma abbiamo corpi – e che questo costituisce un problema – per cui, se si vuol vivere tranquilli meglio non occuparsene (tranne, forse, nel giardino di Epicuro, ma è rarissima l’occorrenza, ormai, di trovarne uno);
    che, appunto, è la coscienza-bolla a fare brutti scherzi, per lo più

  28. md Says:

    tra l’altro, una delle tesi di Ligotti è che sono per lo più gli ottimisti – quelli delle magnifiche sorti e progressive – a creare gli inferni in terra; e a pensarci bene sono state ben altre le “utopie nere” degli ultimi secoli.
    Guardo la faccia di Trump (ma è uno dei tanti) e immagino la prossima.

  29. md Says:

    (temo però che il discrimine sia più tra il vivere e il lasciarsi vivere o il sopravvivere – fatto salvo che chi ha la pancia piena può permettersi di discettarne)

  30. rozmilla Says:

    Alcune considerazioni. Prima di tutto non noto alcun tentativo, da parte tua, nel tuo testo, di falsificare una o l’altra tesi di Ligotti. Cosa che come minimo mi aspetterei, da qualcuno che dice di praticare la filosofia, e lo scetticismo. Di solito, ecco, oltre a descriverla, in prima facie bisognerebbe cercare di smontare la macchinetta, o il meccanismo mentale sotteso alla tesi di Ligotti e compagnia bella.
    Ci rendiamo conto che da quella che lui chiama coscienza-bolla (che in altri termini possono essere detti “bias”), non è esonerato nemmeno il suddetto Ligotti? Mi riferisco al suo pessimismo indifferenziato.
    Cosa ti dice, o ti assicura che la sua sia una coscienza “pura”? ineccepibile, esente da errori di valutazione e pregiudizi? È di parte? Ok: lui sostiene le sue tesi e tu sembri (forse in parte) condividerle.
    Ad esempio, è da qualche tempo che continui a ripetere la tesi: “sono per lo più gli ottimisti ad aver creato l’inferno in terra”. Ma di nuovo: è tua la tesi o è quella di Ligotti? Hai provato a falsificarla o ti affidi alla sua opinione? o, appunto, la condividi?
    Allora diciamo che anche stabilire con assoluta certezza chi appartenga ad una categoria piuttosto che ad un’altra dovremmo praticare un taglio dicotomico un po’ troppo netto. Non eri tu a dire che non possiamo imprigionare gli umani nei recinti delle categorie? Se vuoi essere scettico, devi esserlo fino in fondo, e non solo fin dove ti fa comodo.
    Ricordo en passant che in un testo di Hegel sul rapporto tra scetticismo e filosofia si parlasse proprio di questo: che la filosofia nasce scettica e si nutre di scetticismo. Il che non significa che dev’essere a tutti i costi distruttiva. Che anzi non è compito suo dire “cosa” si debba fare (che poi gli umani ci pensano –si fa per dire- già da soli a farsi del male).
    Ad esempio, secondo me, molto più semplicemente, è proprio anche soltanto il fatto che siamo più di 7 miliardi di persone a rendere le cose davvero complesse: e proprio per questo “ingovernabili”. Così come ad occhio umano è impossibile abbracciare tutto il globo e risolvere i problemi tutto d’un colpo. Dobbiamo accettarlo, farcene una ragione. Da qui a sostenere la tesi dell’autoestinzione programmata il passo è non solo arduo, ma del tutto superfluo.
    Possiamo cambiare questo fatto? questa cosa? sentivo ieri sera che, ad esempio, in Nigeria avrà un’esplosione demografica tale, per cui si prevede che fra non molto saranno un tot (500?) milioni di individui. Solo lì, in Nigeria, senza contare tutto il resto. Quindi: cosa facciamo? Possiamo fare qualcosa? Davvero?
    Beh, certo, tanto per cominciare i missionari potrebbero (o avrebbero potuto) distribuire preservativi anziché ostie. Ma visto che anche i missionari sono (e sono stati) per lo più totalmente immersi nella bolla del missionario, sai com’è … se è difficile che cambino la bolla adesso, figuriamoci per quel che è già stato.

    In generale ovviamente sarei con te, che sarebbe meglio avere un atteggiamento “pessimista”, ossia che sarebbe meglio in ogni caso prevedere il peggio, in modo da evitare se possibile i maggiori danni. Ma è vero che si può fare sempre qualcosa? Secondo me non è vero.
    Mentre è probabile che “se” le cose stanno come stanno (che già stabilire con assoluta certezza che le cose stanno come stanno è già un bell’azzardo e non lo può dire il Ligotti, da solo) non è detto che “tu” te ne debba far carico, o che “io” o “te” abbiamo il potere di fare effettivamente qualcosa per cambiare il corso degli eventi (la Storia). Sarebbe un’idea titanica del tutto inutile e altrettanto dannosa. Anche perché credo che sia necessario un certo grado di accettazione delle “cose come stanno”, compresa una certa serenità d’animo, per poter mettere in atto non solo la più piccola azione, ma per non essere schiacciati dal peso delle paure, preoccupazioni e pensieri. Le 4 P – nota – che di nuovo non sarebbero che altrettante bolle, che si sommano a bolle su bolle su bolle.

    Hai ragione sul fatto che pochissimi avevano letto il Mein Kampf. Però si può dire che i “contenuti” di quel libro erano suppergiù la bolla che a quei tempi andava per la maggiore, ovvero la “cultura” maggiormente diffusa e propagandata. Che poi è come dire bias, o sistemi di false credenze.
    Ora io mi chiedo se, nel caso quella in cui fossimo immersi ora, ossia quella che attualmente andasse per la maggiore fosse questa esposta da Ligotti, ti pare che saremmo messi meglio? Davvero?

    Alla fin fine: cosa propone? Vediamo.
    Hitler diceva: programmiamo lo sterminio degli ebrei (e in parte c’è riuscito). Gulp!
    Invece Ligotti (io non lo so, ma lo scrivi tu) propone di programmare l’autoestinzione? Stra-gulp!
    Ma, non so se noti l’analogia (al cubo).
    (e non dici nemmeno: pianificare la limitazione delle nascite)

    Quello che mi fa senso è che ti spaventa la faccia di Trump, mentre sembri tollerare la “visione” del Ligotti. A meno che non ti aspetti l’effetto rebound. Perché se così non fosse, allora parrebbe una sorta di fondamentalismo camuffato da iperrealismo pessimistico al cubo (quello del Ligotti).
    Ma chi è questo qua? un emerito nessuno!

    C’è anche da dire che “pensare con la propria testa” è una parola: tant’è che non di rado mi capita d’incontrare qualcuno per cui, stupita, mi sorge la domanda: ma si può sapere in quanti sono lì dentro, davvero?

  31. md Says:

    Mai detto di condividere le tesi di Ligotti o di Schopenhauer o di Nietzsche o di Zapffe o dei nichilisti. Rimango moderatamente scettico. Osservo solo processi – sociali e mentali – cerco di comprenderli e di capire cosa possa fare per limitare eventuali danni. Tutto qua. (L’autoestinzione è l’auspicio, che comunque a parere del signor nessuno rimarrà inascoltato, di evitare di far nascere altri infelici. Un invito a non riprodursi. Quando esploderà la bomba demografica – se esploderà – noi non ci saremo. Ecco, in ogni caso canterei “noi non ci saremo”).

  32. md Says:

    E comunque il problema è che le tesi del pessimismo – ma anche quella dell’ottimismo – non sono né smontabili né falsificabili. Non sono teorie, sono atteggiamenti esistenziali. La vita fa schifo, la vita è bella: che argomenti vuoi opporre a due affermazioni di questo tipo? La vita è, punto? Tautologie parmenidee?

  33. rozmilla Says:

    Non hai detto nemmeno il contrario. E comunque non è la prima volta che nella discussione tiri fuori una o l’altra simil-tesi. Perciò nel mio precedente commento ti chiedevo di chiarire. L’hai fatto. Bon.

    Certo che non bisogna confondere un atteggiamento esistenziale con una tesi. Ma, l’affermazione “sono i pessimisti ad aver creato l’inferno in terra”, questa è una tesi. Come no?

  34. md Says:

    La storia ci racconta di “magnifiche sorti e progressive” – fatti e teorie rovesciatisi in disastri, ahimé, in abbondanza. Il Novecento altro non è. Progetti politici meravigliosi mutatisi in inferni, a est come a ovest, a sud come a nord – per far questo occorre essere positivi, non certo negativi.
    Il pil deve andar su, non giù. E i desideri aumentare.
    Ecco, se dovessi fuoriuscire dal mio moderato scetticismo sarei epicureo. Ma i giardini, come ho già detto, scarseggiano sempre più. Soprattutto quelli mentali.

  35. md Says:

    (a proposito, giusto per chiarire ciò che però dovrebbe essere evidente di per sé: in 30 anni, e in 10 di discussione qui, ho affrontato centinaia di teorie, testi, autori, e mi pare ovvio che questo non voglia dire automaticamente sposare le tesi di nessuno: la filosofia è un attraversamento di una moltitudine in perfetta solitudine)

  36. rozmilla Says:

    La mente “mente”, Mario. Nostra massima cura dovrebbe essere quella di tenerla sgombra, non di riempirla di spazzatura.

  37. md Says:

    Cos’è spazzatura? Anche Platone ebbe dei dubbi in proposito. Noi dobbiamo forse supporre che ci sono idee di cose orride o tossiche o inutili? Qualora ci fossero la mente non può ignorarlo, altrimenti sì che mentirebbe a se stessa.

  38. rozmilla Says:

    È certo che la mente “mente” a se stessa, baby, cosa credevi?
    Eccome, che ce n’è di spazzatura. Le bolle, le credenze false sono spazzatura. La mente non può ignorarlo? Nel caso in cui, claro che no. Quindi torniamo ancora lì: massima cura.

    Platone non aveva idea di quanta spazzatura saremmo riusciti a creare in 2000 anni. Ovviamente i piani sono diversi ma, pensa cosa succederebbe se, considerata la spazzatura che ognuno di noi crea ogni giorno, “io” decidessi di tenerla tutta in casa per anni e anni o decenni. Ad un certo punto sarei costretto ad uscire “io” di casa.
    E inoltre attenzione, poiché, come si sa, nell’ora del tramonto le ombre dei nani si allungano. Le ombre.

    Atteggiamenti esistenziali: non è ben chiaro se nascono prima gli atteggiamenti esistenziali o ciò che crediamo esser vero, o se l’uno rinforzi gli altri. Ossia se quello che crediamo vero vada in qualche modo a rinforzare i nostri umori, appunto, che magari hanno altre origini. O se addirittura, talvolta, non sia proprio ciò che crediamo vero a esserne/diventarne il fondamento. Comunque sia, può darsi si rinfocolino a vicenda, via.

    La tesi: una tesi che si fonda su premesse false non può essere vera. Se dico p perché q, e q è falso, allora è falso anche p. Se la premessa consiste nel dividere gli umani fra pessimisti e ottimisti, è un po’ come dire buoni e cattivi. Chi sono i buoni e chi i cattivi? Operazione manichea, come dire bianco e nero. Il mondo è un po’ più complicato, variegato e complesso di “bianco e nero”. Al di là delle molteplici gradazioni di grigio, e dei colori, come delle molteplici possibili gradazioni di pessimismo e ottimismo, tutti siamo invischiati nella stessa storia.

    Attraversamento di una moltitudine. Attraversamento e basta? Sguazzare nell’acquitrino e non altro? non significa anche scartare/eliminare senza esitazioni ciò che è nocivo, ciò che è falso, ciò che reca danno? Se non lo facessimo resteremmo impantanati. Un’espressione molto bella per descrive l’azione di ripulitura è “ascesa semantica”. Perché mai dovremmo effettuare ascese semantiche? A cosa ci servono? La risposta semplice è: in funzione del dubbio, della ricerca, della messa in questione.
    Se così non fosse non faremmo filosofia ma collezionismo di una “moltitudine” – va bene tutto? Qualsiasi cosa? Stroncare bisogna. Bisogna stroncare!

    Mi chiedo se sia necessario attraversare “qualsiasi cosa”. Ognuno sceglie/decide cosa attraversare (e come); e/o ha dei seri motivi per farlo. Anche se è vero che, ad esempio, qualche volta ci si imbatte – capita.

  39. md Says:

    Non si tratta nemmeno di ottimismo vs pessimismo. Ma di chi si fa domande in maniera ossessiva (tra questi i filosofi) e di chi no. Questi ultimi sono la stragrande maggioranza, quelli della doxa e del “si” vive, che si trovano i significati già confezionati e che va bene così – o se va male, domani, magari, andrà meglio. Direi anzi che questa è la modalità generale attraverso cui la specie si è adattata alla propria sovrabbondanza cerebrale, ché altrimenti sarebbe impazzita.
    Tutto questo non ha niente a che fare col bene e col male in termini etici, e nemmeno col falso e col vero. Ribadisco: dire che la vita è buona o cattiva in sé non ha nessun valore di verità, e forse nemmeno un significato. D’altro canto sappiamo che siamo mortali, destinati alla fine (ci piaccia o no), e soprattutto che la vita e la storia sono tragiche e grottesche, per lo più.
    Questo può non essere vero in assoluto, ma deriva dall’osservazione empirica.
    Sull’attraversamento avrei molto da dire, ma non comincio nemmeno. Forse, più che altro, siamo attraversati.
    Sono un amante della dialettica, e un tempo mi piaceva molto riconoscermi nella potenza hegeliana (e tragica) del negativo. Ora sono più riluttante. Di certo non mi appartiene più la logica della stroncatura. Proprio non mi ci riconosco.

  40. md Says:

    Però, se produciamo tutta quella spazzatura, temo tu stia dando ragione al pessimo Ligotti.

  41. md Says:

    Mi vien poi da pensare che quel metterci in guardia di Spinoza da certi eccessi conoscitivi (occorre sapere quanto basta) abbia proprio a che fare con queste “pessime” faccende: meglio star lontani da passioni tristi, idee tossiche, domande che possono generare inquietudine. Perché pensare alla morte? Perché inoltrarsi negli oscuri territori dello straniante-perturbante?
    Ma già ci troviamo così sull’orlo della domanda abissale, e la frittata – come si suol dire – è fatta.

  42. rozmilla Says:

    Guarda, stavo scrivendo la stessa cosa poco fa (solo che non riesco a fare più quasi niente qui: tutto bloccato, non so nemmeno se riuscirò ad inviare, forse è un virus).
    Infatti scrivevo: se volessimo catalogare la sua proposta (del Ligotti) direi che potremmo metterla tra le passioni tristi di spinoziana memoria.
    Oltretutto, mi sembra così assurda superflua e poco seria la sua proposta. Cos’è, una boutade? Voleva far dell’ironia? umorismo nero?
    Secondo me c’è qualcuno che esagera sempre un po’ troppo. Mentre in media res … la frittata te la puoi sempre mangiare e leccarti i baffi.
    Molteplici gli attraversamenti e molteplici le soluzioni. No?

    La differenza fra me e il Ligotti (riguardo la faccenda della spazzatura) è soprattutto nelle conclusioni. Lui dice: dato p è meglio auto-estinguersi.
    Mentre io direi, dato p sarebbe utile provare ad eliminare almeno un po’ di spazzatura, compreso quella che può aver prodotto il Ligotti – che comunque non so chi sia e che in ogni caso rispetto, ci mancherebbe.
    Che però non è detto che se me lo trovassi davanti in veste di scrittore e riuscissi a dire quello che penso, magari gli direi anche: che cavolo di libro hai scritto! O anche soltanto: Non sono d’accordo!
    Difatti, se uno scrittore scrive che la vita fa schifo, se posso lo stronco; mentre se è mia figlia a dire che la vita fa schifo, mica la stronco: è ovvio che mi preoccupo.
    Questo intendevo per stroncare. Cosa che equivale, se vuoi, a tagliar via i rami secchi, quelli che non possono più dare fiori.
    Siamo nel momento buono per potare le piante, non è vero? prima che germoglino di nuovo. Questa settimana ad esempio dovrò potare la rosa, anzi le rose, l’ortensia eccetera. Sergio ha già seminato i piselli gli spinaci e le insalate. È in anticipo. Oggi io ho già pulito le aiuole dalle foglie secche e domani o appena posso voglio piantare qualche viola. Le solite cose semplici che faccio ogni anno. Tutti gli anni uguale, non cambia quasi mai niente, tranne che anch’io invecchio. Ma non è male, non mi spiace.
    Adattarsi non è una brutta cosa. Secondo me è giusto, è indice di intelligenza. Sai come dicono i napoletani? Ta dadadattà. Non so bene come si scrive e quante “da” ci mettono … ta da da dattà. Senti il ritmo? Non è come una musica?

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