No vax? No doxa!

cesarea-asclepio

A proposito di vaccini, vaccinisti e antivaccinisti, no-vax, vax critici e dintorni, stavo per scrivere un post ragionato e articolato, che avrei voluto intitolare “La piccola guerra civile”, nel quale avrei parlato di ragion di stato, diritto alla salute, conflitto tra bene comune e bene individuale, biopolitica, stato immunitario, scientismo e antiscientismo, concetto di decisione, autodeterminazione e simili (argomenti non certo sviscerabili nelle poche righe di un post).
Mi è poi venuta in mente la Repubblica di Platone, in particolare quel punto del libro IX dove l’esimio filosofo vorrebbe istituire i nidi di stato, strappando così i figli alle madri (ma anche ai padri), e rendendoli fin da subito beni comuni indisponibili alla famiglia (Platone utilizza l’espressione “partorire per lo stato” e “generare per lo stato”) – e allora ho lasciato perdere.
O meglio: ho pensato che l’idea di Platone, al netto dell’eugenetica protonazista ivi contenuta, non sarebbe poi così male, dato che i figli non son certo proprietà dei genitori.

Ma ho poi pensato che nemmeno dello stato sono proprietà (specie di uno stato etico, che li culla imponendo loro dande sociobiologiche sempre più stringenti – from the cradle to the grave – a dispetto del mito moderna di un’illimitata libertà). Tanto più che i politici-demagoghi per loro natura sono incapaci di governare, essendo dediti al particolare (delle loro tasche ed interessi) piuttosto che al generale, e comunque a prospettive di breve periodo. Solo i veri filosofi (ma non i sofisti) possono svolgere l’alta attività della tessitura sociale (che puzza tuttavia di autoritarismo ingegneristico-sociale) – ma un Platone redivivo troverebbe desolante l’attuale scena filosofica, popolata da improvvisati pop-filosofi, divi televisivi (i “filosofi da cucina” di hegeliana memoria) o tristi accademici.
Dunque a chi affidare i pargoli? Alla scienza? Come no! – quelli, gli scienziati e i medici, son tutti intrallazzati con le multinazionali farmaceutiche, no?
(Personalmente una soluzione ce l’avrei: 10, 12, 20, 100 vaccini obbligatori? Bene allora istituiamo un’industria di stato che li produca e li somministri – così sì che sarebbe garantito il bene comune, e nessuno si arricchirebbe sulla pelle dei bambini).
Rimane il fatto che Platone torna ad aver ragione a proposito del webete fuffismo generalizzato, del profluvio di link a favore o sfavore di una tesi, con tanto di torte, grafici e tabelle statistiche (da evitare come la peste), della nuova attitudine a far scienza su facebook e simili – ovvero lei, sempre lei, eternamente lei: Sua Maestà la Doxa (e non Nostra Signora Dialettica, come avrebbe chiosato Parinetto).
Siamo insomma figli di un’epoca quanto mai votata all’opinione e non alla riflessione – dunque a chi affidare i nostri (anzi, i vostri) bambini, visto che, comunque, nonostante l’orizzonte nero, buona parte dell’ormai sovraffollato genere umano si ostina a procreare? A Dio? Alla Patria? Alla Famiglia? Alla Scienza? Alla Ragione?
L’unica soluzione che mi convince – ovvero, a se stessi – non è purtroppo praticabile…

***

Giusto per tornare a un linguaggio più serio, proprio in questi giorni, quasi provvidenzialmente, esce per Raffaello Cortina un saggio di Umberto Curi intitolato Le parole della cura, che fa il punto sul rapporto tra medicina e filosofia, e che, soprattutto, parte da alcune domande fondamentali a proposito dei concetti di salute e di cura: la medicina appare ambigua proprio perché le sfugge un concetto chiaro ed esaustivo di salute (La salute è uno stato completo di benessere fisico, mentale e sociale era la definizione dell’OMS risalente al 1946, dal che, guardando lo stato generale degli umani, si dovrebbe dedurre che nessuno è sano, o può esserlo, e che quindi, con un’ulteriore deduzione, sarebbe auspicabile una medicalizzazione integrale). D’altro canto “la medicina non sarebbe una scienza ma una pratica basata sulla scienza”, che ha oltretutto come oggetto non una macchina ma un organismo complesso e sfuggente, non sempre “riparabile”. Curi evoca il mito di Asclepio, dio della medicina: «Affidato alle cure di un personaggio doppio (Chirone), metà uomo e metà cavallo, Asclepio apprende i segreti di un’arte – quella medica – intrinsecamente ambivalente, perché capace insieme di salvare la vita e di procurare la morte».
Se la ragione ci consiglia di non affidarci ai cialtroni della doxa, d’altro canto occorre sempre tener conto della fallibilità medica – che è poi, più in generale, la fallibilità umana. Siamo creature fragili, non destinate all’immortalità: teniamolo sempre a mente.

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Una Risposta to “No vax? No doxa!”

  1. rozmilla Says:

    coincidenza, il giorno (e la notte) prima avevo letto quasi d’un fiato il primo libro della Repubblica di Platone, ricavandone grande giovamento. E almeno per questo sono grata al web, poiché dopo rapida ricerca ho potuto trovare il testo senza nemmeno muovermi da casa.
    Le risposte, invece, quelle sono un po’ più difficili da trovare, e come spesso capita, è facile osservare schieramenti pro o contro.
    Sicuramente quello che piace meno è l’imposizione massiccia, e mi sembra che misure così drastiche non siano mai state effettuate in altri stati. Sarebbe stato meglio se il ministero della salute avesse fatto una campagna di informazione approfondita sull’argomento, per ottenere l’adesione spontanea dei genitori. Ma è probabile che gli schieramenti erano già formati, ed è difficile persuadere qualcuno che ha l’idea opposta e contraria, e non ascolta altre interpretazioni.
    Che, ad esempio, tutta la faccenda vaccini è stata messa in atto per favorire le industrie dei farmaci, non si può sentire. Che invece i vaccini possano avere effetti collaterali, come qualsiasi altro farmaco, è semplicemente ovvio; com’è ovvio che bisogna fare il calcolo dei vantaggi vs. gli svantaggi in assenza di vaccini.
    Quindi lo stato ha tagliato la testa al toro, e ha deciso per tutti noi. Come del resto fa sempre, di decidere per tutti noi. Come paghiamo le tasse, come ha deciso per l’euro senza consultarci, ecc.. Noi abbiamo eletto i rappresentanti e loro hanno deciso per noi.
    Dico solo che in società complesse, sarebbe ben difficile fare diversamente.
    Ma possiamo sempre decidere di ritirarci in cima a un monte, o su un’isola deserta, e non aver più bisogno di vivere in società, fino alla fine dei nostri giorni.
    Ciao Mario 🙂

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