Iuxta propria principia!

TELESIO quadro

È ricorsiva nei filosofi l’idea di “ritornare alle origini”, che quasi sempre significa un ritorno alle cose, a se stessi, all’immediatezza naturale, alla sensibilità, a principi semplici ed essenziali – e che talvolta si traduce anche in un ritorno alle origini della filosofia, in genere ai presocratici e alla loro potenza sorgiva. Ciò succede soprattutto quando si avverte il peso della tradizione, quando il pensiero si sente incatenato a ciò che lo precede, quando le categorie o le teorie lo incrostano e lo soffocano. A maggior ragione se a precedere sono giganti o sistemi filosofici di grande portata.
Doveva sentirsi così Bernardino Telesio, questo filosofo irrequieto che gironzola per l’Italia, tra Cosenza, Padova e Roma e che pare ad un certo punto essersi ritirato a meditare in convento, tra i monaci benedettini. Forse fu proprio la solitudine ad ispirargli il colpo di scena rinascimentale del De rerum natura iuxta propria principia, un titolo che mi ha sempre entusiasmato, vuoi per quel riferimento lucreziano, vuoi soprattutto per quel iuxta propria principia – che è come dire che la natura va osservata in riferimento a se stessa, per come essa è e funziona in sé, senza quindi:
-teorie preconcette o pregiudizi (magari antropocentrici)
-interventi magici o divini
-ma pure senza quell’eccessivo ragionare che le scuole e la tradizione filosofica recano inevitabilmente con sé.
Chissà, forse il tempo passato nel silenzio dei chiostri, a ridosso di un paesaggio che si può presumere bucolico, ha davvero ispirato il nostro Telesio, che ritorna alla natura (e ab origine) mettendo in primo piano gli elementi sensibili che con la natura condividiamo: innanzitutto il caldo e il freddo, ovvero il movimento (la forza vitale che percorre tutti gli esseri) e l’inerzia, la stasi (conseguentemente la morte). È di forze che occorre innanzitutto parlare, quelle che percorrono l’essere, gli esseri e noi stessi, e che dunque innanzitutto sentiamo, prima ancora di pensarle, astrarle e ridurle in teorie. È un riduzionismo in senso contrario quello che opera qui, ai sensi, alla percezione, ai corpi, alla Sinnlichkeit,  – laddove la ragione, di cui pure non possiamo fare a meno, è senz’altro più erratica.
Questo modo di porsi di fronte alla conoscenza e alla natura, non può non evocare l’antica (e ancor più la futura) diatriba tra empiristi e metafisici, con gli uni che accusano gli altri di reciproca ed avversa riduzione. Ha buon gioco però l’aristotelico di turno, tale Patrizi, ad obiettare a Telesio che il suo terzo elemento – ovvero la massa corporea, ciò su cui le forze opposte insistono, e ciò che potremmo anche tradurre col concetto più moderno di materia – altro non è che un concetto, una categoria, un’astrazione, né più né meno che gli aristotelici concetti di atto, potenza, télos, forma, ecc.
L’obiezione è senz’altro ben fondata, rimane tuttavia a Telesio l’argomento forte del iuxta propria principia, del ritorno allo studio delle cose, dell’autonomia – sia delle cose che del pensiero che ci si relaziona. Che è poi l’anima della filosofia: voglio testardamente far da me, senza che nessuno si frapponga tra me e l’oggetto del mio studio. Messa tra parentesi dei maestri (che pure restano venerabili), e accesso diretto alla natura – che è poi un accesso diretto a me stesso.
Ed è qui l’altro grande merito – anch’esso di ascendenza presocratica, ma rimosso da fin troppe indigestioni telogico-scolastiche – di Telesio: l’avere concepito l’essere come un’unità vivente, in cui tutti gli esseri partecipano di un unico ritmo vitale, di espansione e contrazione (viene in mente Empedocle), in cui non ci sono gerarchie nette o linee ontologiche a separare l’organico dall’inorganico, il vegetale dall’animale, il sensibile dal razionale (ché, semmai, è questione di gradi). Dal che si ricava anche un’etica naturalistica (che anticipa quella spinoziana): è bene ciò che facilita la conservazione e l’aumento degli esseri, è male ciò che diminuisce e distrugge la vita. E ciò non è appannaggio esclusivo degli umani. La metafisica è una bella cosa, ma quando si insinuano elementi materialistici, sensibili, corporei (per quanto si possa obiettare che anch’essi son concetti filati da una mente) entra aria fresca nelle teorie – ed anche aria più egualitaria, che accomuna anziché differenziare (e gerarchizzare).
E Dio, l’anima, la religione? Telesio non è certo un ateo, un materialista (o comunista), lui in Dio e nell’immortalità ci crede, è uomo di fede. Però tutto ciò resta ai margini, tangenziale e lontano (quasi come il motore immobile di Aristotele, che pure critica come un dio troppo freddo): noi, dopotutto, siamo natura e la natura è il principio accessibile ed interno-immanente che ci guida. Perché mai dovremmo volare nei cieli della metafisica e perderci in un oceano di stoltezze?

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Una Risposta to “Iuxta propria principia!”

  1. Quarta passeggiata filosofica | La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] natura naturans – natura che sempre si genera, da sé, muta e si espande. E a sé ritorna. Iuxta propria principia. E che – proprio in questa stagione – esplode in una miriade di forme, di spore, di gemme, di […]

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