Cartoline di dissenso

 

La prima sensazione, dopo aver letto questo opuscolo-intervista, è stata che la diagnosi riguardi molto più il medico del paziente. Si parla di “altri” (e di altri ferocemente avversi e distruttivi, oltre che autodistruttivi), ma è di noi che occorre ricominciare a parlare – di un noi profondo, di una psiche-iceberg, per lo più sommersa; e lo psicoanalista junghiano intervistato confida proprio nella capacità di sondare quell’abisso, fermo restando che occorre arrendersi all’evidenza che “nell’essere umano la parte emersa è minoritaria”.
Questo è il primo merito del libro, che cerca di calarsi, per quanto possibile, Nella mente di un terrorista.
Ve n’è poi un secondo (altrettanto abissale) che cerca di porre gli “impazzimenti individuali” sotto un’altra luce (terroristici o meno, credo che poco importi, a meno che non vogliamo raccontarci la balla che le società occidentali ricche godono di buona salute proprio perché sono ricche, anche se le stragi americane, per lo più autoctone, e la morìa per droghe chimiche e di psicofarmaci ci dicono tutt’altro): all’origine di molti dei nostri mali vi è una discrasia tra corpi evolutivi fermi a 20mila anni fa e processi di urbanizzazione e di virtualizzazione che trasformano a velocità folli gli ambienti sociali nei quali quei corpi sono inseriti, in modo tale da non potervisi più riconoscere/identificare – corpi e menti che, a giudizio di Zoja, sono ancora abituati ai piccoli gruppi e non agli scenari di massa e alle società complesse.
(A tal proposito mi viene in mente una simile asimmetria/discrasia sottolineata da Damasio a proposito dei ritmi biologico-omeostatici e di quelli etico-culturali).
Basterebbero questi due punti per rimettere in questione tutta la narrazione sui “perdenti radicali” che terrorizza l’Occidente.
Ma mi piace – terzo merito – ricordare la chiusa del libro che risponde grosso modo ad una domanda (che oggi nessuno s’arrischia più a fare, dopo Lenin e Černyševskij), ovvero “che fare?”, rispondendo però nel modo più sorprendente e inaspettato, cioè con il piccolo gesto evocato dal romanzo di Hans Fallada Ognuno muore solo, già ritenuto da Primo Levi il più importante romanzo sulla resistenza tedesca al nazismo: per non essere “idiota” oggi – idiota secondo il senso originario del termine, ovvero idiotes, uomo che si dedica solo alla vita privata, alle cose proprie – occorre fare come i protagonisti del romanzo di Fallada, il quale, pur essendo stato debole nei confronti del regime nazista, «è stato in grado di scrivere una storia delicatissima sulla vita di un operaio e di una casalinga, che dopo aver perso il figlio sul fronte orientale, decidono di contrastare il potere delle croci uncinate, scrivendo piccole cartoline di dissenso, da disseminare in giro per Berlino. L’idea è del marito, che alla richiesta della moglie sul perché di quel gesto, apparentemente insensato, risponde: “Lo so che è poco, ma dobbiamo cominciare da qualche parte”». Ecco, da qualche parte dobbiamo pur ricominciare.

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2 Risposte to “Cartoline di dissenso”

  1. Mauro Pastore Says:

    Il frammento di testo in copertina del libro “Nella mente di un terrorista” è interpretabile quale contraddizione in termini, essendo scelta politica sbagliata o presunta tale altra cosa dalla nevrosi, oppure essendo impossibile reperire espressioni nevrotiche secondo concetti generali, cioè se anche si trovassero radicalisti islamici nevrotici, non vi sarebbe in ciò un nesso realmente significante tra nevrosi e politica, cosa d’altronde ovvia. La psicologia ed i suoi metodi non sono né immorali né morali, la criminologia è una psicologia unita a giudizi, i quali non sono descrizioni della mente ma valutazioni-deliberazioni. Negando l’amoralità della psicologia e dei suoi metodi, quali la psicoanalisi, non c’è vero studio ma errore di indistinzione tra violenti e disagi, questi ultimi spesso inventati dai falsi studiosi per orrore della violenza, gli altri sovente stimati tali per antipatia verso i disagi. Sicuramente moralizzare la psicologia è impossibile, essa finisce senza… logica sufficiente per sussistere davvero. Inoltre demoralizzare i veri criminologi, che sanno unire giudizi ed osservazioni, induce a farli scambiare per praticanti psicologi… Un circolo vizioso nel quale non c’è intelligenza e manca dignità di autentico pensare. Usare psicoterapie per ridurre la violenza è impossibile, ma sono in tanti che sognano il contrario per orrore nei confronti della Legge e dei provvedimenti autentici della Legge. Scrivo con franchezza e in base a quel che si evince dalla copertina del libro. Da un junghiano autentico non ci si aspetterebbero errori di quelli che ho descritto, da un curatore di copertina superbo e distratto uno potrebbe temerli; temerli anche da intervistatori impertinenti ed aggressivi… Di fatto sono errori che vengono fatti e sono disastrosi ed assai diffusi, io il libro non l’ho letto e allora non faccio riferimenti a persone e cittadini. MAURO PASTORE

  2. md Says:

    Qui credo sia in dubbio proprio la convinzione che dietro quell’agire distruttivo ci sia una dinamica riconducibile alle categorie tradizionali della politica (che ovviamente non sono mai state del tutto pacifiche). Si tende a parlare di islamofascismo ( e in parte è un’analisi che può starci, soprattutto per quanto concerne l’ossessione identitaria, la gerarchizzazione sociale, i rapporti uomo/donna, il militarismo) – ma io non sono convinto che il fenomeno jihadista sia spiegabile solo in questi termini.
    Così come penso che la crisi delle categorie politiche in occidente sia foriero di possibili derive nichilistiche (qualche avvisaglia già c’è). Si può cioè non essere d’accordo col voler ridurre i fenomeni sociopolitici e la violenza al disagio della psiche (o anche alle derive antropologiche), ma condivido per lo meno l’assunto psicoanalitico di andare a guardare nel profondo della psiche (l’iceberg) non tanto individuale quanto collettiva. Più Jung e meno Freud. Certo, non basta, ma se il problema fosse solo sociale e politico sarebbe facile da risolvere. Ma siamo sicuri che lo si voglia risolvere?

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