Zoon politikon – 4. Sfuggente libertà

Libertas
1 libertà, condizione civile di uomo libero
2 affrancamento, emancipazione dalla schiavitù
3 autonomia, libertà politica
4 assenza di obblighi o costrizioni
5 permesso, licenza
6 franchezza, schiettezza, sincerità, libertà di parola
7 licenziosità, dissolutezza, libertà di costumi
8 indipendenza di carattere, amore per la libertà, spirito di libertà
9 immunità, esenzione da imposte
10 Libertas, la Libertà personificata e venerata a Roma come dèa

Vi sono già nella radice latina del termine le connotazioni variamente articolate, talvolta contraddittorie, con cui noi intendiamo questo concetto. Sono senz’altro presenti le due caratteristiche essenziali: la libertà (negativa) DA costrizioni e la libertà (positiva) DI agire (quello che viene comunemente denominato libero arbitrio). Ma vi è anche l’allusione al piacere (libido, che secondo alcuni condivide con libertas la medesima radice linguistica). Così come il riferimento alla sfera economica o giuridica (immunità, esenzione).
In sostanza possiamo dire che da questo ceppo comune derivano teorie molto diverse, talvolta incompatibili: le figure sociali di libertario, liberista, libertino, libero pensatore, liberale… – sono già tutte lì dentro.

Io però vorrei un po’ rovesciare questa prospettiva – che dà per scontato che l’uomo nasca libero (anche se a Roma e nel mondo antico non era così, dato che si poteva essere liber come servus per nascita), e mostrare la problematicità di questa attribuzione. Se non la sua illusorietà.
La domanda è: siamo sicuri che l’uomo è, in quanto tale, libero per definizione? per costituzione ontologica? La mia risposta provvisoria è – no, non ne siamo sicuri.
Si tratta semmai di sfere. È una questione di sfere.
Vi è in primo luogo la sfera della necessità, della determinazione esterna (del cosiddetto determinismo). E ciò è evidente fin dal perimetro originario della vita individuale: si nasce e si muore in modo necessario, e non per una libera scelta. Certo, sulla morte ci possono essere delle eccezioni, come vedremo, anche se riguardano solo la sua eventuale anticipazione. Ma sulla nascita, sull’atto costitutivo di un individuo, non c’è possibilità di fuga: si nasce sempre e comunque perché qualcun altro ha deciso per noi – agenti del processo vitale: nessuno è in grado di autogenerarsi. E da questa limitazione originaria non vi è modo di sfuggire.
Veniamo ora all’altro confine: amo sempre citare Diogene di Sinope, che pur essendo un naturalista convinto, era anche così anarchico e insofferente delle costrizioni (specie di quelle sociali) da aver provato a cavalcare la morte, anticipandone il corso: resta celebre l’aneddoto per cui sarebbe morto premendo le labbra contro i denti e mordendo il respiro, così da prevenire la morte, evitando di farsi determinare da un destino inevitabile e dal fato. [Tema di grande attualità per quanto attiene all’eutanasia o al cosiddetto suicidio assistito]
Ma anche in questo atto estremo di libertà, non si è liberi – perché non si può comunque vincere la morte (per lo meno, non ancora). Nascita e morte restano i limiti irrevocabili del nostro essere al mondo – da noi non controllabili in nessun caso. La prima sfera è ferocemente predeterminata.
Passiamo ora ad altre sfere. Mi servirò di Epicuro e di Mill, due pensatori che tengono molto all’idea di libertà, anche se in contesti sociali ed epoche molto differenti.
Epicuro, nella sua lettera a Meneceo sulla felicità, in poche parole designa con grande precisione la questione delle sfere: vi è una sfera necessaria (l’ananke), vi è una sfera della fortuna (tyche), ed infine vi è una sfera dell’autodeterminazione (emas adespoton): emas è sinonimo di ego, a-despoton è costruito per negazione, indicando ciò che non è assoggettato ad un despota, traducibile con libero arbitrio. Ma quanto è grande e concreta questa sfera? Proviamo ad analizzarla.
Abbiamo già tolto di mezzo la sfera più potente, quella della necessità. Vediamo quella del caso (o della contingenza): qui abbiamo a che fare soprattutto con le circostanze sociali, da una parte, e con l’accadere degli eventi. Quanto è in nostro potere in queste sfere? Davvero poco: non solo non possiamo decidere se nascere o meno, ma nemmeno dove e in quali circostanze. Qui ci balestra il caso, come direbbe Dante. E poi: gran parte di quel che ci accade, le persone che incontriamo, i “casi della vita” (non è un caso che si usi questa espressione), le conseguenze delle nostre azioni – tutto ciò sfugge totalmente al nostro diretto controllo.
Bene, dedichiamoci ora alla sfera più interna ed intima – qui, si dirà, risiede lo scettro della nostra autodeterminazione. Ciò che infatti fa dire a John Stuart Mill nel suo celebre On liberty: «Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve render conto alla società è quello riguardante gli altri: per l’aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano». Mica tanto, se si pensa che gran parte di quel che facciamo è determinato dalle passioni – ciò su cui insiste una lunga tradizione che va dagli stoici (tra cui Seneca) a Spinoza: noi siamo agiti dalle passioni, le subiamo costantemente, non possiamo decidere se amare o odiare o se (quando e cosa) desiderare. Siamo come dei cani legati al carro, costretti volenti o nolenti a seguirlo.
Beh, si obietterà, c’è però la libertà di pensiero, la volontà, il cosiddetto libero arbitrio: cioè, noi sappiamo che c’è comunque una parte di noi che sfugge ad ogni pressione o costrizione, sia interna che esterna. Dev’esserci per forza, altrimenti saremmo delle marionette o degli automi.
Eppure persino il linguaggio e il pensiero, che ci appaiono così intimi e personali (a partire dall’impasto della voce o dal libero corso dei pensieri) non sono mai farina esclusiva del nostro sacco: apparteniamo al linguaggio più di quanto esso appartenga a noi, e la mentalità, il senso comune, le abitudini ci condizionano potentemente fin dalla nascita.
Si dirà che c’è la libertà politica, la libertà di agire consapevolmente, o quella esistenziale di decidere e di fare delle scelte. Ma anche in questo caso le pressioni esterne e i condizionamenti sono tali e tanti da lasciare sconcertati.
Almeno l’artista sarà libero, no?
Alcuni artisti in verità parlano di una sorta di impulso interno, quasi una forma di trance (Platone parlava di una vera e propria manìa, una forza che non poteva essere controllata).
Insomma, ovunque si parli di libertà, pare esserci una costrizione, un condizionamento, una pressione esterna.
Dunque, dove si colloca la libertà? Al netto di necessità, caso, fortuna e circostanze, la sfera del libero arbitrio pare essersi ridotta ormai ad una capocchia di spillo. Eppure è proprio questa capocchia ad essere dirimente ed essenziale.

La dialettica che qui emerge tra libertà e necessità (o determinismo) è però da inquadrare in un ambito più ampio, che attiene all’ontologia: a come è fatto il mondo, a che cosa è l’essere, alla natura; al senso di quel fenomeno, di quella sfera tutta umana, anch’essa sfuggente e ambigua come la libertà, che abbiamo definito “coscienza”, e cui la stessa libertà può essere riferita.
Il nodo sta proprio nell’origine della coscienza e nella sua riducibilità o meno alla dimensione fisico-meccanica, tipica del determinismo causale. Cioè: la coscienza (e dunque la libertà, ciò che propriamente riteniamo tipico dell’umano) è concepibile come un oggetto, un organo, un meccanismo tra gli altri?
Se così fosse essa sarebbe contraddittoria: in un meccanismo non c’è alcuna libertà o possibilità, tutto è predeterminato. Saremmo degli automi, che, oltretutto, agirebbero spinti da pulsioni impossibili da controllare o scegliere. Se la libertà venisse negata in toto dal determinismo, si perderebbe una delle caratteristiche tipiche di homo sapiens: ovvero la sua determinazione ad agire, a scegliere, a fare la storia – si negherebbe cioè la sua natura di zoon politikon.
La questione, infine, riguarda essenzialmente la conoscenza, e il nostro modo duplice di conoscere il mondo: per dirla con Cartesio, res extensa (materia, meccanismi, determinismo, automatismo, leggi ferree del cosmo) contro res cogitans: la coscienza che non può essere ridotta ad un oggetto fisico.
Certo, le neuroscienze stanno provando a ridurre la mente e tutti i fenomeni della coscienza al cervello e alla sua fisiologia, chimica ed elettrica, eliminando così ogni dualismo tra mente e corpo. Ma fino ad ora c’è sempre stato un elemento che sfugge, qualcosa di non analizzabile, di opaco – questo residuo inconoscibile ed inafferrabile io lo chiamo coscienza, libertà, spirito.
Ed è ciò che ci permette di conoscere tutto eccetto la capocchia di spillo – quel residuo è cioè non catalogabile, non può essere analizzato scientificamente, né ridotto ad un dato naturale. Questo residuo è ciò che noi chiamiamo libertà, ed è l’essenza, il nucleo più profondo della coscienza umana.
Autocoscienza è propriamente essere coscienti di essere liberi e di non poter mai rinunciare a questa stessa libertà. Vi è in ciò un paradosso: essere liberi significa in primo luogo libertà di conoscere, senza però poter mai conoscere il senso più profondo di questa libertà, da dove essa derivi, che cosa la origini. Così come Aristotele dice del principio di non contraddizione, che non è dimostrabile (è solo intuibile), ma serve da fondamento ad ogni argomentazione logica – così è della libertà: noi non sappiamo cos’è, ma sappiamo che è una parte essenziale di noi stessi, senza la quale non esisteremmo.
Tenderei ad avvicinare questo fenomeno a quello della vita: nonostante ci si avvii sempre di più a coglierne il segreto, vi è pur sempre qualcosa che ci sfugge: come dice Goethe
“È grigia, caro amico, qualunque teoria.
Verde è l’albero d’oro della vita”.
Parafrasando, sempreverde è anche l’albero d’oro della libertà.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: