Ur-Fascismo

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Non so quanti dei 14 archetipi individuati da Umberto Eco occorrano per dar luogo a una nuova forma storica di fascismo, ma la difficoltà sta proprio nella loro subdola capacità di camuffarsi: se qualche pazzoide dicesse di voler riaprire Auschwitz o dichiarasse di voler marciare di nuovo in camicia nera su Roma, tutto sarebbe più semplice. È vero che questi pazzoidi esistono, anche se alle elezioni prendono lo zero virgola, ma, diceva Eco nel 1995, “l’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili”. A noi (noi chi?), oggi, il compito di smascherarlo, smontarlo, delegittimarlo, ridicolizzarlo. Intanto giova ricordare, con qualche chiosa, l’elenco dei suoi sintomi, così da metterci in allarme non appena se ne avverte l’odore:

  1. Culto della tradizione, sincretismo (chi mette insieme Evola, Gramsci e la Peppa Pig è quantomai sospetto – così come chi dice che non è di destra né di sinistra o è un po’ tutte e due le cose)
  2. Rifiuto del modernismo, dell’illuminismo, del razionalismo: l’irrazionalità e l’emotività vanno bene a letto o a tavola, non nella vita politica
  3. Azione per l’azione, fastidio per il pensiero e la cultura: questo mi pare oggi un leitmotiv diffuso, dal presidente-operaio giù giù fino alle ruspe
  4. Ho ragione solo io, e chi mi critica è un traditore. Ne vedo una variante pericolosa nel “siamo onesti solo noi, tutti gli altri son corrotti”.
  5. Paura della differenza – via gli intrusi (al momento è l’ur-argomento più diffuso)
  6. Appello alla frustrazione delle classi medie (ieri, popolari oggi): si vedano Brexit, Trump, elezioni italiane del 4 marzo
  7. Complottismo e xenofobia: dai protocolli di Sion a Soros, funziona sempre
  8. Retorica del nemico: trovare dove si nasconde, oggi, l’argomento delle plutocrazie giudaico-massoniche
  9. Militarismo perenne, la vita come guerra: questo funziona meno, poiché richiederebbe giovane carne da cannone, al momento indisponibile (ma c’è qualcuno che sta chiedendo il ripristino della leva militare)
  10. Elitismo gerarchico. Un’idea sempreverde: debole con i forti, forte con i deboli
  11. Eroismo, culto della morte (specie degli altri) – si veda il punto 9
  12. Machismo e fallocrazia: il femminicidio e il risorgente culto delle armi e della difesa armata ne sono tristi testimoni
  13. Populismo qualitativo e anti-parlamentarismo: l’evocazione diretta del popolo e della volontà generale torna di moda, invocando pure, a casaccio, il nome di Rousseau
  14. Neolingua: lessico povero, sintassi minima – ovvero, dell’avvento del popolo della rete!

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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