#200Marx – Il lavoro alienato

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9. L’individuo stesso vien diviso, vien trasformato in motore automatico d’un lavoro parziale, realizzandosi così l’insulsa favola di Menenio Agrippa che rappresenta un uomo come null’altro che frammento del suo stesso corpo.
(Il Capitale)

10. Lo Stato moderno, il dominio della borghesia, è fondato sulla libertà del lavoro. Il lavoro è libero in tutti i paesi civili; non si tratta di liberare il lavoro, ma di abolirlo
(L’ideologia tedesca)

11. Certamente il lavoro produce meraviglie per i ricchi, ma produce lo spogliamento dell’operaio. Produce palazzi, ma caverne per l’operaio. Produce bellezza, ma deformità per l’operaio. Esso sostituisce il lavoro con le macchine, ma respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte. Produce spiritualità, e produce la imbecillità, il cretinismo dell’operaio.
(Manoscritti economico-filosofici)

12. Tutti i sensi, fisici e spirituali, sono stati quindi sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti, dal senso dell’avere. La soppressione della proprietà privata è, dunque, la completa emancipazione di tutti i sensi umani e di tutte le qualità umane.
(Manoscritti economico-filosofici)

13. Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose.
(Grundrisse)

14. “La delicatezza del tessuto esige nelle dita una leggerezza di tocco che si può assicurare soltanto con un precoce ingresso nella fabbrica”. Si macellavano fanciulli interi per averne solo le dita delicate.
(Il Capitale)

L’analisi marxiana del concetto di lavoro è estremamente articolata e complessa, e va letta lungo tutta l’attività critico-teorica di Marx, dagli scritti giovanili a quelli degli ultimi anni. Il lavoro alienato è il cuore dell’analisi originaria – un lavoro che, pur essendo la base materiale della vita umana, abbrutisce i soggetti e li disumanizza, frammentandone le vite. Ragion per cui la prospettiva rivoluzionaria intende superare (Aufheben) se non abolire il lavoro – al lavoro strumentale, legato alla sfera della necessità, subentra la libera attività (Tatigkeit), il gioco, l’espressione più alta dello spirito umano.
Si può pensare, in prospettiva, che saranno le macchine e i processi di automazione a risolvere il problema, senza alcun bisogno che ci sia l’avvento di una qualche società comunista o di un’associazione di liberi produttori. Al momento non v’è traccia di tale prospettiva. Ammesso che l’automazione stia davvero liberando il tempo dei lavoratori, questo si tramuta istantaneamente in tempo del consumo: l’alienazione si estende così all’intero arco della vita, non solo a quella lavorativa, col risultato di un cretinismo generalizzato. E l’emancipazione dei sensi umani è di là da venire.

Un’ottima introduzione all’argomento si trova in questo saggio di Uri Zilbersheid.

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