Meme nero

Qualche giorno fa, leggendo due cose molto diverse tra loro, ho pensato a quanto il clima sociale in 30-40 anni sia radicalmente cambiato, fin quasi a diventare irriconoscibile.
Prima la rievocazione di un giovane insegnante di filosofia dei suoi anni di liceo, della sua maturità, e della solidarietà di cui aveva memoria – e si trattava di solo una decina di anni fa, praticamente ieri; poi la “tempesta di merda” evocata da Bifo, in occasione di una sua recensione sulla destra alternativa americana – la Alt-Right – con il pressoché totale rovesciamento dell’antica egemonia (culturale e politica) della sinistra, in un rancoroso, cinico, sarcastico, oscuro pensiero (e umore) di destra che soffia sulle società occidentali, e che potrebbe portare a nuove forme di violenza, guerra e sopraffazione.
Queste due visioni, che evocavano tempi del passato in cui certo non regnava il migliore dei mondi possibili, ma vi era comunque un discorso pubblico, una mentalità, una visione critica delle cose che si era andata affermando con una certa autorevolezza, e che misuravano e registravano nel tempo social-internettiano – un battito di ciglia – una drastica trasformazione del mood (per usare l’espressione di Revelli) – queste due visioni, dicevo, mi hanno fatto venire in mente il clima socioculturale della mia giovanile formazione, all’incirca tra la metà degli anni ‘70 e i primi anni ‘80.
Anni affollati, come li chiamava Gaber, ma che trovavano nel sociale la propria bussola: l’eguaglianza, la solidarietà (un tempo si diceva di classe, ma non solo), l’internazionalismo – anche quando questi slogan erano gettati per strada con l’ingenuità dei vent’anni, erano comunque il segno di una direzione socioantropologica, di una mentalità e di una gerarchia dei valori precisa.
Ricordo bene questa mentalità anche nella mia scuola, tra i miei compagni di classe – anche quando non erano politicamente impegnati, vi era comunque un’inclinazione generale che aveva quelle caratteristiche.
Ci accorgemmo poi, negli anni ‘80 e ‘90, prima con le pesanti sconfitte operaie (la Fiat su tutte), poi con le nuove guerre mediorientali, che il clima stava cambiando. Si parlò di riflusso, di ritorno al privato, di crescita degli egoismi. Ma tutto questo non era nulla, se paragonato a quel che avremmo visto nei 2000, negli anni delle magnifiche sorti e progressive del liberismo più radicale, in cui ciò che è comune non conta nulla e conta solo l’io solitario, magari dietro una tastiera, che ha l’illusione di socializzare col mondo intero.
La tempesta perfetta – oltre che shitstorm, come la definisce Han.
Lo smantellamento di quel discorso comune, della socialità come elemento prioritario, della triade della rivoluzione francese, dell’illuminismo, del socialismo, non poteva essere più radicale: oggi di tutto quell’armamentario ideologico, emotivo, critico e razionale sono rimaste soltanto macerie, e nemmeno fumanti.
Avanza un razzismo di bassissima lega – una guerra tra precarizzati e impoveriti – che mentre fa sfregare le mani ai padroni del pianeta, sparge sale su quell’antico sogno solidale: il sovranismo reazionario, il suprematismo (bianco ed eterosessuale, minoranza incattivita e revanchista nei confronti delle antiche minoranze emerse dai conflitti, e che hanno osato porre questioni di autodeterminazione), il narcisismo straccione, tutto questo condito da un discorso acritico che si nutre soltanto di meme, immagini, cazzate social ed internettismo virale – saturazione del tempo e dello spazio che non permette più la distensione critica del pensiero che favorisce una prassi politica dotata di senso – oggi a dominare l’opinione pubblica e la mentalità corrente è tutto questo.
E i ‘70, gli ‘80, ma persino i ‘90 del secolo scorso sembrano preistoria. E così, passando per il post-moderno e la fine della storia, siamo finiti dritti dritti nella barbarie post-politica.

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5 Risposte to “Meme nero”

  1. isidoromartinelli Says:

    certo non è stato bello vivere gli anni di piombo, con minimo un morto ammazzato ogni giorno; ed erano tutori della legge, magistrati, professori universitari e qualche volta anche politici.
    E non fu neanche bello quel giorno in cui volendo accedere alla segreteria della mia Università per un disbrigo burocratico, la trovai occupata da una massa di balordi che avevano deciso di cucinare in loco e di accamparvisi con i sacchi a pelo,” chi se ne frega della didattica del cazzo ! ”
    Non è stato bello vedere i partiti disgregarsi sotto il peso di scandali che non trovavano più il puntello delle ideologie cresciute all’ombra dell’equilibrio del terrore est /ovest.
    Il tramonto della visione Keynesiana dell’economia ed il peggiore thatcherismo hanno fatto il resto, distruggendo un sistema che già dava segni di non godere buona salute.
    Si spera nell’Europa, non quella che abbiamo sperimentato finora, ma quella, del tutto diversa, che avevano sognato i padri fondatori negli anni cinquanta.
    Solo un’Europa forte e solidale potrebbe essere la nuova utopia su cui provare a ri-credere.
    Per il resto condivido la tua analisi.
    Un saluto

  2. armando Says:

    E dunque ? Non fa venire voglia di picchiarlo, uno che parla così ? Lo vorreste come amico? Come amante? Come fratello? Come insegnante? Ma perché avete pubblicato questo articolo, mi chiedo?! “Vincenzo, io ti ammazzerò…” Oggi ho capito che l’hanno dedicata a uno così; inutile ma supponente.

  3. md Says:

    @armando
    “Avete pubblicato” chi?

  4. Cesira Says:

    Evidentemente l’ intenso caldo estivo impedisce di pensare; come è possibile rievocare con nostalgia gli anni ’70 quando sono state
    uccise, inutilmente, persone innocenti?
    I tempi cambiano, è ovvio: l’ angelo della storia è perpetuamente spinto dalla tempesta, e davanti a sé non ve4de che un cumulo di rovine (W, Benjamin)

    Cesira Ansaldo

  5. md Says:

    Ci sono più elementi in una rievocazione del genere: quella storica e oggettiva, quella psicologica (eravamo giovani…), oppure quella che si limita a dire che non c’è epoca priva di violenza e di ingiustizia: per dirla con Hegel, le pagine della storia senza sangue sono vuote. Forse però non è stata colta l’intenzione antropologica della mia rievocazione: il senso comune in quegli anni era più “comune”, anche perché guardava in avanti. Oggi vedo molto più narcisismo: prima io.
    Di fatti parlo di percezione di un clima, non faccio un’analisi storico-politica.
    Tutto qui.

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