Archive for gennaio 2019

#100Dante 81-90

martedì 29 gennaio 2019

#100Dante 81.
Quell’uno e due e tre che sempre vive
e regna sempre in tre e ‘n due e ‘n uno,
non circunscritto, e tutto circunscrive”
(Par. XIV, 28-30)
L’uno e due e tre è l’eterno, il creatore, uno e trino, infinito – in una terzina tutti gli attributi di Dio, non abbracciabile (nemmeno dal pensiero) e che tutto abbraccia.
Salomone risolve una questione teologica sulla riunificazione di anima e corpo – e un amen accorato degli spiriti mostra a un Dante stupito il loro “disio de’ corpi morti”.

#100Dante 82.
“A così riposato, a così bello
viver di cittadini, a così fida
cittadinanza, a così dolce ostello,
Maria mi diè, chiamata in alte grida;
e nell’antico vostro Batisteo
insieme fui cristiano e Cacciaguida”.
(Par. 130-35)
Siamo passati dal quarto al quinto cielo: Marte, il regno degli spiriti militanti.
È questo il primo dei tre canti del Cacciaguida, trisavolo di Dante, che evoca i bei tempi della Fiorenza antica, quando “si stava in pace, sobria e pudica”.

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Obsolescenza umana

lunedì 28 gennaio 2019

Un Harari tranchant:

«Se Marx tornasse in vita oggi, probabilmente spingerebbe i pochi seguaci residui a dedicare meno tempo alla lettura del Capitale e più tempo a studiare  Internet e il Genoma umano».

Quando l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale riveleranno tutto il loro potenziale, il liberalismo, la democrazia e il libero mercato potrebbero diventare obsoleti come i coltelli di selce, le musicassette, l’Islam e il comunismo».

A.I.

sabato 26 gennaio 2019

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«L’intelligenza artificiale potrebbe compiere un balzo in avanti apparentemente brusco per puro effetto dell’antropomorfismo, ossia della tendenza umana a pensare l'”idiota del villaggio” e “Einstein” come estremi sulla scala dell’intelligenza anziché come punti quasi indistinguibili sulla scala della mente in sé. Tutto ciò che è più stupido di un essere umano stupido può sembrarci semplicemente “stupido”. Siamo portati a immaginare la “freccia dell’AI” in costante ascesa sulla scala dell’intelligenza, la vediamo superare i topi e poi gli scimpanzé, pur restando “stupida”, in quanto incapace di parlare fluentemente e di scrivere saggi scientifici. Solo che ad un certo punto la freccia dell’AI colmerá il minuscolo divario esistente tra l’infra-idiota e l’ultra-Einstein nel giro di un mese, o in un periodo di tempo compatibilmente breve».

(Nick Bostrom, Superintelligenza: tendenze, pericoli, strategie)

Filosofia in 100 corti – 35

mercoledì 23 gennaio 2019

Antropocene 4 – La torta e la glassa

venerdì 18 gennaio 2019

Sarà questa la metafora che ci guiderà in questa nuova tappa del nostro viaggio nella coscienza umana, una metafora coniata dall’antropologo-filosofo Clifford Geertz, per criticare gli assertori anti-relativisti di teorie forti della Natura umana o della Mente – ovvero di essenze permanenti ed immutabili volte a definire Homo sapiens una volta per tutte. La torta è la biologia, mentre la glassa è la cultura; la biologia è la sostanza, la cultura solo una vernice superficiale: ciò vuol dire che per quanto ci eleviamo ai cieli della metafisica, non potremo mai liberarci dal “guinzaglio genetico” che ci stringe il collo.

La prima parte del nostro incontro sarà dedicata a mettere in dubbio il senso di questa metafora, perché la sociobiologia, la psicologia evolutiva (e anche il biologismo dello zoologo Desmond Morris, che negli anni ’60 ha scritto il celebre saggio divulgativo La scimmia nuda) non convincono per nulla: non c’è dubbio che è dalla natura e dalla biologia che veniamo, al pari degli altri animali, ma sono proprio alcune delle sue caratteristiche biologiche (specie-specifiche) ad aver consentito ad homo sapiens di compiere dei salti evolutivi, e di imprimere alla sua storia un’accelerazione assente in altre specie. Con questo non stiamo dicendo che l’essere umano sia extra-naturale, ma che occorre definire meglio il concetto di natura e in quale misura essa si va innestando (e modificando) nel corso dell’evoluzione culturale.

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#100Dante 71-80

venerdì 11 gennaio 2019

#100Dante 71.
Beatrice mi guardò con li occhi pieni
di faville d’amor così divini,
che, vinta, mia virtute diè le reni,
e quasi mi perdei con li occhi chini.
(Par. IV, 139-42)
Non ci si faccia ingannare dalla bellezza svenevole di questa chiusa: l’amore di cui si parla è effetto (o meglio causa) del ragionare con cui l’intero canto risolve i dubbi di Dante. L’amore di Beatrice è amore del vero, amore intellettuale, che effonde sé con luce che gli occhi dei mortali non sanno reggere.

#100Dante 72.
Lo suo tacere e ‘l trasmutar sembiante
puoser silenzio al mio cupido ingegno,
che già nuove questioni avea davante;
e sì come saetta che nel segno
percuote pria che sia la corda queta,
così corremmo nel secondo regno.
(Par. V, 88-93)
Il “trasmutare” è verbo tipico di questa rapida ascesa da un cielo (o regno) all’altro del Paradiso; Beatrice muta aspetto, così come Dante muta interiormente: ad ogni questione chiusa un’altra gli si apre dinanzi, in una crescente dialettica di approssimazione all’assoluto.

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Filosofia in 100 corti – 34

lunedì 7 gennaio 2019