Il Marx che c’è in me

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C’è una parte di me che è Ligotti e una parte di me che è Spinoza. Ovvero, una parte di me disperante, nichilista, antinatalista, estinzionista e una parte di me che pensa che natura sia ancora naturans e che esiste una potenza gioiosa e moltitudinaria che troverà soluzioni alle porcherie perpetrate da homo sapiens e dalle sue passioni tristi.
Sono entrambe antropocentriche queste polarità, occorre chiarire, nascono cioè dalla medesima superbia che nomina quest’epoca come Antropocene: con me o senza di me, sono pur sempre io a determinare quel che accadrà al pianeta. Almeno per ora.
Ma la cosa bella, sul piano individuale, è che tutto ciò mi permette di non essere mai tutto d’un pezzo. Oggi, ad esempio, ero Spinoza, non Ligotti. E ho sentito che era mio preciso dovere essere in piazza accanto (di lato, ma non defilato) ai ragazzi e alle ragazze chiamate alla mobilitazione da Greta Thunberg. Un dovere etico assoluto, senza riserve né menate psicoesistenziali o narcisistiche.
La parte spinozista di me. In attesa che si riaccenda il Marx che c’è in me.

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