Afferrare, incorporare

«Così ogni giorno si digerisce e si torna a digerire. Qualcosa di estraneo viene afferrato, sminuzzato, incorporato, e assimilato dall’interno; si vive soltanto grazie a questo processo. […] Gli escrementi, che rimangono al termine del processo, sono carichi del nostro reato. […] È significativo che ci si isoli con essi».
Elias Canetti che riflette sugli atti dell’afferrare ed incorporare, da parte della mano e della bocca, come costitutivi del potere – fa l’operazione scioccante di riportarci all’origine ancestrale di ogni nostro gesto, alla nostra costituzione animale e biologica.
Per quanto edulcoriamo, spiritualizziamo, trasfiguriamo e simbolizziamo – sempre là stiamo: afferriamo forme di vita, le incorporiamo e ci liberiamo delle loro scorie.

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