La bocca

(è questa la traccia dell’ottava passeggiata filosofica, svoltasi in ottobre)

La bocca è un tema di grande interesse per la riflessione antropologico-filosofica, un po’ come lo è stato per Lévinas quello del volto. In verità non mi pare siano state prodotte riflessioni di rilievo su questo tema, né mi risulta che qualche filosofo vi abbia dedicato un testo di peso.
Eppure la bocca, nella sua dimensione sia fisica che simbolica, nel suo essere punto d’entrata ed uscita (basti pensare alle espressioni bibliche in proposito), nella sua molteplice funzionalità, ma soprattutto nel suo essere profondamente ambivalente, non può non interessare la riflessione filosofica: un’ambivalenza che già era stata rilevata da Canetti, in alcune pagine notevoli di Massa e potere, in particolare nel capitolo intitolato “Afferrare e incorporare”: la bocca è lo strumento biologico atto ad ingoiare ciò che la mano le porge per la sua sopravvivenza. La bocca è innanzitutto strumento di morte per affermare la propria vita: i denti stritolano la preda che attraversa quella cavità-prigione che sta subito dietro, per precipitare nella gola e nell’abisso più interno al corpo. Quel che accade attraverso la bocca è che un corpo ne incorpora/assimila un altro: la bocca è lo strumento fondamentale del meccanismo dell’eterotrofia.
Il percorso si chiude poi nella defecazione, nell’espulsione (vergognosa e solitaria) dei resti del delitto commesso.
Tutto questo è strettamente connesso alle manifestazioni originarie del potere – in rapporto agli animali, ma anche in relazione agli altri umani (la bocca è anche la smisurata bocca del potere, sia socioeconomico che simbolico).
Ma già nell’atto dell’incorporare e nella sua socializzazione, si intravvedono quei segnali di rimozione/spiritualizzazione della gestualità che caratterizza tutte le funzioni biologiche fondamentali: il ridere (anche nella sua espressione del movimento toracico), la copertura dei denti dietro le labbra, la condivisione del pasto – fino ad arrivare alla totale anestetizzazione del cibo, che sembra non provenire dalla natura, con i suoi tratti feroci e sanguinolenti.
Si apre quindi, intorno alla bocca, lo spazio dello “spirito”, della poesia, della delicatezza e dell’ingentilimento, di sentimenti più elevati: la migliore testimonianza di questo rivolgimento la troviamo in due immagini plastiche dell’Inferno di Dante: la bocca del conte Ugolino che si solleva dalla testa – il “fiero pasto” – dell’arcivescovo Ruggieri, e le parole di Francesca: “la bocca mi basciò tutto tremante”.
Il bacio di Paolo è tremante, e si limita a sfiorare la bocca dell’amata (non ha nulla di carnale): l’animalità è qui deposta a favore dell’elevazione spirituale, di una nuova forma di amore.
La bocca diventa, così, sede della voce poetica, oscurando la sua tenebrosità animale.

La bocca si apre infine ad un fiorire di fenomeni sociali, di simboli, di funzioni dai molteplici significati: la bocca è la sede della meraviglia filosofica (anche se il thauma aristotelico è interiore e teoretico, più che estetico); la bocca è la bocca della verità – ma anche del silenzio; la bocca si contorce per il dolore e si serra a causa della morte. Sul volto del cadavere – per lo meno per la mia esperienza personale – quel che più impressiona è la bocca serrata per sempre, in un gesto di chiusura e di silenzio irrevocabili.
La bocca è il centro del volto: il volto per Lévinas è la nuda esposizione di sé all’altro, principio etico che richiama la responsabilità di fronte a questa totale fragilità e vulnerabilità.
La bocca è la bocca che ride – e il riso era uno dei primi tratti rimossi e trasfigurati a parere di Canetti, nonostante la nostra convinzione che il riso sia una forma espressiva tipica dell’umano.

Rimane il fatto che la bocca stia a cavallo di questa duplicità (e di questa contraddittorietà), espressa tra l’altro dalla voce, che è anch’essa un incrocio di spirito e bestialità. La voce urla e grida, la voce sussurra, la voce dice (o tace) il vero. La voce non si vede ma ha un corpo, una sua profondità. E fluisce attraverso gli stessi canali dell’incorporamento della preda.
La voce, infine, è la forma attraverso cui si manifesta la sapienza originaria dei greci e che, per loro bocca, ci parla ancora oggi, nonostante il tradimento della scrittura.

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Una Risposta to “La bocca”

  1. amarantamorgante Says:

    Questo articolo è davvero bello, la bocca come origine, sia metaforica sia simbolica…molto interessante, grazie 🙂

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