Homo melancholicus

Robert Burton (1577-1640) fu bibliotecario, insegnante, prete, e passò gran parte della sua vita nelle biblioteche di Oxford, dove compilò questa immensa e barocca enciclopedia volta a catalogare e dissezionare l’animo umano, specie per quanto concerne la sua tonalità emotiva prevalente – dalle cui pagine fitte ho scelto di leggere e commentare alcune parti dedicate alla generazione della malinconia in ambito intellettuale: perché lo studio, l’accrescimento del sapere, il troppo pensare generano passioni tristi?
Burton, confortato da un caleidoscopio di citazioni, aneddoti, riferimenti alla tradizione classica (ma anche dalla propria diretta esperienza), fornisce alcune possibili spiegazioni. Innanzitutto la vita sedentaria e solitaria: corpi troppo seduti e rattrappiti, che generano effetti negativi sull’animo.
Ma anche lo studio eccessivo genera follia: e qui mi sarei aspettato una maggiore penetrazione ed esplorazione nelle parti più recondite della mente a proposito del desiderio di troppo sapere – la brama, la Begierde hegeliana – e dei limiti che sarebbe meglio darsi in fatto di curiosità e di accesso a verità scomode (magari in rapporto alla sfera divina) – ma in un testo e in un autore ci può stare solo quello che quel testo e quell’autore hanno dentro, non quello che ha dentro il lettore, e che a tutti i costi ci vorrebbe trovare.
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Pneuma

Viene spesso evocato il respiro. Credo sia un tema filosofico-antropologico da sviscerare. Gli effetti più drammatici del Covid colpiscono le persone anziane – ma non solo – proprio in uno dei loro punti più deboli, e mozzano loro il respiro. George Floyd, la cui brutale aggressione e uccisione ha riacceso il movimento Black Lives Matter, diceva schiacciato a terra I can’t breathe,”non riesco a respirare”. Tutti boccheggiamo in quest’epoca – soffocati dall’aria irrespirabile delle metropoli, ma più in generale saturi di cose, notizie, informazioni, incombenze: sia l’aria fisica che quella spirituale sono pessime. Sentiamo infine – per lo meno io lo sento – la necessità di fare un lungo respiro prima di agire o decidere (o anche astenersi dal farlo): fermarsi, prendere fiato, riflettere e poi procedere nel cammino. Laddove invece ogni azione sembra condurci in uno spazio chiuso, asfittico. Muri e costrizioni e pressioni di ogni tipo, anziché quiete, serenità e aria aperta.

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Su tutto trasvola

«Qui è discesa qualche potenza divina. Un animo così elevato e sereno, che su tutto trasvola, come su cose a lui inferiori, che si ride di tutto ciò che a noi infonde paura o concupiscenza, dev’essere necessariamente ispirato da una potenza divina […] Come i raggi del sole toccano, sì, la terra, ma stanno là donde provengono, così quell’anima grande e santa, che è stata inviata quaggiù per farci conoscere più da vicino l’essenza divina, si aggira, sì, tra noi, ma resta legata alla sua propria origine: lì è sospesa, verso lì mira e tende, vive tra noi, ma è qualcosa meglio di noi».

[Seneca, Lettere a Lucilio, XXIII, 3]