Io e gli altri – 3

Capitolo secondo: gli attrezzi della mente

La formula Io e gli altri prende a questo punto un assetto più definito. Bisognerebbe parlare di alterità in genere, dato che l’espressione “gli altri” rischia di indicare solo i propri simili, mentre invece qui la questione è quella del rapporto soggetto/oggetto, dell’io e del non-io – del fatto cioè che si va strutturando un’identità che si relaziona metamorficamente con il mondo. Io è in divenire, così come lo è ciò che non è io: i bambini cominciano molto presto a fare esperienza di questa doppia relazione, anche se magari non ne hanno piena coscienza (del resto son solo i filosofi a problematizzarla in modo sistematico).
Dopo avere però parlato di filosofia, di arché, di tutto, di teorie cosmologiche, persino di nulla – non può non sorgere qualche domanda sul luogo di nascita di tutto ciò: si tratta di chiedersi nientemeno che cos’è la mente e in che rapporto sta con queste idee. Se cioè tali idee stiano solo nella nostra testa – dunque piuttosto a rischio di plausibilità e oggettività – o se invece non abbiano un qualche fondamento nella realtà. Senza mai nominare Platone, ci siamo così inoltrati nel suo pericoloso territorio.

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