Io e gli altri – 4

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Capitolo terzo: campi minati e campi fioriti

Ma tutto il discorso fatto sopra non porta da nessuna parte, se non si stabiliscono delle coordinate di collocazione all’interno del mondo.
Non si può rispondere alla domanda io chi sono se non si è in grado di rispondere a quella da dove vengo, e in che relazione sto con il mondo (o il mondo sta con me). In sostanza, ci si deve porre il problema della causalità – partendo dal principio che noi siamo sempre e comunque effetti di qualcosa che sta fuori di noi. Non ci chiederemo qui se aveva ragione Hume nel sostenere che la causalità è un abito mentale più di quanto non sia una realtà oggettiva – ci chiederemo semmai che fine sta facendo quell’abito mentale, a prescindere dalla sua veridicità universale.
Siamo infatti nell’epoca della crisi della causalità, nonché delle tradizionali nozioni spaziotemporali.
Il mondo sembra aver perso di spessore, le cronologie sono incerte, così come la consecutio temporis, e pare aver preso piede una concezione della realtà che ha la forma di un reticolo di simultaneità spesso irrelate. La metafora del nostro tempo è proprio la rete.
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